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La casa maledetta di viale Annunziata

Dopo la doppia puntata dedicata ai folletti, l’occhio di “Grimorium Messanae” ritorna sulle manifestazioni paranormali più comuni (o quantomeno più discusse), gli spiriti dei defunti. Come già accennato nelle precedenti puntate, Messina è particolarmente soggetta a questo tipo di presenze, per via dei parecchi corpi rimasti insepolti sotto le macerie del devastante sisma del 1908. Prive di un’adeguata sepoltura, numerose anime inquiete si aggirerebbero tra i luoghi che un tempo percorrevano da vive. Particolarmente significativa la loro presenza nella zona del torrente Annunziata. Qui si trova un’abitazione ritenuta fortemente infestata, situata in una delle traverse limitrofe all’incrocio tra il viale costruito sul torrente e la via Regina Elena. Per tutelare i protagonisti di questa agghiacciante vicenda e chi ci ha fornito la propria testimonianza, eviteremo di menzionare nomi ed indirizzi.

Signor Carlo (nome di fantasia, ndr), può descriverci gli strani fenomeni che si manifestano in questa casa all’Annunziata?

“Questa storia risale a circa quarant’anni fa, anche se alcuni amici mi hanno informato che gli strani fenomeni continuano ancora oggi. All’epoca mio cugino, sposato da poco, acquistò questo appartamento per andare a vivere con la moglie ed il figlio appena nato. Dopo qualche tempo, la moglie cominciò a notare delle ombre che attraversavano il lungo corridoio. Credendo fosse mio cugino, lo chiamò più e più volte, per scoprire pochi minuti dopo che il marito era sceso dal vicino senza avvertirla.

Si convinse di essersi sbagliata, ma la mattina successiva sentì udì il figlioletto piangere ed urlare dalla camera da letto. Entrando, vide un uomo che le dava le spalle, immobile, con la faccia rivolta contro il muro. Mi disse che si sentì paralizzata dal terrore, voleva urlare ma non ci riuscì, costretta a fissare le spalle di quest’uomo, innaturalmente avvolto dall’ombra, nonostante la stanza fosse ben illuminata dal sole.

Quando stava per riuscire ad urlare, sentì la figura che le rivolgeva la parola, senza però muoversi di un millimetro: «Pigghia a to figghiu e vatinni, non c’ha tunnari chiù ‘nta sta casa, e diccillu puru a to maritu!». La moglie di mio cugino non si curò neanche di guardare cosa facesse la figura, prese immediatamente in braccio suo figlio e fuggì dalla casa. Il marito la trovò nella strada, pallida e tremante, ma, nonostante questo non volle rinunciare alla casa che aveva comprato con enorme fatica e costrinse la moglie a ritornare in casa. Ma l’agonia della ragazza non durò moltissimo.

Il giorno dopo infatti, qualche ora dopo l’uscita di mio cugino, sua moglie sentì il bimbo strepitare come il giorno precedente. Atterrita, spinta solamente dall’amore di una madre che teme per l’incolumità del figlio, si recò nella stanza da letto ma mentre attraversava il corridoio, sentì la porta di casa chiudersi a chiave. Urlò il nome di suo marito ma non ottenne alcuna risposta. Sentendo il figlio piangere, decise di prendere il bambino e di cercare di scappare da quella casa maledetta. Giunta nella stanza da letto però, a pochi centimetri dalla culla, rivide l’inquietante figura, che stavolta parlò subito: «Allura non capisti…ora tu fazzu capiri io…».

Nel raccontare questa tremenda storia, la moglie di mio cugino non riuscì mai a spiegare cosa vide. Ma si sentì afferrare da una forza incredibile che la gettò a terra e la colpì con calci, pugni e schiaffi. Svenne di lì a poco. Più tardi, mio cugino rincasò e trovò la moglie ancora esanime, piena di lividi e orribili tumefazioni. Non rimisero mai più piede in quella casa maledetta. So che è difficile credere a questa incredibile vicenda, ma vidi io stesso lo stato della povera ragazza che, dopo questi accadimenti, si riprese molto lentamente, soprattutto dal punto di vista psicologico”.