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La maledizione dello slim fit

Sei invitato ad un matrimonio. Decidi di approfittare dell’occasione per comprarti un abito nuovo, non troppo impegnativo, che puoi usare anche per il lavoro. Niente roba supergriffata, da modello metro – sexual all’ultima sfilata di Dolce e Gabbana.

Ti accontenti di un dignitoso completo in fresco lana, magari un bel blu Napoli, colore di cui ti sei innamorato guardando le vetrine di via Chiaia, durante l’ultima trasferta di lavoro.

Fai un giro per negozi, iniziando ingenuamente, in tempi di spending review, da quelli più risparmiosi. E però, mentre stai per varcare la soglia della prima vetrina, sei assalito da una sorta di premonizione, senti una presenza che satura l’aria, uno spiffero freddo dietro la schiena.

No, non è un anticipo di arterosclerosi…ma l’inesorabile e crescente consapevolezza che un’orribile presenza aleggia sopra di te: la maledizione dello slim fit.

Se di recente vi è capitato di incontrare quel vostro collega, taglia oversize, oscenamente strizzato in un abitino da cugino anoressico di Big Jim, avete trovato una vittima della maledizione dello slim fit. Quel fenomeno para – religioso, dai connotati vagamente settari, che spinge insospettabili negozianti a propinare a sventurati quarantenni, dal fisico rotto a qualunque gozzoviglia, dei completini striminziti da adolescente efebico con le sopracciglia rasate.

Ecco, la maledizione dello slim fit sta per colpire anche te. Entri nella prima vetrina, e il commesso ti guarda male: come, lei che la 48 non le stava nemmeno alle medie, ha la presunzione di voler acquistare un vestito da noi? Ma mi faccia il piacere!!! Di vetrina in vetrina la situazione peggiora.

La nostra catena è stata la prima ad adottare orgogliosamente la politica della taglia max 56, mi dispiace ma quest’anno ci sono arrivati solo abiti dalla vestibilità ridotta, arriviamo solo alla 54 drop 7, le taglie forti le abbiamo già vendute agli inizi di maggio, forse abbiamo un fondo di magazzino del ’76 che le potrebbe stare, le proponiamo questa taglia calibrata fine serie per la modica cifra di 900 euro e in più ci pulisce il bagno del negozio per due settimane…finché non trovi un negoziante con un accenno di senso di colpa, che commiserandoti con lo sguardo ti rivela la pura e tragica verità: “quest’anno va di moda lo slim fit”.

Slim fit, tradotto letteralmente significa taglia magra. Più che una moda, una entità malefica e vieppiù esoterica, che quest’anno ha posseduto fashion designer, buyer e negozianti, infondendo l’insensata convinzione che il diritto a vestire un capo semi-decente, che non sembri ritagliato da un telone della Protezione Civile, spetti solo alle taglie 48.

C’hai il fisico da rugbista stagionato? Sei universalmente riconosciuto come un uomo di peso? L’artista che doveva scolpire la  tartaruga dei tuoi addominali era distratto e ha sbagliato animale? Allora quest’anno per vestirti devi accendere un mutuo o  servirti dal negozio di fiducia di Bisteccone.

Alla fine ti accontenti di un capo ultraclassico, il blu mare di Napoli è diventato un lontano ricordo e devi ritenerti fortunato se sei riuscito a trovare qualcosa di dignitoso senza chiedere un prestito alla BCE. Ovviamente, però, la camicia non ce l’hanno, perché sono finite le taglie grandi…hai trovato il vestito, pretendi pure che ti diamo la camicia…ma allora sei veramente out!?!

Le spiegazioni del fenomeno paranormale possono essere tante. Gli addetti agli acquisiti delle ditte di abbigliamento hanno fatto la cresta e quindi la stoffa scarseggia. I programmi che gestiscono le macchine che producono i capi di abbigliamento per uomo sono stati colpiti dal virus dello slim fit, micidiale bomba informatica, diffusa per ripicca da un hacker americano dal fisico nerd che è stato appena lasciato dalla sua donna per un giocatore di football americano.

Tutti gli stilisti sono diventati (contemporaneamente) seguaci della dieta tisanoreica.   Forse, però, la verità è un’altra: più nascosta, segreta, inquietante. La popolazione mondiale cresce, le risorse disponibili scarseggiano e i Paesi una volta emergenti spingono per scalzare l’Occidente dal podio dell’egemonia mondiale.

L’unico modo che abbiamo noi occidentali per sopravvivere è consumare di meno. Che pure ai tempi della spending review significa, soprattutto, ridurre la panza. Gli illuminati, che governano il mondo nascosti nelle caverne di Wall Street, tramano per imporre urbi et orbi un nuovo modello di consumatore taglia 48. Il nuovo complotto mondiale non passa più dalle Borse, ma dagli studi dei dietologi.

Fatta la strategia, si passa alla tattica. Per le signore la partita è più facile. Grazie alla manovra a tenaglia di giornali di moda, dietisti a zona e maestri di Zumba. Per noi maschietti, allergici alla quinoa, il gioco si fa più duro. Dove non può arrivare la clinic di pilates, ci pensa il caro vecchio spirito da caserma.

Cari lettori diversamente giovani, ricordate? Il tuo piede calza il 44 ma sono rimasti solo gli anfibi numero 42? Vuol dire che da oggi in poi calzerai gli stivali 42…la tua taglio è 56, ma c’é solo una mimetica 52, vuol dire che ti farai stare la 52…dalla caserma allo shopping il passo (marziale) è breve: sei un 58 abbondante ma gli abiti da cerimonia che abbiamo in magazzino arrivano solo al 54 drop 7? Benissimo, 20 giri davanti al negozio, 10 flessioni, 50 addominali e…ripresentarsi dopo aver perso almeno due taglie. E l’uomo (allineato e coperto) è servito.

Forse aveva ragione Dan Brown, la setta degli Illuminati esiste davvero e ha appena lanciato un nuovo anatema: la maledizione dello slim fit.

Fabrizio Maimone

Messinese ca scoccia e romano di adozione. Ricercatore (molto) precario, collabora a progetti di ricerca su temi al confine tra sociologia, management e organizzazione, in Italia e all’estero. Insegna organizzazione aziendale all’università ed è docente di management e comunicazione. È formatore e consulente di direzione per le migliori e le peggiori aziende, italiane e multinazionali. La sua passione per la comunicazione (non solo) digitale è seconda solo a quella per la tavola, le buone letture e i viaggi.