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J. Edgar

J. Edgar 

Paese: U.S.A.

Genere: Biografico/drammatico

Durata: 137 minuti

Regia: Clint Eastwood 

La nuova pellicola del texano dagli occhi di ghiaccio ci racconta la storia di uno dei più controversi personaggi della storia americana, sulle cui luci e ombre non si è mai fatto davvero chiarezza.

La storia della vita di J. Edgar Hoover, da alcuni definito manipolatore, da altri eroe, è narrata su due fasi temporali, la prima che mostra un Hoover anziano e nel pieno del suo potere, la seconda, raccontata da quest’ultimo sugli inizi della sua carriera. Le due fasi temporali durante la narrazione si alternano e si intrecciano in maniera mirabile, quasi non ci si rende conto del passaggio da un momento ad un altro. 

Eastwood pone l’accento, come spesso fa nei suoi film, sulle vicende personali dei suoi protagonisti e anche qui non fa eccezione, concedendo com’è giusto ampi spazi alle persone importanti nella vita di Hoover. 

Dato il ruolo del personaggio però, sarebbe stato preferibile seguire con maggiore attenzione anche le vicende storiche che hanno visto coinvolto il capo del Bureau of Investigation. Da questo punto di vista infatti, il film soffre di alti e bassi che creano un certo attrito nella narrazione. Il celebre rapimento Lindberg ad esempio, è trattato con dovizia di particolari, ma altri episodi sono appena accennati, come la cattura di John Dillinger, Baby Face o Al Capone, per tacere dell’omicidio Kennedy,

cui è dedicato pochissimo spazio. 

Non ci si poteva certo attendere un film denuncia alla Oliver Stone da Eastwood, ma l’impressione che se ne ha (forse non è questa l’intenzione del regista, ma il risultato è lo stesso) è che ci sia soffermati con “dolo” sugli eventi personali di Hoover, dribblando elementi più scomodi. 

Ciò non toglie che il taglio drammatico con cui si descrive come questo personaggio introverso ed egocentrico abbia vissuto i suoi rapporti personali, non sia ben reso: il rapporto morboso con la  madre, quello tanto chiacchierato e commovente col suo braccio destro Clyde (ben interpretato da Armie Hammer) o ancora quello con la sua fedele Helen, scandiscono la vita di questo “eroe oscuro” in maniera mirabile fino alla sua inevitabile conclusione. 

A conclusione mi sia permesso denunciare il fenomeno delle biografie, che da un po’ ha preso piede al pari del saccheggiamento dei tanto bistrattati (fino a qualche anno fa) fumetti e film di animazione. Può essere interessante ed emozionante di tanto in tanto rivivere le vite di personaggi celebri, ma farlo in maniera continua, attingendo come da un pozzo che non è inesauribile, porta in primis all’abbassamento del livello. Prima o poi i personaggi di primaria importanza finiranno e non credo che vedere sugli schermi film sulla vita del cugino del vicepresidente di Confindustria sarebbe interessante. Di conseguenza, quanto potrà durare l’interesse del pubblico su questo genere? In medio stat virtus, dicevano una volta… Consigliato ai fanatici di Eastwood regista.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.