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Il signor Girone, capitolo 15

Giusy avrebbe voluto rispondergli che non era vero che si immaginava così l’Inferno, ma in effetti si trovò in seria difficoltà quando provò ad immaginare un luogo che in qualche maniera se ne differenziasse. – Se sapessi quante panzane ha infilato quel Nasone in quella sua sbrodolata logorroica, ti verrebbe da ridere ogni volta che vedi il volume sullo scaffale della libreria!
– Che cosa vuoi dire?
– Che di tutto quello che vedi nella Divina Commedia, di autentico non ci sono più di un paio di cose.
– Quindi ha visto davvero l’Inferno?
– Non è questo il punto. Volevo solo farti capire qualcosa di più su di me. L’Inferno non è come lo ha dipinto il vostro “padre Dante”, e non è neppure un luogo definito. L’inferno sono io. O meglio, sono una delle sue parti.

– Tu sei…l’Inferno? – Un’affermazione così madornale l’avrebbe fatta morire dal ridere in qualunque altro contesto, era eccessiva al punto di essere paradossale. Eppure non le venne da ridere neanche un po’. Anzi, sembrava una definizione inventata per lui. Insomma, gli credette all’istante.
– Sono una sua parte. Burocraticamente parlando, appena qualcosa più di quello che il tuo caro signor Girone fa per vivere. La mia specialità sono i violenti, i superbi e gli arroganti. Quando muoiono li accolgo dentro di me, proprio come è successo al povero Giovanni, che lì dov’è seduto ha già iniziato a decomporsi. Vivranno dentro questo involucro per tutta l’eternità.
– Tutto qui? – Chiese quasi sorpresa. Il sorriso della cosa-signor Girone sembrò allargarsi a dismisura a quella risposta, anche se come al solito, rimase immobile come una statua di pietra.

La loro prigione è il signor Girone. Vivono quello che vive lui. Provano quello che prova lui, anche se lui non li sente. Credi che sia una pena leggera per dei violenti e degli orgogliosi e dei superbi, subire sulla propria pelle tutte le umiliazioni che vive lui, giorno dopo giorno per tutta l’eternità? Subire quello che loro fecero subire ad altri, trovarsi nei panni delle loro vittime? Io, a differenza del signor Girone, li sento. Uno per uno, Gabriella. Sento il loro orgoglio e la loro sfrontatezza. Nei primi tempi gli sembra sempre una sciocchezza la loro pena, ma sbagliano. E sai perché? Perché ragionano in termini umani, non si rendono conto che la

loro pena non avrà fine. E ti assicuro che ci vuole molto meno di un’eternità per vedere la loro sicurezza incrinarsi, la loro pazienza esaurirsi. E poi arriva l’insofferenza, la rabbia e la follia. Per cominciare, ovvio.
Aveva finito. Giusy non seppe cosa dire per infrangere quel silenzio. Aveva paura di aprire bocca, una paura fottuta. Perché se quello non era un incubo e lei era morta davvero, la prossima domanda avrebbe potuto darle una risposta che non avrebbe potuto accettare.

– Non ci credo. Se fosse vero, dovresti schizzare da una parte all’altra del mondo come una scheggia impazzita ogni secondo, per prenderti i tuoi morti. – Si sforzò persino di guardare quella strana creatura dentro quegli occhi senza fondo, mentre lo diceva. Tuttavia non ci furono cambiamenti sostanziali nella sua espressione.
– Gabriella, Gabriella. È da quando ci siamo conosciuti che ti dico che io non mi muovo e che sono loro a venire. Solo, quando muore qualcuno vicino a me, vado a trovarlo. Perché mi piace. Ma non credo che sia questa, la domanda che volevi farmi, vero?

Giusy finse di non essere stata colta in fallo, anzi cercò di depistare quella muta di segugi di cui già si sentiva il fiato sul collo. – Se tu sei…quello che sei, chi è il signor Girone?
– Vuoi sapere chi ti sei scopata tutto questo tempo? – Chiese con qualcosa più di una vena di cattiveria, ma poi il suo tono tornò come prima. – Non preoccuparti Gabriella, sei stata con gente molto peggiore. Quanto al signor Girone…credo si possa dire che è una parte di me. Per qualche motivo che mi sfugge, voi esseri umani vi sentite a disagio in mia presenza. – Stava ridendo di lei. Le labbra non si erano mosse, ma dentro stava ridendo di lei, lo sapeva.

– In effetti, neanche lui è del tutto esente da questo effetto: ma attraverso lui la maggior parte della gente avverte una semplice antipatia istintiva. Sapessi quante volte è stato costretto a cambiare appartamento perché i vicini non lo sopportavano più! Ma è il male minore, alla fine. Per dirla in termini a te comprensibili potrei dire che è la mia facciata di rappresentanza. Oltre ad essere lo strumento con cui intrattengo i miei amati ospiti, certo. Tutte le cazzate che combina non gli capitano certo per caso, sai? (l’ultima puntata sabato 26 marzo)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.