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La bufera del Ciapi travolge il centrodestra siciliano

“La realtà del Ciapi supera ogni immaginazione”. Così il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta a fine maggio, intervenendo ad un congresso regionale della Uil. Oggi arriva la conferma di quelle parole, con 17 arresti e decine di indagati tra i quali anche il deputato messinese Santi Formica.

A vario titolo e a seconda del coinvolgimento di ciascuno, le accuse sono di finanziamento illecito ai partiti, associazione per delinquere e corruzione. L’inchiesta, curata dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai Sostituti Sergio Demontis e Alessandro Picchi, riguarda il Ciapi, uno dei maggiori enti di formazione dell’Isola, per il quale a febbraio scorso la Giunta Crocetta aveva deliberato lo sciglimento.

Le indagini della Guardia di Finanza erano state avviate da tempo ed hanno permesso di scardinare una cupola affaristica che negli ultimi anni, anche con la complicità di deputati e dirigenti della Regione, avrebbe pilotato in Sicilia tutti gli appalti più importanti della comunicazione regionale.

Dodici accusati sono in carcere e cinque agli arresti domiciliari e beni per 28 milioni di euro sequestrati. Ma nel registro degli indagati ci sono anche 5 ex assessori al Lavoro e alla Formazione, tutti appartenenti al centrodestra. Da Francesco Scoma (assessore tra il 2004 ed il 2006), al messinese Santi Formica (2006-2007) e a Carmelo Incardona (2008-2009) fino a Nicola Leanza (assessore nel 2010 e attualmente capogruppo dell’Udc).

Coinvolti nell’inchiesta l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio ed il parlamentare Salvino Caputo (entrambi PDL), Gerlando Inzerillo (Grande Sud) e Gaspare Vitrano (PD).