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Il vampiro dello Stretto, capitolo 11

Quando mi resi conto non sarei più riuscito a proteggere quel bambino, arrivai al punto di rottura e gridai terrorizzato. Come se quel grido fosse stato il segnale tanto atteso, la pioggia di colpi cessò. Lui mi fissò sorpreso, in un’espressione di stupore degna di un bambino di fronte alla magia perfetta e fasulla di un illusionista da strapazzo. Lo sguardo pallato e la bocca spalancata in un’enorme O di stupore, regalarono cent’anni di giovinezza a quel viso barbuto senza età.

– Minchia. – Fu tutto quello che disse e mi sembrò buffo da morire. Tuttavia non riuscii a ridere, qualcosa me lo impediva, come in un sogno. Avvertivo di nuovo quella stessa sensazione di leggerezza che provai quella notte sui colli, anche se stavolta si associò una forte sensazione di fiacchezza. Mi sentii distrutto, come dopo dodici ore passate a caricare e scaricare scatoloni da dieci quintali l’uno. Allungò una mano verso di me, incerto come se stesse vedendo qualcosa per la prima volta. La sensazione che ne ebbi fu come se avesse infilato quella mano dentro di me, avvertii nettamente la presenza di un corpo estraneo affondare nel mio corpo. Pensai che avrei dovuto provare quantomeno repulsione, ma non fu così. Ritrasse la mano affascinato, guardandosi le dita avvolte da un sottile filo di foschia. Fece correre il pollice sulle altre dita, come a voler saggiare la consistenza di qualcosa, poi soffiò piano verso di me. Mi sentii spinto via e ne fui sinceramente sorpreso, visto che non sarebbe riuscito a smuovere una foglia con quel soffio.

– Può bastare, – Disse, – direi che abbiamo scoperto il tuo Dono.

E qual è? Avrei voluto chiedere, ma non riuscii a pronunciare una parola. Provai di nuovo ma invano, non ero capace di parlare. Mi guardai attorno allarmato, non ancora cosciente che non avevo bisogno di farlo. In quello stato la mia visuale aumentava a 360° in ogni direzione. Lo capii solo qualche tempo dopo. Mi agitai

anche parecchio, tanto che anche il vichingo se ne accorse.

– Calmati. Cerca di ritornare normale.

E come? Avrei voluto gridargli, ormai sulla buona strada per un attacco isterico.

– Rilassati. Concentrati su qualcosa.

Non mi riuscì neppure di provarci, l’agitazione mi aveva fatto a stento sentire quello che aveva detto. Per fortuna, lo stato in cui ero caduto fece aumentare a dismisura la sensazione di affaticamento che provavo e prima che me ne rendessi conto caddi a terra. L’erba fredda e umida mi rinfrancò un poco, ma ero così debole che non riuscii neppure ad alzare la testa per guardarlo in faccia. Lui si avvicinò fino ad entrare nel mio campo visivo. Sentii chiaramente le fibre dei fili d’erba schiacciati dalle sue scarpe da lavoro rompersi per sempre sotto il suo peso. Mi scavalcò col destro e si mise su di me, di modo da darmi la migliore visuale possibile della sua faccia, anche se il suo cavallo mi si mostrava anche meglio.

– Come ti senti?

– Ho sete. Sto morendo di sete. Sangue.

– Sì, me lo immagino.

– Non…posso muovermi.

– Ma almeno hai scoperto il Dono. – Lo guardai con aria interrogativa e pensai che dovevo avere un’espressione da vero idiota, visto il modo in cui mi guardò. – Non lo hai capito?

– Che domanda stupida.

– Cosa provavi prima?

– Leggerezza. Qual è il mio Dono?

– Sei diventato nebbia.

Nebbia? Cosa voleva dire che ero diventato nebbia? Mi stava prendendo in giro? Prima mi parla di poteri da supereroe anni ’50 e poi finisce che divento qualcosa di appena più dignitoso di qualche migliaio di goccioline d’acqua nebulizzate dallo spruzzino di una casalinga che deve passare la domenica a pulire i vetri di casa? La mia capacità di riassumere tutti quei pensieri in un attimo fu mirabile. – Eh?

– Hai il Dono della metamorfosi. Sei capace di diventare un piccolo banco di nebbia, bruma, foschia, chiamala come ti pare. Avevo sentito parlare spesso di questo tipo di Dono ad Amburgo, ma non avevo mai conosciuto qualcuno che lo possedesse.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.