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Ingroia a Messina, proposte choc contro la casta

Antonio Ingroia

Le facce sono quelle di sempre. Quelle di mille lotte e vertenze per il lavoro, l’ambiente, i diritti. C’erano Egidio Maio, una vita alla centrale Enel di Milazzo e gli ultimi anni impegnati nella difesa dell’acqua pubblica, e Nino La Rosa, l’avvocato dei cittadini della zona tirrenica che contestano l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi. C’era il candidato sindaco ecopacifista Renato Accorinti  e c’erano i dirigenti di Rifondazione, dei Verdi, dei Comunisti Italiani e di IdV.

Al teatro Padre Annibale, in piazza Spirito Santo, ad ascoltare Antonio Ingroia c’era chi pensa che l’alternativa alle destre ed al governo dei tecnici non possa prescindere innanzitutto dal misurare le distanze con entrambi i poli dell’attuale scenario politico.

Il leader di Rivoluzione Civile, che ha incontrato questa mattina i propri sostenitori messinesi, non ha deluso le loro aspettative. Il mondo che immagina e che ha raccontato ai tanti cittadini che hanno riempito la platea è  dipinto a tinte forti e semplici. Ci sono loro, la casta, il sistema politico “che da vent’anni concentra ricchezza e potere” in poche mani ed è “desideroso di sottrarsi al giudizio” della magistratura e dei cittadini per “mantenere l’impunità” e  ci siamo noi, i “cittadini indignati” anzi “inferociti” contro “una politica che ha pensato solo ad ingrassarsi” e desiderosi di “buona politica” per “entrare dentro il fortino assediato” delle “maschere invecchiate del potere”  e “riprendersi i  diritti e la dignità che ci è stata sottratta”.

Il nucleo forte del pensiero dell’ex PM antimafia si può riassumere in una sola parola. Intransigenza. Contro la casta “che occupa l’economia, l’informazione, le istituzioni”, contro Bersani e Berlusconi, che insieme, farebbero “campagna elettorale l’uno per l’altro” facendo appello al voto utile contro le piccole forze e “manipolando i sondaggi in modo da scoraggiare gli elettori a fare scelte indipendenti dai due grandi poli”.

Intransigenza infine “contro gli impuniti in Parlamento”, che avrebbero “paura dell’onestà e della fiducia delle persone”. Antonio Ingroia oppone a tutto ciò la sua Rivoluzione Civile, ma i soggetti in carne ed ossa che di una rivoluzione dovrebbero essere protagonisti restano

indistinti in uno  sfondo dai contorni sfumati.

Pochi passaggi del suo intervento sono stati dedicati ai temi classici della sinistra. Dal no alle spese militari ed alla fine delle missioni all’estero delle Forze Armate, alla difesa del lavoro e della scuola pubblica. Il magistrato ha preferito concentrarsi sui temi che gli stanno maggiormente a cuore  e che conosce molto meglio. Sulla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale (problemi nei quali Ingroia ha ravvisato, in sostanza, la principale causa della crisi italiana) e sulla gestione privatistica del debito Rivoluzione Civile ha lanciato le proprie  proposte-choc.

“Estendere agli indiziati per reati economici e finanziari le modalità di accertamento e le sanzioni previste per le organizzazioni di stampo mafioso” e l’istituzione di “una banca pubblica che giri a tassi agevolati, massimo il 2% “alle imprese dotate di precisi requisiti etici ed economici i crediti che la Banca centrale europea eroga agli stati membri del’Unione e che oggi sono amministrati dalle banche private a tassi insostenibili per famiglie e aziende”.

A illustrare i caratteri generali del progetto cui la sinistra radicale si è affidata per rientrare in Parlamento ci aveva pensato, del resto, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Introducendo Ingroia ha infatti sottolineato come Rivoluzione Civile sia nata per dire “alcuni no  e molti sì”.

“No all’Europa delle banche, sì all’unione politica. No al precariato, sì al lavoro stabile e dignitoso. Sì all’impresa, no al pizzo ed alla corruzione. Sì alla legalità, no ai tagli alle forze dell’ordine ed alle carceri che scoppiano di poveracci”.

La rappresentazione della  varietà di ispirazioni e di percorsi che si sono riconosciuti nella personalità di Antonio Ingroia è stata invece affidata alle testimonianze dei singoli candidati.

Come Maurizio Torrealta, conosciuto volto giornalistico di RAI3 (l’unico a fare cenno ai movimenti territoriali come quelli contro la TAV, il MUOS ed il ponte sullo Stretto) o la giovane Anna Falcone, che non è parente del magistrato ucciso a Capaci. Presenti sul palco anche Giovanna Marano, candidata al Senato dopo l’esperienza non felicissima alle scorse regionali , il segretario cittadino di IDV  Salvatore Mammola ed il segretario dei Verdi Raffaella Spadaro.  (foto Corrado Speziale)