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Il terremoto dell’UDC che sfiora Messina

La rivoluzione a Palermo, il nulla a Messina. Il terremoto dell’UDC a Palazzo dei Normanni non arriva a Palazzo Zanca e a Palazzo dei Leoni, dove tutto procede come sempre. Anche se il coordinamento regionale si è riunito a Messina il 27 dicembre scorso per annunciare l’uscita del partito di Casini dal Governo Lombardo, il tornado si limita solo a sfiorare la città. 

Il capogruppo UDC al Senato Gianpiero D'Alia

“Qui a Messina l’MPA è all’opposizione e quindi non cambierà nulla -spiega il responsabile provinciale dell’UDC Matteo Francilia. La situazione è in evoluzione verso la costituzione del Terzo Polo. Quando ci siamo alleati con Buzzanca e Ricevuto per il Comune e la Provincia è stata un’alleanza di programma e non di maggioranza. Certo, a distanza di due anni dobbiamo registrare che la maggior parte dei programmi concordati non è stata attuata. A partire dall’uscita dell’Ente Provincia dalla Sogas. Passaggio questo che riteniamo ancora oggi fondamentale perché incide sulle tasche dei cittadini. E su questo noi non guardiamo né alle alleanze né alle opposizioni, perché il contenimento della spesa pubblica è imprescindibile da qualsiasi altro atto”. 

Deluso dagli alleati a Palazzo Zanca anche il responsabile cittadino dell’UDC Giorgio Muscolino. “I problemi più grossi -spiega- sono sicuramente il bilancio ed il mantenimento delle partecipate. Ma continueremo a dare battaglia anche rispetto al Piano Paesaggistico e al nuovo Piano Regolatore. Tutti temi sui quali all’amministrazione Buzzanca abbiamo chiesto un dialogo e un’apertura che però non ci sono stati. La verità è che è tutto fermo in attesa di capire come finirà la vicenda del doppio incarico di Buzzanca”. 

A determinare l’uscita dell’UDC dal Governo Lombardo le riforme richieste oltre un anno fa rimaste al palo e la costituzione del Terzo Polo ferma ancora alle buone intenzioni. Così, neanche il tempo di mandare giù l’ultimo boccone del panettone di Natale ed il 27 dicembre gli alti papaveri dell’Udc siciliana hanno detto addio a Raffaele Lombardo portandosi via l’assessore al Lavoro Piraino. 

“Non siamo legati ad assetti o poltrone -ha dichiarato il capo gruppo Udc al Senato Gianpiero D’Alia-

ma a soluzioni politiche. Con il nostro appoggio sono state fatte cose importanti, molte altre però sono rimaste sulla carta. La crisi alla quale stiamo andando incontro ha bisogno di riforme strutturali soprattutto in Sicilia, ma il Governo Lombardo non ha la forza necessaria per affrontarle all’Ars. A partire dalla riforma del bilancio, per la quale serve almeno un miliardo di euro. Deludente anche la riforma della sanità. Pretendevamo che si puntasse di più sul pubblico e invece è stato potenziato il settore privato. La verità è che questo Governo ha una maggioranza precaria ed è poco coeso. Ne abbiamo parlato un mese e mezzo fa con Lombardo, che ha sì condiviso le nostre preoccupazioni, ma non ha fatto nulla. Gli abbiamo chiesto di trasformare la precaria alleanza parlamentare che lo sostiene in una maggioranza forte che assegni al Terzo polo un ruolo centrale. Passaggio fondamentale questo, per realizzare le riforme indispensabili per mettere in sicurezza i conti della Regione e garantire la crescita economica e sociale alla Sicilia”. 

E non sono mancate le stoccate per gli amici-nemici del PD. “Abbiamo molto rispetto per il Partito Democratico e per il dibattito al suo interno -ha puntualizzato D’Alia- ma questo non può condizionare gli altri partiti o paralizzare l’attività del governo”. 

Intanto Lombardo, psichiatra e fine conoscitore dell’animo umano, apparentemente fa finta di nulla e la prende con eleganza. “L’intervista di D’Alia -ha dichiarato il presidente della Regione Sicilia- la vedo molto positiva, pone dei problemi veri. Questa presa di posizione ci stimola e ci costringe ad avviare una fase nuova. Ci auguriamo che la presenza dell’Udc nel governo regionale sia rafforzata”. Su quali basi non è ancora chiaro visto che l’Udc sembra intenzionata a non smuoversi dalle proprie posizioni neanche di un millimetro. Ma le vie del consociativismo, molto più di quelle del Signore, sono davvero infinite.

In questo terremoto politico il più tranquillo di tutti è il deputato Ars Giovanni Ardizzone. “Sinceramente adesso mi sento sollevato -dichiara. Era necessario fare chiarezza e ci siamo mossi di conseguenza. Questo è un Governo che va avanti per inerzia. Basti pensare alla riforma delle Asi, voluta dall’assessore Venturi e non certo da Lombardo. È evidente che non c’è una maggioranza politica, ma è con questa che si fanno le riforme”.