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Il signor Girone, capitolo 16

Senza alcun preavviso, si alzò dalla poltrona, muovendo alcuni passi verso di lei. Giusy sobbalzò, più per la sorpresa che per la paura. Si era aspettata che si alzasse come una marionetta, con schiena arcuata e braccia penzolanti governate da invisibili fili, non che si tirasse su e sfoggiasse un’elegante camminata mentre si apriva il bottone della giacca sulla pancia. Si fermò davanti a lei puntandole gli occhi nei suoi.
– Sapessi, Gabriella, quanto li fa soffrire. Sapessi come e quanto si fanno distruggere dal loro stesso odio. Succede ogni volta che il signor Girone inciampa, rinuncia a parlare anche se ha ragione, pesta una merda o viene maltrattato. Odiano la sua passività, la sua timidezza, la sua umiltà, ma non possono farci niente. Non si può capire senza provare. Ti piacerebbe?- A Giusy la semplice idea provocò dolore. – Posso farli uscire se vuoi, farti parlare con loro. Vuoi parlare con Robert Frampton? Morto lo stesso giorno di Kennedy, ha sulla coscienza 107 vietnamiti, 39 dei quali nello stesso giorno: 88 uomini, 15 donne e 4 bambini. Le donne le ha tutte stuprate, prima. Snorri Sturlson non si avvicina nemmeno a questa cifra, ma non è male neanche lui. È vissuto fino a 97 anni ed ha ammazzato solo una persona, suo figlio ventenne, dopo averlo malmenato e violentato tutti i giorni della sua vita. O magari ti piacciono i classici? Vuoi che ti faccia parlare con Jack? Oh, io adoro Jack! La storia di Whitechapel non è che la punta dell’iceberg…
– Smettila! – Gridò Giusy esasperata, – Smettila, ti prego! – Lui obbedì, sebbene con aria falsamente dispiaciuta.
– D’accordo, la stavo tirando per le lunghe solo per aiutarti. Devo dedurne che ti senti pronta a farmi finalmente la domanda da un milione di euro? – La cosa-signor Girone inclinò la testa a destra, come a volerla studiare meglio, ma rimase solo in attesa della sua risposta. Giusy guardò ancora una volta quegli enormi occhi senza fondo sperando che non la toccasse, perché se così fosse stato sarebbe morta, anche se lo era già. Sarebbe morta due, dieci, mille volte, ne avrebbe perso il conto.
– Devo venire con te? Io sono tua, come Vanni?
– No! – Sembrò che fosse quasi offeso da quell’idea, – Certo che no! Saresti già con gli altri, altrimenti. Questa amabile chiacchierata la devi al tuo caro signor Girone, ha voluto che ti preparassi. Anche tu sei destinata all’Inferno. Se fossi una di quelli destinati ai piani alti non avrei potuto trattenerti qui.
– Mai stata il tipo da arpa e aureola. – Confessò con una sorriso stanco.
– Ti fa onore, Gabriella. – Le parole erano accorate, ma il tono era sarcastico.
– Almeno, posso sapere cosa mi succederà?
– Non appena non

sarai più sotto la mia influenza avvertirai con più chiarezza la necessità che senti anche ora di andartene. Saprai dove recarti per raggiungere…
– Intendevo quale sarà la mia pena.
– Ma certo. Finirai coi Lussuriosi. A dire il vero non è una sorte molto diversa da quella che riservo ai miei. Siamo in tanti e non conosco tutti, ma la fortuna ha voluto che conosca il tuo prossimo padrone di casa. È un maniaco sessuale, perennemente preda delle sue pulsioni verso qualunque cosa sia dotata di apparato riproduttore. Ed è impotente.
– Poteva andarmi peggio. – Brontolò lei in ultimo tentativo di fare la sostenuta.
– Oh, adesso non fare lo stesso errore dei miei, Gabriella, è già peggio. Non mentire a te stessa dicendoti che l’amore fisico, sensuale e bestiale non sia la cosa più importante, per te. Nemmeno dopo un’intensa giornata di lavoro ti riesce di pensare a qualcos’altro abbastanza a lungo per non rivivere nella tua mente i migliori incontri della settimana. Io lo so. Io lo so. Cosa farai quando non riuscirai più a sfogare il fuoco che hai dentro?
– Giusy non seppe rispondere a quella domanda. In effetti non credeva nemmeno che esistesse, una risposta sensata. – Suppongo che tu mi abbia preparata abbastanza.
– Lo credo anch’io. È tempo che me ne vada.
– Non mi hai detto come ti chiami.
– Già, è vero. Il mio nome è Girone.
– Cosa?
– Suona strano senza il “signor” davanti, vero? Non è molto originale, ma non mi serve l’originalità. Mi serve che mi descriva alla perfezione.
– Vi chiamate tutti Girone, quindi?
– Non tutti, no. Il tuo per esempio, si chiama Cerchio.
– Cerchio?
– Te l’avevo detto che qualcosa di vero c’era, in quel pastrocchio di Divina Commedia. – Così dicendo si allontanò, girandosi verso la porta. – Porterò i tuoi saluti al signor Girone, Gabriella. Sono sicuro che gli mancherai. – Un attimo dopo Giusy era sola, col cadavere di Vanni ancora caldo e il suo di là, nell’altra stanza, che non aveva il coraggio di andare a guardare. La cosa-signor Girone sembrava non esser mai stata lì. Forse era stato tutto un sogno, chissà. Giusy cominciò a convincersi di essersi immaginata tutto, mentre attraversava il muro. Un secondo dopo, la stanza rimase deserta, in attesa che qualcuno scoprisse il suo segreto.
Girone uscì dal condominio in tutta calma, ma di buon passo. La gente che incrociava per le strade ormai buie della città lo evitava senza accorgersene, salvo poi girarsi straniti a cercare qualcosa che non si riesce a mettere a fuoco. A Girone piaceva sentire quella reazione nelle persone, ma per quella volta decise di lasciar stare: era tardi e l’indomani il povero signor Girone avrebbe dovuto prendersi una lavata di capo per essere uscito senza permesso. (Fine)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.