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Io, io, io e ancora io

Giulia Arcovito

Mode dell’estate 2014: crop top, smalti fluo, e sclerosi laterale amiotrofica. Niente da dire contro i sicuri risvolti positivi dell’Ice Bucket Challenge, la famosa secchiata d’acqua ghiacciata immancabilmente filmata e riproposta sui social per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa orrenda malattia degenerativa che colpisce le cellule cerebrali responsabili del movimento della muscolatura volontaria, in modo che chi ne viene colpito rimane praticamente imprigionato dentro il suo stesso corpo: al 25 agosto, secondo i dati diffusi dall’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, sono stati raccolti 216 mila euro, che dovrebbero bastare a coprire due anni di spese per le attività di ricerca, e che sicuramente non guastano.

Ma siccome ormai abbiamo imparato che non c’è niente di più effimero e passeggero delle mode da social network,  vorrei portarmi avanti e proporre il tema per la prossima campagna di sensibilizzazione online: narcisismo. Non nella sua accezione sana di “autostima e amore per se stessi”, ma nella sua deriva patologica di “egocentrismo insano causato da un disturbo del senso di sé”, che su larga scala sfocia nel cosiddetto narcisismo culturale ovvero una superficialità mista a mancanza di valori e di senso di umanità che porta gli individui a concentrarsi su se stessi disinteressandosi di ciò che li circonda. Un atteggiamento che trova terreno fertile, fertilissimo nell’uso smodato dei social network – si parla anche, infatti, di narcisismo digitale.

L’Ice Bucket Challenge nasce negli Stati Uniti, e la velocità e la capillarità con cui si è diffuso mi fa pensare a quanto ci stiamo americanizzando anche nei modi. Del resto è sempre dall’America che abbiamo importato strumenti indispensabili del vivere contemporaneo come iPhone, iMac e iPad, il cui segreto di marketing secondo me risiede proprio nel fatto che il solo nominarli ci dà la possibilità di riempirci la bocca con la nostra parola preferita: io, io e ancora io (in inglese “I”, senza dover andare a scomodare il traduttore di google).

In origine l’Ice Bucket è nato per incentivare la ricerca contro il cancro, secondo la regola “ti nomino, e tu fai una donazione altrimenti devi buttarti una secchiata d’acqua in testa”, adesso è più “ti butti una secchiata d’acqua in testa, e non sai nemmeno perché” – non voglio immaginare la quantità di persone che hanno postato il video su facebook senza neanche l’attenuante della ricevuta di avvenuta donazione (posto che, in ogni caso, si può fare del bene anche senza la ricompensa dei 30 secondi di visibilità, e senza sprecare una risorsa già scarsa come l’acqua).

Per cui, dicevamo, il prossimo argomento da portare all’attenzione dei social network è per me la lotta al narcisismo patologico, seria minaccia contro il vero benessere individuale e collettivo.

Ecco le regole: silenzio. Totale sparizione da facebook per una settimana, con sottoposizione forzata a splendidi scenari naturali tutti da vivere, da vedere con gli occhi e non attraverso lo schermo di uno smartphone, da condividere al massimo con chi in quel momento ci sta fisicamente accanto.

Paura, eh? Io non vedo l’ora di farlo, anche perché ho ormai piena fiducia nell’equazione secondo cui tanto più la tua vita sembra interessante e piena su facebook, tanto meno lo è nella realtà.

E se non dovesse bastare, aggiungo un piccolo esercizio quotidiano: ogni mattina appena svegli, ed ogni sera prima di dormire, ripetere a se stessi il testo di questa canzone di Gaber, “La parola io”, del non troppo lontano anno 2003.

Io sono sempre presente / sono disposto a qualsiasi bassezza / per sentirmi importante/ Devo fare presto, esaltato da questa mania / di esaltarmi ad ogni costo / mi inflaziono, mi svendo /io devo essere il centro del mondo.

Io vanitoso, presuntuoso / esibizionista, borioso, tronfio / io superbo, megalomane, sbruffone / avido e invadente / disgustoso, arrogante, prepotente / io, soltanto io / ovunque io.

La parola io, questo dolce monosillabo innocente / è fatale che diventi dilagante / nella logica del mondo occidentale / forse è l’ultimo peccato originale / Io.

Arrivederci!

Play https://www.youtube.com/watch?v=LUlGAt0WJak