La provincia ci ha uccisi

Giulia Arcovito

Le statistiche dicono che è in netta crescita il numero di messinesi che lasciano Messina e che sono soprattutto ragazzi tra i 25 e i 29 anni.

Posso dire la verità? Mi sento sollevata per loro. E lo dico non senza cognizione di causa, avendo io stessa vissuto fuori per otto anni. Tornata quasi per caso e rimasta per scelta. Almeno per un po’.

Almeno fino a quando conserverò l’impressione che  Messina abbia ancora qualcosa da darmi, qualcosa che in passato non sono riuscita ad afferrare, qualcosa che riesco a vedere solo con gli occhi nuovi che i miei anni lontano da qui mi hanno regalato.

Ho iniziato a rendermene conto, ad esempio, quando durante l’università una vecchia amica che era venuta a trovarmi mi lanciò un’occhiata complice in tram per commentare le scarpe strambe di una nostra vicina. Io non capii, perché di simili dettagli avevo già smesso di curarmene.

Sono ben consapevole del fatto che il dato tragico dietro la crescente emigrazione dei giovani messinesi sia un mercato del lavoro che mi piacerebbe poter definire inesistente, perché sarebbe meglio che doverlo descrivere per quello che è veramente: desolante, degradante e avvilente.

E anche qui parlo per esperienza diretta, perché ho alle spalle un anno di call center e ancora faccio gli incubi di notte). Troppi ne ho visti, in questi mesi, fare del

volare basso uno stile di vita, solo perché avendo sempre vissuto qui non hanno mai trovato un contesto che li aiutasse a prendere coscienza delle loro potenzialità e di tutte le relative applicazioni possibili. E molto spesso, i contributi più significativi alla vita cittadina vengono da chi ha avuto modo di vivere altri luoghi e, soprattutto, altri modi.

Ed è per questo che, nella paziente e fiduciosa attesa di tempi migliori, non posso non essere contenta di vedere che il principio buddista del non attaccamento vada pian piano sostituendosi a quello filo-cattolico di abnegazione e sacrificio. Perché se è vero che le radici sono fondamentali, è anche vero che siamo nel 2014 e il concetto stesso di radici sta cambiando, superando i limiti mentali insieme a quelli geografici.

E nell’era di internet e dei voli Ryanair a 15 euro, il provincialismo è quantomeno fuori moda (e in più, sempre a proposito di filosofia buddista, sono convinta che fare del bene a se stessi sia probabilmente l’unico modo possibile per farne anche agli altri e all’ambiente che ci circonda).

Spesso il problema di Messina sono i messinesi stessi. Perché sì, u Piluni è fantastico, la granita con panna e brioche è insostituibile, ma apprezzare le bellezze di casa tua è ancora più bello se lo fai senza precluderti tutte le altre. Dopotutto il mondo intero è casa tua, no? E viaggiare è il bifidus essensis della mente, l’arma migliore contro l’intelletto pigro.

Baci dalla provincia (è il titolo della canzone di questa settimana). Buon ascolto!

Play https://www.youtube.com/watch?v=d8d5mXqQ5Yk

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