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La mafia si sconfigge parlandone, cinque giorni a scuola di legalità

Con la presentazione del libro La ’ndrangheta davanti all’altare (la Chiesa che resiste, la Chiesa che si volta dall’altra parte) si sono aperti i lavori del progetto “La violenza del silenzio, incontri sulla legalità nei luoghi dell’istruzione” organizzato dal giornale Ilcarrettinodelleidee.com in partnership con il Comune e l’Università di Messina, Cesv, Magistratura Democratica e Associazione Rita Atria.

Cinque giorni interamente dedicati all’analisi del fenomeno mafioso, iniziati appunto venerdì scorso con la presentazione del libro scritto da Romina Arena, Paola Bottero, Francesca Chirico, Cristina Riso e Alessandro Russo. Insieme a loro i relatori padre Felice Scalia e il Procuratore Capo della Repubblica presso il  Tribunale di Palmi Giuseppe Creazzo. A moderare i lavori, introdotti da Rosaria Brancato, Marisa Larosa.

“In questo libro -ha spiegato Paola Bottero- abbiamo unito la voce di dodici persone che rappresentano la Calabria buona. Tra le realtà straordinarie di questa terra va ricordato l’archivio di Stop ‘ndrangheta, che raccoglie tutto ciò che fa memoria. Prima di lavorare al progetto ci mancava il punto di vista dell’istituzione che potesse raccontare questa realtà in maniera asciutta e critica. Questo compito non a caso è stato affidato a Giuseppe Creazzo. In Calabria era un argomento tabù. L’intento è stato quello di raccontare gli esempi di resistenza e di chi invece si gira dall’altra parte”.

Ad analizzare il ruolo della Chiesa padre Scalia, che si è presentato dichiarando: ”io sono un chiacchierone e tengo a precisare che non ho mai subito persecuzioni. La crisi della Chiesa purtroppo non è dettata solo dalla pedofilia, ma purtroppo si vede soprattutto nelle connessioni con il potere. Una Chiesa cristiana che vuole potere non è più cristiana. Vi rendete conto quanto siamo lontani dalla mentalità di Gesù? Stanno venendo tutti nodi al pettine. I tempi non sono ancora maturi, ma anche il nodo mafia-Chiesa verrà al pettine”.

Duro anche l’intervento del Procuratore Capo Giuseppe Creazzo. “Il rapporto tra chiesa e mafia non è da trascurare -ha spiegato il magistrato. La mafie traggono la propria forza dal consenso sociale e il comportamento dei ferventi religiosi ed è un metodo per ottenere legittimazione sociale. Svolgendo un ruolo da protagonisti, spesso i mafiosi popolano le manifestazioni religiose. Ma c’è un altro fatto da non sottovalutare in alcune culture il rito mafioso si chiama “battesimo”e gli stessi malavitosi custodiscono gelosamente i santini.

Pietro Aglieri, nel suo covo aveva anche un altare. Questo fa capire come ci fosse un prete che celebrava una messa per lui. Il problema è questo: bisogna chiedersi cosa fa l’altare davanti alla ‘ndrangheta e non viceversa e bisogna scoprire gli esempi positivi come monsignor Agostino, che nel

1992 ha scritto una lettera pastorale contro la somministrazione dei sacramenti ai mafiosi. Sempre suo l’intervento proposto alla Conferenza episcopale calabrese il 17 ottobre 2007: Le  mafie, di cui la ‘ndrangheta è oggi la faccia più visibile e pericolosa, costituiscono un nemico per il presente e l’avvenire della nostra Calabria. Noi dobbiamo contrastarle, perché nemiche del vangelo e della comunità umana. In nome del vangelo, dobbiamo tracciare il cammino sicuro ai figli fedeli e recuperare i figli appartenenti alla mafia”.

Le scolaresche presenti all'incontro (Foto Dino Sturiale)

I lavori sono ripresi oggi con l’incontro tra gli alunni delle scuole medie e le famiglie di due vittime di mafia, Graziella Campagna e, indirettamente, Adolfo Parmaliana, entrambe accomunate dallo stesso dolore e dallo stesso desiderio di conoscere la verità e di ottenere giustizia per i propri familiari.

Le vicende sono particolari, perché dimostrano come spesso la mafia colpisca anche semplici cittadini onesti, che non sono mai scesi a compromessi. Testimone sull’importanza dei media per una giusta comunicazione di legalità l’attore Alessio Vassallo, che ha interpretato Pasquale Campagna  nel film “La vita rubata” e il sindaco di Barcellona Maria Teresa Collica. L’incontro è stato moderato da Dino Sturiale, editore de Ilcarrettinodelleidee.com e introdotto dal questore di Messina Carmelo Gugliotta.

Cettina Parmiliana ha raccontato la solitudine del marito Adolfo, che dopo essere riuscito a far sciogliere per infiltrazione mafiosa il Comune di Terme Vigliatore è stato a sua volta denunciato. ”Ed a oggi -ha sottolineato con amarezza- quelle stesse persone, quei politici che avevano subito il provvedimento di scioglimento per infiltrazione mafiosa, sono le stesse che governano ancora adesso”.

Alla domanda su cosa si prova ad avere un eroe in famiglia, Cettina Parmaliana ha risposto che per lei ed i figli alcune volte è  dura. “Ma poi, vedendo il significato che la gente attribuisce alla vicenda di Adolfo, il dolore si allevia”. E poi ha aggiunto: “E’ la prima volta che incontro degli studenti delle medie “ed è esaltante anche perché mio marito era solito dire che i ragazzi non sono dei vasi da riempire ma delle fiamme da accendere”.

Il sindaco Maria Teresa Collica ha invece parlato dei rapporti con la Procura di Barcellona e ha riconosciuto che “sono migliorati notevolmente e che le nuove dinamiche di dialogo hanno influito anche sui cittadini, che si sentono più tutelati anche nel manifestare il dissenso alla mafia. Ed anche se ancora il territorio è notevolmente influenzato da quest’ultima, le forze positive, le associazioni e i cittadini stanno formando una nuova e più forte barriera alla criminalità mafiosa”.