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Immondizia in fiamme al Tirone, a Gazzi e a Bordonaro

Il Tirone in fiamme (Foto da FB)

La raccolta dei rifiuti va a rilento e a Messina si dà a fuoco all’immondizia accumulata. Prima al Tirone verso le 20 nella zona di proprietà dei frati del Terzo Ordine Francescano e poi a Fondo Fucile nel rione Gazzi e a Bordonaro. Tutti quartieri popolosi, dove sarebbe stato un po’ più di vento per sfiorare la tragedia.

Complici l’ignoranza e la stupidità di chi appicca le fiamme la diossina si sparge nell’aria, ma di tutto questo non sembra esserci traccia nei diari pubblicati dal commissario liquidatore di MessinAmbiente Alessio Ciacci.

“Non sono incendi veri e propri -spiegano dalla sala operativa dei Vigili del Fuoco- è immondizia alla quale è stato dato fuoco. L’intervento al Tirone è durato un’ora e si è concluso intorno alle 21, mentre si sta lavorando ad altre due chiamate a Fondo Fucile e a Bordonaro. Inoltre, da diverse ore un’altra squadra è impegnata a Mandanici, nella zona jonica”.

Sulle fiamme al Tirone interviene il presidente del IV Quartiere Francesco Palano Quero. “A giugno siamo intervenuti sulla parte pubblica -spiega- ma quella è la parte privata su cui il Comune non può intervenire e per il quale abbiamo richiesto da tempo al sindaco di emettere l’ordinanza necessaria per agire in danno.

Il Terzo Ordine Francescano aveva dato la disponibilità ad intervenire ma, come avevamo preventivato, il costo del lavoro (30 mila euro) è molto oneroso e parecchi mesi dopo un intervento effettuato di concerto con l’assessorato competente e MessinAmbiente, nulla si è mosso”.

“Nel quartiere Tirone -commenta l’architetto Luciano Marabelo- l’immobile di proprietà del Terzo Ordine Regolare abbandonato da decine d’anni e occupato da irregolari marginali e poverissimi stasera è interessato da un incendio. L’edificio è dentro un’area privata sporca e piena di rovi e pattume, l’area non riguarda il progetto della Società di Trasformazione Urbana ma ne condivide percorsi e tracce operative.

L’incendio, come già accadde l’anno scorso, farà svegliare la stampa, forse anche qualche anima bella. Qualcuno dirà che il degrado è figlio delle contestazioni del progetto, qualcun altro dimenticherà che tutta questa storia è un bluff che ha mantenuto per anni e sviluppato questo disastro urbano sociale e culturale. Occorre agire, studiare alcuni atti amministrativi esemplificativi delle città italiane come Milano, Torino e Napoli.

Napoli, più di altre, in una delibera mette mano anche sugli spazi e sugli edifici privati abbandonati. Se un bene privato è in abbandono e questo abbandono procura grave danno e pericolo alla pubblica incolumità, bisogna imporre una soluzione. In quella delibera si preve che il sindaco, dopo aver accertato lo stato di perpetuo abbandono, inviti il proprietario con un atto notificato a ricostituire una funzione sociale sul bene.

Quest’ultimo ha 150 giorni per rispondere, altrimenti si procede con la diffida a presentare le proprie deduzioni entro 60 giorni. In caso di riscontro negativo l’amministrazione comunale procederà all’acquisizione del bene decidendone la destinazione d’uso e senza dover erogare un risarcimento al legittimo proprietario se lo stato di abbandono è certo”.