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“Il vampiro dello Stretto”, capitolo 1

Atterrai sul ponte della nave davvero di cattivo umore. Quella sera Marina non mi aveva dato pace, mi era sempre rimasta davanti agli occhi per tutta la notte. Pensai che avrei potuto risolvere con una puntata alla Madonnina, ma non appena ne uscii capii subito di non aver risolto un tubo. Diciamo solo che uccidere la ragazza che ami non è il massimo della vita, neppure per un vampiro.

Alzai lo sguardo sul ponte di poppa e non trovai nessun paio d’occhi intento ad osservarmi allibito; d’altra parte stava piovendo abbastanza forte da scoraggiare anche il più scafato lupo di mare, figurarsi un pendolare stanco, flaccido e col culo piatto. Non che ce ne fossero molti a quell’ora e in ogni caso sapevo bene che era meglio non prendersela coi marinai, la loro assenza viene notata quasi subito e così anche per i passeggeri con vetture. La cosa brutta è che dopo mezzanotte i pedoni sono rari, anche se per quella sera la mia buona stella ne fece salire un paio giusto per me. Aria sbattuta, zaino in spalla, imbacuccati fino alle orecchie, notebook o libro piazzati davanti al naso. Ne individuai tre o quattro e aspettai il primo che si fosse alzato per andare in bagno. Quando successe, lo abbrancai in un punto lontano da sguardi indiscreti, me lo trascinai fuori sul ponte e tenendogli una mano sulla bocca saltammo giù.

Lo guardai mentre affondavamo, mi fissava con gli occhi sbarrati e pieni di orrore; era grosso e forte, tentò in tutti i modi di liberarsi dal sottoscritto e ogni sforzo gli strappava via decine di bolle d’aria. Posi fine alle sue sofferenze e alle sue illusioni affondando i denti nel suo collo. Lo shock fu tale che morì quasi subito e io, sul fondo dell’insenatura del porto, saziai la mia Sete. Mi aggirai sul fondo tirandomi dietro il cadavere finché non uscii dalla protezione della zona falcata. La corrente era come sempre fortissima e mi trascinò via in

direzione sud. Gli infilai gli artigli tra le costole, bucandogli i polmoni e dopo lo stomaco, di modo che non tornasse su. Lo lasciai andare e anche se l’acqua non era torbida come dentro il porto, non mi ci volle molto perché lo perdessi di vista.

Raggiunsi la nave a nuoto e mi arrampicai su per la fiancata di destra. Mi rifugiai sopra la cabina di comando per stare tranquillo, in attesa che la pioggia battente lavasse via l’acqua salmastra.

Subito dopo l’attracco saltai giù sul ponte di poppa e mi diressi nel salone principale: avevo una manciata di secondi, un minuto forse prima dell’arrivo dei nuovi passeggeri, ma sapevo bene come muovermi. Entrai dall’ingresso più vicino al posto dov’era seduto il tipo, presi la roba che aveva con sé e tornai al mio nascondiglio, in attesa che la nave caricasse. Forse una volta gli avrei dato un’occhiata: non ci avrei perso la serata, ma avrei curiosato il tanto sufficiente a far montare abbastanza sensi di colpa da farmi sentire un verme, riducendomi a nutrirmi di animali magari anche per dei mesi. Adesso avrei anche potuto imprimermi il tutto a fuoco nella memoria, senza che la cosa cambiasse di una virgola la mia filosofia. Presi il tutto e lo gettai a mare una volta a metà traversata.

Quando la nave raggiunse l’interno del porto mi gettai anch’io in acqua e guadagnai la terraferma. Non avevo programmi particolari per la serata, mi diressi a Villa Mazzini e scavalcai la recinzione. Nonostante le luci, i rumori e la vita tutto intorno, quella piccola macchia di verde in mezzo alla città manteneva sempre qualcosa di inquietante, nel suo buio silenzioso. Da un po’ di tempo ne avevo fatto uno dei miei punti d’appoggio. C’era un grande ficus centenario al suo interno, dentro il quale trovavo sempre riparo; fra i rami più alti ci avevo anche nascosto un ricambio. Camminare fradicio non mi faceva né caldo né freddo, ma era una cosa che le mie vittime tendevano a notare. (continua il 23 aprile)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.