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Investire sulla propria impresa con la 231

L'avvocato Bonaventura Candido

Nata nel 2000, la legge 231 regola l’organizzazione delle imprese, che sono tenute ad creare un modello da seguire per evitare di incorrere in errori che l’azienda potrebbe pagare caro nel caso in cui dovesse essere colta in difetto. A distanza di 12 anni dalla sua emanazione, tracciare un bilancio in Sicilia non è semplice. A spiegare il perché è l’avvocato cassazionista Bonaventura Candido, messinese, classe 1961.

Avvocato Candido, in Sicilia come è stata recepita questa legge? “Le aziende la applicano molto male. Ed è un peccato perché è una legge moderna, che ha dato un’impronta di civiltà giuridica a questo settore ma non è stata recepita, almeno qui da noi. Quello che io vedo come avvocato che difende le aziende è che spesso non hanno modelli organizzativi perché sconoscono l’esistenza della legge, che comunque prevede che nel momento in cui si avvia un procedimento penale nei confronti della società sia ancora possibile adottare modelli organizzativi. Fatto questo, che dà comunque un beneficio all’impresa che in quel momento si trova sotto procedimento amministrativo. Chiedono aiuto solo nel momento in cui la società è indagata per la 231. Là scatta il panico. Certo, ci sono dei modelli prestampati, ma non ha senso. Il modello organizzativo deve essere predisposto da professionisti qualificati, che ovviamente si fanno pagare diverse migliaia di euro. Questo è inteso dall’azienda come un costo. Invece bisogna cambiare la mentalità dell’imprenditore, che deve vedere la 231 come un’opportunità di crescita, di miglioramento, di evitare guai in futuro.

Molti però creano un modello e poi lo mettono nel cassetto. “Sbagliato. I modelli organizzativi devono essere adattati, seguiti, modificati man mano che in azienda succedono degli eventi, cambia il comportamento della società o viene

fuori un’ipotesi di crisi che deve essere considerata e valutata. Del resto, quando il magistrato che indaga sull’azienda esamina il fascicolo, si rende conto se quel vestito è stato cucito addosso alle esigenze dell’azienda o è una qualcosa di preconfezionato. E se io predispongo un modello organizzativo, lo adotto e poi lo tengo nel cassetto è ancora peggio. Perché io che ho una procedura da rispettare e non lo faccio, poi non potrò dire: “Non ne sapevo nulla”. Invece la 231 serve agli amministratori, perché chi non commesso un reato domani non potrà essere coinvolto in un procedimento penale, perché c’è comunque un responsabile per ogni settore. Diciamo che viene meno quello che una volta era il “non poteva non sapere”. Ma se il modello organizzativo c’è e non lo si utilizza, allora questo si ritorcerà contro l’imprenditore e l’impresa”.

Quali sono le conseguenze economiche più gravi se un’azienda non applica la 231? “Nel momento in cui la società è sotto procedimento rischia di saltare in aria perché, tanto per cominciare, ti bloccano e ti revocano i finanziamenti erogati dagli enti pubblici. Non applicare la 231 in ogni caso può costare molto, perché una volta che c’è il procedimento penale comunque lo si deve fare lo stesso. E allora ci sono da considerare i costi del penalista a cui rivolgersi per difendere la società, bisogna adottare i modelli organizzativi di corsa e non è detto che siano calzanti e poi ci sono le sanzioni che derivano all’esito della condanna. Perché se modello non è adeguato al reato commesso è considerato inidoneo. La 231 è una bella legge che pensa al futuro e che può migliorare le cose, ma se gli imprenditori non si rendono conto dell’opportunità che hanno e dell’investimento che possono fare, sarà sempre considerato un libro dei sogni che si mettono là e non avrà alcuna efficacia”.