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Il vampiro dello Stretto, capitolo 12

– Perché, è raro?

– No anzi, la metamorfosi è quasi comune. Ma questo tipo specifico è particolare: chi ha il Dono della metamorfosi si trasforma sempre nella stessa cosa, ma è difficile che due con questo Dono si trasformino nella medesima cosa. Almeno, questo è quello che mi hanno detto.

– Vuoi dire che mi trasformerò sempre in nebbia e un altro si trasformerà sempre in qualcos’altro?

– Esatto. Ecco come hai fatto a sfuggire a quello là. Nebbia in un banco di nubi. Credo che nemmeno un Anziano avrebbe potuto trovarti.

– Che Dono idiota.

– Non direi. Ouoi passare ovunque tu voglia, in quello stato.

– Anche ora. Buttare giù una parete è come girare una chiave.

– Intendevo senza farti notare.

– Ah. Già.

– Anche per cacciare non credo sia male.

– Ah. Già. – Sorrise, come se non lo sorprendesse quel mio sciorinare idiozie a raffica.

– Non preoccuparti, col tempo imparerai tutti i pregi del tuo Dono e saprai sfruttarlo al meglio. Per la mia esperienza posso dire che non è niente male. Hai mai letto Dracula?

– No, ma ho visto il film. – Mentii per amor di battuta, ma non mi andava di fare il nerd dicendo di saperlo quasi a memoria.

– Sai che il tuo Dono probabilmente è uno di quelli che ha fatto nascere il mito di Dracula? Sempre che te ne importi qualcosa.

– Non in questo momento. Ho bisogno di nutrirmi.

– Allora non ti trattengo. Cerca di non farti rivedere.

– Aspetta! Non posso muovermi.

– Sì. – Mi prese una sensazione orribile alla gola, come se me l’avessero gonfiata con un compressore: sentii quasi la necessità di spararmi in gola due spruzzate con un inalatore da asmatico. Sapeva benissimo che gli stavo chiedendo aiuto, ma non accennò a muovere un dito. Rimasi a guardarlo per quel tanto che me lo consentirono le mie forze. Doveva avermi proprio conciato come una pezza da piedi se non riuscivo neppure a tenere su la testa. Alla fine mi arresi e tornai a poggiare la nuca sul terreno, sfinito.

– Non hai intenzione di aiutarmi?

Che ti levi dai piedi o che resti qui fino a domattina a me non cambia nulla.

– Hai detto che è vietato uccidere un altro vampiro. Che è l’unica legge che non cambia mai.

– Sarà l’alba ad ucciderti, mica io.

– Non ti cambia nulla neppure se mi aiuti.

– Preferisco deciderlo io questo.

– Che stronzo! – Non ebbe bisogno di rispondermi, gli bastò girare i tacchi e allontanarsi in direzione di quel mucchio di luci che delimitava i confini del paesino verso cui si stava dirigendo prima che attirassi la sua attenzione, firmando da solo la mia condanna. – Non mi dici neppure il tuo nome, stronzo di un vichingo?

– Non ne vedo il perché! – Si limitò a gridarmi di rimando, – Se per un miracolo dovessi sopravvivere a domani verresti a cercarmi, perché dovrei facilitarti il compito?

– Non avrei bisogno del nome per ritrovarti!

– Allora dov’è il problema? – Mi pigliava pure per il culo, ma non c’era niente da fare. Avrebbe potuto benissimo pisciarmi addosso se ne fosse stato capace e avrei dovuto comunque rimanere a guardare.

– Puoi almeno dirmi a che ora albeggia da queste parti o ti sembra troppo rischioso anche questo?

– Verso le sette e mezza. Posso fare qualcos’altro per te prima che non riesca più a sentirti?

– Sì, puoi andartene affanculo! – Non si prese il disturbo di rispondermi, continuò a camminare finché non riuscii più a sentire i suoi passi sull’erba. Rimasi a guardare il cielo stellato, cercando di non concedere proprio tutta la mia attenzione alla voce della Sete che mi gridava in testa, disperata peggio di un porco al macello. Non la si poteva neppure più definire voce ormai, era un ringhio animalesco e disperato che nei suoi picchi d’ira e disperazione diventava un ruggito che mi faceva scoppiare la testa e tremare il corpo, incapace di dare anche un minimo sfogo alla frenesia che ormai era padrona di me. E per sommo di disgrazia, le ferite che mi aveva inferto non si stavano rimarginando quasi per niente. Avevo un disperato bisogno di sangue. (continua il 9 luglio)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.