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Il vampiro dello Stretto, capitolo 17

– Pezzo di merda. – Esclamai con più sorpresa che rabbia. Per quello ci sarebbe voluto un po’ più di tempo e di sangue, ma non mi preoccupai più di tanto. Guardai il parabrezza crepato e lo infransi del tutto, poi partii a tutta velocità lungo la discesa. Fu molto scomodo guidare con un cadavere sotto il culo ma per fortuna dovetti continuare solo fino al primo albero. Mollai l’acceleratore e mi accovacciai sulle sue cosce, pronto ad essere proiettato fuori dall’impatto. Quando la punto colpì il cipresso volai fuori così in fretta che l’impatto con l’aria gelida della notte mi fece quasi male. L’esplosione mi ricordò quella di un grosso petardo, ma anche se avevo sentito botti più forti da parte di certi petardi illegali, non feci in tempo a sentirmi deluso: lo spostamento d’aria mi diede un ulteriore slancio che mi regalò la sensazione di volare. Fu una delle poche occasioni che ricordo di quel periodo in cui risi esultante come un bambino.

Passai il resto della nottata e del giorno seguente sotto un buon metro di terra, accogliendo con piacere il coma, quando arrivò: il sangue che avevo bevuto mi stava guarendo rapidamente, ma il prezzo da pagare in termini di dolore fu salato. La notte seguente tuttavia, mi risvegliai del tutto ripreso a parte l’occhio. Le fratture erano sparite del tutto, assieme a tagli e lacerazioni. Solo l’orbita era malamente chiusa da un tessuto nerastro e spugnoso che mi partiva dal naso per arrivare quasi all’orecchio. Avrei avuto ancora bisogno di sangue per guarire, anche se la Sete mi sembrò un tantino più imperante del necessario. Non ci misi molto a capire che usare il Dono era molto costoso in termini di energie. Non avrei potuto mescolarmi alla gente in quelle condizioni, sembravo uno che si è sparato in faccia e non ha capito di essere morto.

Colpii in diversi paesini quella notte, tutti nel raggio d’azione del vichingo, uccidendo una decina di persone in totale. Alla

fine del mio raid ero gonfio come una sanguisuga e mi ritirai sotto il canonico metro di terra con un’ora buona di anticipo sull’alba. Da quelle parti non sarebbe stato più possibile cacciare per un bel pezzo, dieci morti sono una cifra da telegiornale nazionale. Già mi vedevo i titoli che avrebbero dominato i quotidiani per un pezzo, spaziando dai delitti di origine mafiosa a quelli satanici, magari tirando in ballo anche i vampiri (e azzeccandoci, per una volta). Non avevo fatto un favore al vichingo, ma a me serviva sangue e come avrebbe detto lui non ci avrei guadagnato nulla a lasciargli intonso il territorio di caccia.

La notte seguente la utilizzai tutta per allontanarmi da quella zona, col fastidio di un mal di testa pulsante all’altezza dell’occhio. Nonostante la notte di viaggio, non sentii la necessità di nutrirmi neppure una volta. Cambiai del tutto zona, passando il resto della stagione sulla costa ionica, infestando con la mia oscura e tenebrosa presenza la bellissima Isolabella, di fronte a Taormina. Non pensai neppure una volta al vichingo che non aveva voluto dirmi il suo nome e non lo rividi più.

Non cacciai mai in quella zona, mi spinsi sempre in prossimità di Catania per cercare vittime, sempre con prudenza e senza dare nell’occhio. Se era vero che c’era una comunità di vampiri in ogni grande città era meglio non mettersi troppo in mostra. Cacciai con discrezione: colpii sempre senza uccidere, temevo che qualche cadavere in più potesse essere notato. Ricominciai a sperimentare le mie tecniche di caccia e pedinamento, constatando con piacere che i mesi fra i monti mi avevano giovato parecchio. Presi confidenza anche col Dono. Non fu troppo difficile, una volta compreso che si trattava di una questione di concentrazione e non solo di volontà. Pensai spesso a quello che mi attendeva a Messina, ma non presi in considerazione nemmeno mezza volta la possibilità di non tornare. Non era il massimo, ma ci ero nato e cresciuto e la sentivo come mia. Inoltre avevo un dovere verso Marina.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.