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Incendi, la buona volontà non basta

A giocare con il fuoco prima o poi ci si brucia. Potrebbe pure scappare un sorriso di fronte a questo proverbio, se non fosse che con il fuoco si muore e anche troppo facilmente. Nessuno rideva quel 22 agosto 2007 quando un gigantesco incendio distrusse il Rifugio del Falco di Patti, uccidendo Lucia Natoli ed altre tre persone. 

E di memoria e prevenzione si è parlato appunto al Genio Civile mercoledì scorso, in un dibattito sulla difesa del territorio. Presenti l’Ingegnere Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca, il presidente del Centro Educazione Ambientale Francesco Cancellieri, Anna Giordano del WWF, Maria Palella dell’USSM, il presidente dell’Osservatorio “Lucia Natoli” Saro Visicaro e la sorella di Lucia, Rita. 

Al di là di qualsiasi discussione e confronto, la volontà di concretizzare le parole si riflette nel pensiero di Saro Visicaro. “Abbiamo avuto la disponibilità del Genio Civile, delle associazioni di volontariato, delle forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco), ma è chiaro che bisogna andare oltre e mettersi in gioco perché non si può parlare di incendi solo quando avvengono.

La società civile deve cambiare mentalità, deve rendersi conto di quanto fragile sia il nostro territorio e deve impegnarsi per cambiarlo. Noi dell’Osservatorio abbiamo chiesto la concessione del giardinetto di via Geraci, da noi chiamato “Giardino di Lucia”, dove i volontari potranno anche coltivare qualcosa. Non è molto, ma è già un segnale importante”. 

Un momento di commozione insomma, ma anche di rabbia per una tragedia che poteva essere evitata, e che ha strappato alla nipote di Rita Natoli la mamma, il papà, lo zio e la nonna.

L’augurio generale emerso da questo incontro è che non sia il caso a decidere la sorte dei cittadini, ma che siano i cittadini stessi a determinare il proprio futuro,educandoli all’amore per la propria e terra ed alla cura di essa.