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La ex Polveriera di Camaro, regno dei gatti dimenticato dalla Soprintendenza di Messina

La ex polveriera di Bisconte

Adesso ci vivono i gatti del quartiere, a cui i vicini hanno costruito un micro villaggio di improvvisate casette che spuntano qua e la fra l’erba alta, ma l’antica Polveriera di Camaro meriterebbe un destino migliore di quello di gattile di fortuna che le sembra attualmente riservato.

Pochi nel territorio si ricordano che esiste. Eppure è citata in tutte le guide e i repertori dei beni architettonici presenti a Messina.

Il noto esperto di storia locale Franco Chillemi ne parla come di “un vasto padiglione rettangolare, molto semplice ma arricchito da un pronao (portico, ndr) rivestito in mattoni a vista di ispirazione rinascimentale. Costruita nell’ambito della complessa organizzazione difensiva pensata e realizzata sui Peloritani nella seconda metà dell’Ottocento”.

“La polveriera -spiega Enzo Caruso, direttore del Parco Museo militare di Forte Cavalli -fu progettata nel 1882 come deposito di polveri e munizioni. Ubicata in un sito ben defilato dai tiri dei cannoni navali e allo stesso tempo ben servito dalla vicina ferrovia. Da essa si potevano facilmente raggiungere, attraverso la strada militare di Montepiselli, le fortificazioni di montagna (Campone, Antennammare, Puntal Ferraro)”.

I profondi cambiamenti della tecnica militare sopravvenuti con il Ventesimo secolo resero, com’è noto, presto obsoleta la serie di strutture conosciuta come Forti umbertini e nemmeno la Polveriera si sottrasse al destino di dismissione e di abbandono. Ma mentre a partire dalla seconda metà degli anni Novanta i Forti furono ad uno ad uno recuperati come beni architettonici e culturali e trasformati in centri di aggregazione sociale e di iniziative culturali, la struttura di Camaro è, per così dire, entrata in clandestinità.

Persino qualche funzionario, magari distratto, della Soprintendenza ai Beni Culturali, interrogato in merito, la confonde con i più ben noti complessi collinari. Eppure esistono dei documenti che testimoniano la conoscenza da parte delle istituzioni competenti dello stato di crescente degrado dell’edificio, ma anche del suo potenziale valore storico e architettonico.

Risale al marzo del 1990 la comunicazione della Regione Siciliana alla Soprintendenza messinese in cui si dichiara il “particolare interesse storico e artistico” dell’immobile, sottoponendolo alle prescrizioni di tutela previste dalle leggi vigenti, a partire dal divieto esplicito di “deturpare o modificare” il suo assetto.

Un documento dell’Intendenza di Finanza risalente al febbraio del ’92 e recentemente riportato alla luce dai consiglieri della Terza Circoscrizione Libero

Gioveni e Alessandro Cacciotto, riporta che gli organi territoriali dell’assessorato regionale ai Beni Culturali erano a conoscenza dello stato di totale abbandono della Polveriera.

Ma la scoperta più clamorosa fatta dai due politici non è nemmeno questa. Dalle stesse carte risulta infatti che il Comune di Messina aveva richiesto “per fini istituzionali e destinazione esclusiva a servizi sociali e per il tempo libero” la concessione dello stabile e che questa gli era stata accordata a titolo oneroso dall’1 gennaio 1981 al 31 dicembre 1986.

Dopo questa data, riporta ancora il documento,”furono avviate le procedure per il rinnovo della concessione”. L’estensore della nota a questo punto invitava l’Ufficio tecnico Erariale e la Soprintendenza ad attivarsi con la massima urgenza per emettere un parere sulle somme pagate fino ad allora e da pagarsi in seguito ed a procedere ad un nuovo sopralluogo per accertarsi dell’effettivo uso del bene, delle sue reali condizioni e di possibili diverse utilizzazioni.

“Per almeno sei anni abbiamo pagato a vuoto per l’ex Polveriera -deduce Gioveni- e chissà per quanto tempo ancora l’abbiamo fatto per quali somme, dato quello che emerge dai documenti” . Una ricerca non semplice, dal momento che nel frattempo è passata una generazione dall’epoca dei fatti.

Gli ultimi atti pubblici che fanno riferimento all’ex Polveriera di Camaro sono una relazione di sopralluogo della Soprintendenza di Messina ed una lettera, quasi certamente dello stesso periodo, del Genio Civile. Entrambi i documenti parlano di “crolli dei solai, di uno dei due piani scala” e di “mucchi di materiali di risulta “ un po’ dappertutto, certificando ulteriormente “il completo stato di abbandono dell’immobile”.

Da allora e fino ad oggi l’unico ad interessarsi del destino del vecchio impianto militare è stato uno studente di ingegneria dell’Università di Messina, Giuseppe Russo. “Sto scrivendo la mia tesi di laurea triennale sulla polveriera -ci spiega. Se ne potrebbe fare un centro culturale polivalente a disposizione del quartiere senza alterare ciò che resta della struttura muraria d’epoca, inglobandolo in un guscio di vetro e metallo”.

Intanto nella sede del III Quartiere è iniziata la raccolta di firme per chiedere al Comune di Messina interventi minimi e urgenti di scerbatura, bonifica e messa in sicurezza dell’area, anche recintandola e dotandola di un servizio di custodia. In attesa che la Regione trovi le somme per aprire un cantiere in grado di restituire la polveriera ai cittadini di Camaro e Bisconte.

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