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La Fiera di Messina, storie di regionale follia

A pochi passi dal Teatro Pinelli occupato, i dodici dipendenti dell’Ente Fiera contano le ultime gocce della loro pazienza. Sono senza stipendio da 13 mensilità e nessuno sembra preoccuparsene. I 12 anni di commissariamento hanno fiaccato ogni energia. Otto i commissari regionali che si sono avvicendati alla guida dell’Ente.

L’ultimo è stato Fabio D’amore, confermato “a singhiozzo” per nove mandati. In questi anni di commissariamento, i finanziamenti regionali hanno coperto quasi sempre i progetti promozionali e poche volte (dal 2008 al 2011) anche gli stipendi dei dipendenti. Nel 2012, l’anno della ghigliottina per la Fiera, quei finanziamenti scompaiono del tutto e così ai proventi derivanti dalle manifestazioni spetta l’intero onere di pagare il canone all’Autorità Portuale, che ha ereditato il quartiere fieristico dal Demanio Marittimo nel 1995.

Negli anni dell’instabilità, la Fiera rischia di cambiare faccia e indirizzo più volte. Nel 1999 i sindacati aziendali e provinciali avanzano una proposta: si tratta di un progetto che immagina il quartiere fieristico come un’enorme area poli-culturale, che possa ospitare un cinema, una sala convegni, diversi padiglioni per esposizioni e mostre, un centro congressi, una mostra-mercato permanente di prodotti locali, finanche un museo del giocattolo e un teatrino delle marionette. Ma il progetto è destinato a restare su carta, così come i progetti di eventi che avrebbero coperto il triennio 2009-2001, dedicati al mare e alla pesca, alla gastronomia, alla letteratura e al vino, all’artigianato.

I progetti sono opera di quei dipendenti che oggi vivono il loro dramma all’interno degli uffici dell’Ente Fiera. Le prime avvisaglie arrivano nel settembre 2011, quando gli impiegati non si vedono riconoscere le spettanze relative al lavoro straordinario fatto in occasione della Campionaria, da poco conclusa. Da qualche giorno è scaduto il mandato di Fabio D’Amore, che tuttavia sarà riconfermato a ottobre.

Nell’autunno 2011 i dipendenti cominciano a indirizzare le loro richieste di chiarimento all’Assessorato Regionale alle Attività Produttive, soprattutto dopo aver saputo, a dicembre, che la Regione ha stabilito le quote per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti della Fiera Mediterranea di Palermo, senza fare cenno alla situazione dei colleghi messinesi, che pure fino a quel momento avevano camminato a braccetto con i palermitani.

A inizio 2012 segretari sindacali chiedono di incontrare l’assessore Marco Venturi, ma a riceverli è Leonardo Pipitone, il Capo di Gabinetto. All’incontro partecipa anche Fabio D’Amore. A febbraio la Gazzetta Ufficiale pubblica il bilancio previsionale della Regione per il 2012, che prevede un contributo straordinario per il pagamento degli stipendi dei dipendenti della Fiera di Messina e di Palermo. A quelle parole non fa seguito nessuna azione.

In primavera non si è ancora arrivati a una soluzione. I dipendenti proclamano lo stato di agitazione e durante un incontro con il Comune, la Provincia e una deputazione regionale ottengono la promessa della presentazione di un emendamento all’Ars che assicuri il pagamento delle spettanze. Dichiarato, poi, inammissibile.

justify;">Ad aprile, il commissario straordinario propone all’assessore lo scioglimento dell’Ente, mentre i dipendenti inviano alle istituzioni l’ennesimo comunicato di denuncia di una situazione non più sostenibile. A fine mese l’assessore Venturi comunica ai rappresentanti sindacali e provinciali di categoria l’intenzione di mettere in liquidazione l’Ente, manifestando la necessità di trovare nuove formule per far decollare il settore.

Nella stessa occasione, l’assessore si impegna a nominare, i primi di maggio, un nuovo commissario ad acta (il mandato di D’Amore è scaduto) e procedere dunque con le valutazioni sul futuro della Fiera. Nel frattempo, c’è da organizzare la 73° Campionaria.

A giugno non c’è ancora un nome per il nuovo commissario. I dipendenti si rivolgono con urgenza al prefetto di Messina, e poi ancora a Lombardo. Si deve aspettare fino al 14 per sapere che il commissario straordinario sarà ancora una volta Fabio D’Amore, per un periodo di tre mesi a decorrere dal 20 aprile. In pratica, D’Amore è già a metà mandato senza aver di fatto lavorato ai problemi della Fiera. D’Amore però fa sapere che si insedierà solo quando sarà confermato il passaggio dell’emendamento con la copertura finanziaria per il pagamento degli stipendi arretrati.

In quei giorni, però, corre voce sulla stampa che con una delibera della Giunta regionale Fabio D’Amore è stato sì nominato commissario, ma liquidatore. Ancora oggi, nessun documento ufficiale legittima la notizia. A luglio D’Amore è confermato per altri tre mesi, fino alla nomina del liquidatore. Si entra nel vivo dell’organizzazione della Campionaria.

A ottobre non c’è ancora un liquidatore, ma il commissario straordinario è riconfermato per altri tre mesi. L’assessorato alle Attività Produttive ripete che D’Amore resterà in carica fino alla nomina del commissario liquidatore, nomina sempre più indispensabile, dato che solo il liquidatore può mettere in atto le azioni per ricollocare il personale.

A novembre, il sito internet della Giunta Regionale pubblica una deliberazione che sancisce lo scioglimento dell’Ente Autonomo Fiera di Messina, senza però nessuna notifica ufficiale all’Ente. Sempre a novembre i dipendenti incontrano il neopresidente della Regione Rosario Crocetta, al quale rivolgono un altro e più drammatico appello a dicembre.

A lui e al nuovo assessore alle Attività Produttive Linda Vancheri chiedono un anticipo sugli stipendi arretrati, ma non lo ottengono. Poco prima di Natale, i dipendenti provano a sollecitare le istituzioni in un altro modo e chiedono al Presidente Crocetta, all’assessore Vancheri, al presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, al presidente della Commissione Bilancio Antonino Dina e alla deputazione regionale messinese che nella Legge di Bilancio sia inserita una voce specifica che impegni delle somme per garantire all’Ente Fiera la copertura degli stipendi arretrati e che prenda in seria considerazione il futuro dei loro posti di lavoro.

A gennaio 2013, il 3 per l’esattezza, i dipendenti chiedono un nuovo incontro con l’assessore Vancheri, a seguito di una riunione con i segretari di categoria provinciali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Oggi sono ancora in attesa di una risposta. Se non arriverà in tempi brevi, quella del Teatro Pinelli non sarà l’unica protesta nel quartiere fieristico.