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Il Tar rinvia l’udienza per i campetti di Pompei

Veduta dall'alto dell'area da salvaguardare

Per i campetti di Pompei il Tar di Catania ha rinviato tutto metà gennaio. Nulla di fatto dunque il 15 dicembre scorso, nella causa che vede una ventina di famiglie di via delle Mura opporsi ai frati della chiesa di Pompei ed alla progettazioni e Costruzioni Bombaci srl, che nell’area dei campetti sportivi adiacenti al convento vorrebbe costruire un complesso edilizio dal nome decisamente ambizioso, “Residence Orizzonte”, che prevede tre palazzine a sei piani. 

Ipotesi questa, che da quando il progetto è stato presentato nell’agosto del 2010, ha fatto sollevare non solo chi nella zona ci vive ma anche gli scout presenti in quella parrocchia da oltre 60 anni, il Consiglio della IV Circoscrizione e numerosi cittadini che si oppongono alla cementificazione di un’altra porzione di Messina. Tra l’altro, al di là del problema affettivo di generazioni di persone che su quei campetti ci hanno giocato e sono cresciuti, c’è un problema molto più grave, che riguarda l’incolumità stessa di chi abita in via delle Mura e nelle stradine adiacenti. In un’area in cui già vivono 200 famiglie che ogni giorno devono fare i conti con una viabilità assolutamente inadeguata (ci sono tratti di via delle Mura, che è a doppio senso di circolazione, che non raggiungono neanche i 4 metri di lunghezza) aggiungere i disagi di un cantiere prima e di altri insediamenti poi, è inaccettabile. 

Soprattutto alla luce dei disastri degli ultimi anni, dai quali è emerso senza ombra di dubbio che un territorio a forte rischio idrogeologico come quello di Messina, già pesantemente cementificato, deve essere preservato a tutti i costi per evitare ulteriori tragedie.

 Peraltro, come sottolinea nel ricorso presentato l’11 dicembre scorso dall’avvocato Antonio Saitta,  l’articolo 2 delle N.T.A. del Piano Regolatore Generale indica chiaramente che “le sole previsioni del P.R.G. non conferiscono la possibilità di trasformazione edilizia e del suolo ove le principali opere di urbanizzazione primaria (almeno rete idrica, viaria e fognante) manchino o non siano in corso di realizzazione da parte del Comune o non siano comunque idonee, a meno che i richiedenti la trasformazione si impegnino, con apposito atto, a realizzarle o ad adeguarle a propria cura o spese, secondo

le prescrizioni di legge”. 

Un altro scorcio della stessa zona

“Non a caso, infatti -puntualizza Saitta- lo strumento urbanistico prevede la realizzazione di un nuovo collegamento tra la via delle Mura, dove dovrebbe sorgere il complesso edilizio, e la via del Pozzo. Ciò creerebbe un unico tracciato con due distinti punti di innesto nella circonvallazione della città, la Via R. Margherita, con conseguente alleggerimento di tutto il traffico viario della zona e la creazione di adeguate vie di fuga in caso di emergenze. Tale collegamento, tuttavia, non è stato ancora realizzato sicché, in concreto, le urbanizzazioni esistenti non sono oggi sufficienti per consentire l’edificazione del lotto in questione”. 

Insomma, senza una radicale sistemazione della viabilità della zona, pensare di consentire un ulteriore incremento del numero di abitanti della zona è semplicemente fuori discussione. Anche perché, ad aumentare ulteriormente i disagi contribuisce già una scuola privata, la “Empedocle”, che ha sede all’interno dell’Istituto San Luigi ed alla quale si accede solo dalla via Raimondo Ansalone, che più che una strada è un budello strettissimo e inadeguato a sopportare il carico della mobilità della zona. 

“Come IV Circoscrizione -scrivono i consiglieri del Quartiere- riteniamo che il provvedimento di diniego della concessione edilizia richiesta per Pompei emessa lo scorso settembre dal Comune, debba diventare una pietra miliare per il futuro degli atti dell’amministrazione nel campo dell’urbanistica e delle attività edilizie. Non a priori contro imprenditori e sviluppo edilizio, ma a favore dell’incolumità dei cittadini e della tutela e della messa in sicurezza del territorio. Tutte condizioni senza la quali costruire non deve essere consentito. Non si può prescindere dall’immaginare una revisione complessiva dello sviluppo urbanistico che vogliamo dare a Messina, sostenibile ed in sicurezza, partecipato e condiviso. La speranza è che si formi una nuova sensibilità e che i Tribunali, come spesso è avvenuto in un recente passato, non decidano le sorti della nostra città”.

Ed in attesa della sentenza del Tar prevista per gennaio, gli abitanti di via delle Mura sperano che l’atmosfera natalizia aiuti i frati a rivedere le loro posizioni e a fare un passo indietro rispetto ad una decisione, quella di vendere a caro prezzo un’area verde,  che ben poco ha a che vedere con lo spirito di povertà di chi ha fondato l’ordine.