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Incubi dal parrucchiere

Immaginate un primo pomeriggio di venerdì dal parrucchiere. L’orario è quello di chi lavora e approfitta dell’intervallo per rendersi umana. Passare un paio d’ore in compagnia di una trentina di donne di tutte le età può essere molto interessante, oltre che istruttivo. La prima domanda che sorge spontanea è: “Perché? Perché la maggior parte delle donne che va dal parrucchiere pensa di poter raccontare i fatti propri ad alta voce, incurante del disinteresse totale di chi le circonda?”. La seconda è “Perché l’avanzare dell’età non è il deterrente più efficace contro il cattivo gusto?”. 

Un esempio? Un incontro-tipo del venerdì pomeriggio è quello della professionista affermata o che tenta disperatamente di esserlo. Quella, per intenderci, dell’happy hour del venerdì sera, della spesa del sabato mattina e dell’uscita con marito-compagno-fidanzato il sabato sera. Non sia mai che sia single e vada la cinema con un’amica. Mediamente hanno cinque, sei anelli spalmati su 10 dita (peccato non averne di più), un paio di etti di bracciali ai polsi, Rolex d’ordinanza (ma qualcuno gliel’ha spiegato che è da cafoni e che è molto meglio un classico e discreto Cartier?), abbronzatura da Lampados (così si può sempre fingere una settimana bianca che ormai in pochi possono permettersi) e due o tre tra catene e catenine al collo. 

E veniamo all’abbigliamento. Incuranti dei chili di

troppo si strizzano in maglioncini e magliette troppo aderenti come impone la moda degli ultimi anni, che nel migliore dei casi evidenziano la ciccia sulla schiena compressa dall’elastico del reggiseno (ma un’occhiata alle spalle prima di uscire no?). I rotolini anteriori sono un’altra storia e preferiamo glissare per carità di patria. Di mettere una gonna che mitighi i difetti neanche a parlarne. Meglio i pantaloni di una misura più piccoli, possibilmente a vita bassa. Così quando si siedono e sono senza giacca, possono far sapere al mondo che portano il perizoma invece delle più comode mutandine a vita alta alle quali una vera signora non rinuncia mai quando lavora, lasciando pizzi e simili (ma mai e poi mai tanga e fili interdentali fatti passare per biancheria seducente) ai momenti di seduzione. 

Ultimo capitolo le scarpe. Mie care, una donna bassa è una donna bassa anche quando porta i tacchi. E allora perché sfidare le leggi della fisica oltre a quelle del buon gusto, coniugando le scarpe a tacco alto con i pantaloni? Rassegnatevi: i tacchi si possono abbinare ai pantaloni solo quando si tratta dei meravigliosi pigiama-palazzo da sera inventati negli anni Trenta da Elsa Schiaparelli. Diversamente, fatevene una ragione e calzate scarpe a tacco basso. Ma sono tristemente consapevole che continuerò a vedere l’abbinamento tacco alto-pantaloni ancora per molto tempo… 

Alla prossima mie care, con la speranza che le vostre sortite dal parrucchiere siano più serene delle mie.