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La Cisl di Messina contro il femminicidio

“Contro la violenza sulle donne servono atti concreti con l’impegno di tutti. La battaglia principale deve essere contro i sempre più frequenti femminicidi che rappresentano l’ultimo stadio della violenza: quella domestica, molestie, minacce, violenza psicologica o economica che le donne subiscono in maniera sproporzionata e spesso silenziosa”. E’ la riflessione della Cisl di Messina nel giorno dedicato alla lotta contro il femminicidio.

Il sindacato ricorda come per tante donne il pericolo è rappresentato dalla normalità delle mura domestiche dove avvengono i due terzi delle violenze denunciate e dove la violenza si confonde con gli affetti.

“C’è una violenza quotidiana che si alimenta nei luoghi di lavoro con una occupazione sottopagata, la minaccia occupazionale in caso di gravidanza, l’incubo del rinnovo del permesso di soggiorno”.

La Cisl rinnova il proprio impegno per contrastare questo fenomeno in tutte le sue manifestazioni e diffondere la cultura della parità uomo-donna a tutela dei diritti umani e della dignità delle donne, delle lavoratrici, delle pensionate, dei minori e di tutta la società.

La Sicilia si è dotata di una legge regionale, la n° 3 del 3 gennaio 2012 “Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere la Sicilia”, per assicurare alle donne vittime di violenza e ai loro figli minori o diversamente abili un sostegno per consentire ad esse di recuperare autonomia, materiale e psicologica, garantendo accoglienza, protezione promuovendo e sostenendo centri antiviolenza, la formazione degli operatori, la costituzione di un osservatorio e

di un forum permanente ma dimenticandosi di stanziare le risorse.

“Non bastano le enunciazione di principi -ricorda la Cisl. Occorre dare concretezza e trasformare i principi in realtà, altrimenti restano dichiarazioni di intenti. Non è un problema di fondi che non ci sono, perché con l’avviso 1 del 2011 la Regione ha stanziato 5 milioni di euro da destinare a progetti volti all’inclusione socio-lavorativa di soggetti in condizioni di disagio ed esclusione sociale, tra cui le donne vittime di violenza. Che fine hanno fatto questi finanziamenti? Ci vuole impegno concreto, per affermare la cultura rispettosa della dignità delle persone in famiglia, a scuola, nei media e nella società più in generale. Tutti insieme dobbiamo fare questa battaglia di civiltà perchè la violenza sulle donne uccide anche la nostra dignità, come recita lo slogan della Cisl per ricordare le donne vittime di femminicidio”.

La violenza è anche una questione culturale che va affrontata dedicando un’attenzione particolare ai più giovani, perché i ragazzi capiscano che ci sono comportamenti sbagliati. “Quando una donna subisce violenza -scrive la Cisl- spesso dietro ci sono anche figli che devono essere seguiti e accompagnati. Sei figli su 10 assistono ai soprusi e solo il 7% delle donne sporge denuncia. Per una donna la difficoltà maggiore sta nel denunciare la violenza e spesso passano anni prima di spezzare questa catena”.

Il sindacato ritiene indispensabile investire nella prevenzione a cominciare dalle scuola, con iniziative mirate a diffondere la cultura del rispetto dell’altro. “Ci vuole uno sforzo della società civile, dei soggetti istituzionali e sociali, ciascuno mettendo a disposizione la propria esperienza senza personalismi”.