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Il vampiro dello Stretto, capitolo 21

– Sì, capisco. Tuttavia la comunità non può  accollarsi un rischio simile.

Il pizzicore di prima ritornò. – Sì, lo capisco.

– Dovremo eliminarli. E dovremo farci dire se lo hanno detto a qualcuno. Saranno torturati.

Il pizzicore si presentò ancora una volta, più forte, ma lo cacciai definitivamente nel buio. Pietro mi comunicò quello che avrebbero fatto col tono di chi si accinge ad esaminare la reazione di chi ascolta. Ancora mi sfuggivano le loro intenzioni.

– Avreste potuto farlo senza dirmelo. Non posso fare certo un plauso al tuo tatto. – Sembrò che avessi superato un qualche genere di test a giudicare dal rilassamento che ebbero tutti e tre. Persino Generale Inverno si ammorbidì, anche se forse lo notai solo io e le poche molecole di ossigeno che aveva urtato per farlo.

– Direi che il suo autocontrollo è totale, – Disse Francesco, – siamo già sulla buona strada.

– Lo penso anch’io. – Disse Pietro.

– Credo che ti possiamo dare il benvenuto nella nostra comunità, Gabriele. Ciò che non hai ancora appreso te lo insegneremo noi, assieme alle regole a cui sottostare.

– È tutto qui? – Chiesi senza saper nascondere la mia sorpresa. – Si può sapere allora perché quello stronzetto ha cercato di farmi la pelle, l’altra volta?

– Valerio fa parte della nostra guardia, – Mi spiegò Francesco, – ed uno dei suoi compiti è controllare le rinascite. Non si era mai trovato di fronte a un nato puro e di solito coi trasformati irregolari non ci andiamo leggeri, anzi spesso siamo costretti a distruggerli. Ma prima valutiamo con molto scrupolo il caso: e il suo compito era solo portarti al nostro cospetto.

– Non è contrario alla legge uccidere un altro vampiro?

– Il Consiglio può decretarlo, allo scopo di mantenere entro un certo limite la popolazione della comunità, o in caso di colpe gravi. L’anonimato è sempre stata la nostra migliore arma. Finora.

– Che vuoi dire?

– Diciamo che la tua rinascita è arrivata proprio sul filo di lana, – Disse Francesco inserendosi, – siamo prossimi a vivere il più grande evento della nostra Storia. E lascia che ti dica che sei passato

dalla parte giusta proprio all’ultimo. – Si fermò un attimo per vedere se avessi intenzione di dire qualcosa. – Non sei curioso di sapere di cosa si tratta?

– Mi preme di più sapere se uscirò da questa stanza oppure no.

– Paura? – Girai la testa verso la voce che avevo già riconosciuto: lo stronzetto mi guardava strafottente.

– Non di te, coatto.

– Strano, l’altra volta mi era parso diversamente. Quasi non ti ho riconosciuto stasera, quella notte non ho quasi fatto altro che vedere la tua schiena.

– A me invece è parso di averti fatto fesso tre volte in un’ora. – Non gradì molto quel promemoria, ma tutti gli altri si divertirono parecchio.

– Stai attento Gabriele, – Mi avvertì Pietro, – col tempo diventerai forte, ma sei ancora troppo giovane per fronteggiare un anziano come Valerio, seppure trasformato.

– Doveva prendermi, giusto? Ha fallito. Non lo sto prendendo in giro, è un fatto. – Avevo una voglia matta di rivincita con quello là. Decisi che il momento era quello giusto, solo che stavolta le avrei stabilite io le regole. – Inoltre, visto che sembrate tenere in considerazione quelli come me, voglio dimostrare subito di non essere da meno rispetto ad uno che non è neppure puro.

La provocazione funzionò a meraviglia: lo stronzetto si lanciò contro di me ad una velocità folle, e bastò quello scatto a farmi capire che non ero ancora all’altezza di uno scontro con lui. Non uno leale, quantomeno. Purtroppo però, nonostante il suo scatto bruciante, afferrò solo aria. Si fermò subito, avvolto in un banco di fitta nebbia e sorpreso dalla nuova situazione. Tutti gli altri si alzarono in piedi, compreso Generale Inverno; in effetti, fu un bel colpo di scena.

Avevo imparato a controllare discretamente la mia metamorfosi, ma l’idea su come gestire quello scontro la ebbi una notte in ospedale, mentre mi nutrivo. Era un povero vecchio con due tumori, magro come un’acciuga che aspettava la morte tra dolori che posso solo immaginare. La stanza in cui si trovava era piena e c’era un po’ di trambusto in corsia a causa di un tizio che si era fatto venire una crisi isterica. (Continua sabato 10 settembre)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.