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La grande fuga

La XVI rassegna dell’orientamento universitario che ha appena chiuso i battenti è stata visitata da 9 mila studenti. Un bel numero, ovviamente. Ma alla luce dei dati pubblicati dalla stessa università di Messina due anni fa, quanti di questi futuri studenti una volta laureati lasceranno la città per andare a lavorare altrove? Nel 2009 oltre 3 mila giovani hanno scelto di andare a cercare fortuna in altre città e la maggior parte di loro erano laureati. Diversamente da quanto avveniva una volta, quando ad emigrare erano contadini e manovali, adesso a fare le valige sono laureati o plurilaureati. “E’ una perdita enorme -spiega Michele Limosani, docente universitario e responsabile dell’ILO. Facciamo un calcolo semplice. Mediamente uno studente costa 20 mila euro l’anno. Se moltiplichiamo per una media di 4 anni fa 80 mila euro, ma se moltiplichiamo questa cifra per 3 mila, il numero di chi ha lasciato la città nel 2009, arriviamo a 240 milioni di euro. Una somma elevatissima che abbiamo investito nella formazione di questi ragazzi che però sono costretti ad andare fuori a lavorare perché qui  non trovano sbocchi. Ma il danno è anche una altro. Perché andando via si portano dietro un patrimonio di conoscenza che arricchirà altre realtà e che noi avremo perso per sempre”. 

Ma oltre a chi scappa dopo la laurea che anche chi, e sono sempre di più, non prende neanche in considerazione l’idea di studiare a Messina.  “Io mi sono laureato in Economia e Marketing aziendale alla Bocconi di Milano -racconta Emanuele Villari, 26 anni. Ho scelto di andare via perché i possibili sviluppi futuri hanno una percentuale di riuscita molto bassa. Non credo di tornare a Messina, anche perché in città non ci sono grandi aziende e quelle poche presenti sono a conduzione familiare”. In ribasso anche le quotazioni della facoltà di Giurispridenza,

un tempo fiore all’occhiello dell’università pelorotana. “Studio Legge alla Sapienza di Roma -spiega Fabrizia Laganà, 20 anni. Sono andata via perché la laurea in legge a Messina è troppo sputtanata. Ormai nella nostra città chi non sa cosa fare si iscrive in Giurisprudenza o in Economia. Non mi sarebbe piaciuto essere negli stessi banchi di nullafacenti. A Roma ci sono tanti ragazzi del Sud che studiano nella mia stessa facoltà e la cosa bella è che tutti abbiamo un solo obiettivo: riuscire professionalmente”. 

Anche Daria Minuti, 24 anni, ha scelto Roma. “Studio Medicina alla Sapienza. Non sono rimasta a Messina perché credo che andare fuori a studiare mi possa essere d’aiuto per il mio curriculum professionale. Spero che tornando avrò quel quid in più per essere considerata migliore rispetto ad altri colleghi laureati a Messina”. 

“Studio Marketing ed incentivazioni finanziare in un’università privata a Milano –dice Giulio Di Biase, 24 anni, l’unico che sembra disposto a rientrare. Più che un vero corso di laurea è un corso di formazione. A Messina purtroppo questo tipo di studi non esiste e dopo la laurea spero di tornare per mettere a frutto le mie conoscenze. Potrebbe essere una vera innovazione!”. 

E poi c’è chi deve ancora fare gli esami di maturità, ma sa già che andrà via. “Ancora non so esattamente in quale facoltà mi voglio iscrivere -spiega Anna Panissidi, 18 anni- ma ho scelto comunque la Cattolica come università perché è prestigiosa e dire “sono laureata alla Cattolica” sicuramente potrà aiutarmi per qualsiasi lavoro io decida di fare”. 

Anche Antonio Lo Giudice, 18 anni ha scelto di andarsene. ”Andrò a studiare Medicina a Roma. Mi sarebbe piaciuto molto rimanere nella mia città, ma i “giochi” universitari di presidi e dirigenti non mi piacciono. Io non sono figlio di qualcuno che conta e qui non c’è posto per me. Test pilotati, specializzandi che non si sa come stanno all’interno degli ospedali e tutto il resto. No, non fa affatto per me!”.