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Consorzio Autostrade, la guerra di Patrizia

Il presidente del Cas Patrizia Valenti

In poco più di un anno ha bandito lavori per 75 milioni di euro. Poi, il 20 luglio del 2009, il presidente della Regione Raffaele Lombardo la fa fuori dalla sera alla mattina con l’intero Consiglio di Amministrazione del Consorzio Autostrade Siciliane, basandosi su una relazione vecchia di due anni. Patrizia Valenti, presidente del Cas, non si arrende e dà battaglia. Pochi giorni fa il Tar di Palermo non solo le ha dato ragione, ma ha anche condannato l’amministrazione regionale a pagare 8 mila euro di spese legali. Bazzecole ovviamente, ma è un segnale importante. 

“E’ stata fatta giustizia -commenta senza astio al telefono. Mi avevano rimosso con il CdA citando l’articolo 14 che prevede che il presidente della Regione possa revocare l’incarico per gravi e ripetute irregolarità amministrative. Ma la relazione degli ispettori alla quale lui ha fatto riferimento per porre in essere quest’atto era relativa al 2007, un anno prima quindi del mio insediamento, avvenuto nell’aprile 2008”. 

Quando è diventata presidente del Cas che situazione ha trovato? “Disastrosa. Da subito abbiamo dovuto affrontare problemi molto gravi, a partire da quello della diffida dell’Anas rispetto alla concessione per la gestione della rete autostradale siciliana affidata al Consorzio Autostrade. Pensi che all’inizio del 2008 il Tribunale aveva notificato una diffida al Cas intimandogli di rimediare alla mancata manutenzione tra il 2000 ed il 2005, pena la revoca della concessione, e nessuno si era preoccupato almeno di rispondere. Quando mi sono insediata c’erano problemi con il personale, debiti, un bilancio non approvato e debiti fuori bilancio. Ovviamente la mancata manutenzione era il più preoccupante, perché era quello con le ripercussioni più gravi sia rispetto alla sicurezza dei cittadini che per il danno economico. Per eseguire i lavori era necessaria la liquidità, ma i pedaggi ci garantivano solo l’ordinaria amministrazione. Con il CdA ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo analizzato la situazione, abbiamo lavorato sulla programmazione producendo per la prima volta anche il Piano triennale dei lavori e sulla progettazione ed abbiamo affidato moltissime gare. Quando ci hanno mandato via avevamo già bandito lavori per 75 milioni di euro. Tra i

più importanti il completamento della Siracusa-Gela, mentre 35 milioni erano stati destinati alla messa in sicurezza della Messina-Catania e della Messina-Palermo”. 

E i suoi successori Matteo Zapparrata e Calogero Beringheli? “Appena insediato come commissario Zapparrata ritirò molte gare. Ce n’erano alcune pronte che sono state aggiudicate dopo 8-9 mesi. A quel punto l’Anas, con un decreto dei ministri Tremonti e Matteoli revocò la concessione al Cas. Se l’Anas avesse visto qualcosa forse la situazione si sarebbe potuta salvare, ma dai controlli emerse che la mancata manutenzione non faceva altro che peggiorare lo stato delle cose. Forse chi è venuto dopo di me non ha compreso appieno la gravità della situazione. Intanto il pedaggio si può aumentare solo se si innalzano gli standard di sicurezza. Avere trascurato questo aspetto, ha aggravato ulteriormente la situazione economica del Consorzio. Quando Nino Beninati era assessore alle Infrastrutture disse molto chiaramente a Lombardo che era necessaria una task force per risolvere il problema. Poi Beninati uscì dalla giunta e non se ne fece più nulla. Ma al di là della revoca, il vero problema era ed è la sicurezza di chi quell’autostrada la percorre tutti i giorni. Io mi battevo per salvaguardare la vita dei cittadini, perché di questo si trattava. C’è un tratto della Messina-Palermo tra Campo Felice e Cefalù che per un problema dei piloni cedeva e cede ancora oggi verso valle. L’asfalto si modificava quando era ancora fresco e si creavano crepe e sbalzi. In uno studio che ho fatto fare all’università “Kore” di Enna sulla Siracusa-Gela si evidenzia il fatto che i lavori erano stati eseguiti con materiale del posto, argilloso, e tra Noto e Rosolini ci sono 11 chilometri dove i Tir quando passano lasciano i solchi, creando un danno incalcolabile alla collettività, perché adesso porvi rimedio costerà moltissimo”. 

In linea di massima lei dovrebbe insediarsi dopo la notifica della sentenza. Quale sarà il suo primo atto? “Riprendere immediatamente la pianificazione fatta durante il primo mandato, vedere cosa è stato fatto in questi due anni e rimettere in sesto la rete autostradale. Perché il vero problema, lo ripeto ancora una volta, è quello della sicurezza dei cittadini che quotidianamente percorrono l’autostrada”.