Il signor Girone, capitolo 13

– Non ti farò del male.
– Io…non capisco che succede. Perché parli così? – E soprattutto perché non muovi quelle cazzo di labbra? Avrebbe voluto chiedergli, ma non ne sarebbe mai stata capace.
– Ti spiego io che succede. Vediamo, da dove posso iniziare? – Come a volersi contraddire però, tacque. Girò la testa verso Vanni: sembrava che qualcuno girasse la testa ad una marionetta. – Scusa un attimo. – Il respiro del delinquente, già impercettibile si arrestò del tutto, e il corpo si rilassò sgonfiandosi.
– Cosa…
– Sssst. Non disturbarlo, è un momento importante. Giovanni.

Vanni spalancò gli occhi e si tirò a sedere, come se gli avessero gettato addosso una secchiata d’acqua gelida.
– Cosa cazzo…
– Sei morto Giovanni. Vieni.
– Ma che cazzo dici, Frodo. – Esclamò Vanni mentre muoveva due passi incerti verso di lui. – Cosa cazzo…
– Ti stai ripetendo, Giovanni. Il tempo del tuo libero arbitrio è finito. Da oggi inizi a rispondere delle tue scelte.
– Ma chi cazzo sei tu, eh?
– Imparerai a conoscermi, Giovanni. Ti giuro che mi conoscerai molto più di quanto ora sei convinto di conoscere te stesso.
– Io non voglio conoscerti, stronzo! Ti ammazzo se ti avvicini!
– Sei tu che ti stai avvicinando, Giovanni. – Infatti Vanni continuò ad esibirsi in una camminata da ubriaco che lo avvicinava a quella strana marionetta che somigliava al signor Girone. – Non puoi farne a meno, capisci? Attiro i miei morti come il fuoco le falene. E tu sei mio.
– Vuoi dire che quella pompinara mi ha davvero ammazzato? – Chiese sorpreso, rabbioso e smarrito allo stesso tempo.
– Sei morto e stramorto, Giovanni. Basta con le domande.
– No! ti prego, aspetta! – Piagnucolò.
– Io sono fermo, Giovanni. Sei tu che vieni da me, te l’ho già detto. – Il sorriso che gli rivolgeva era il medesimo che aveva rivolto a lei poco prima: non biasimò Vanni per essersi messo a piangere, ne aveva voglia anche lei.

– Troiaaa! – Gridò Vanni disperato, mentre continuava ad avanzare, – È colpa sua, spero d’averla uccisa! Puttanaaa! – Continuando a strepitare, il malcapitato perdigiorno si sedette dove era seduto il signor Girone, sparendo dentro di lui. Giusy, già paralizzata da quando aveva visto Vanni sdoppiarsi per alzarsi e allo stesso tempo restare sdraiato lì dov’era, sentì la necessità di pisciarsi addosso, solo che non fu capace neppure di quel piccolo atto di volontà. Quello che aveva appena visto non le era nuovo a dire il vero, Patrick Swayze e Whoopi Goldberg avevano fatto la stessa cosa in Ghost (e l’effetto là era stato anche migliore), ma vederlo succedere a un paio di metri faceva tutt’altro effetto. Tornò a guardarla fisso, con quegli occhi che non sorridevano come quel taglio sottile che pretendeva di essere la bocca della cosa-signor Girone cercava di darle a intendere.
– Mi scuso per il linguaggio.
– Senti, io comincio ad avere davvero paura! Che cosa

gli hai fatto?
– Niente che non abbia il diritto di fargli.
– Lo hai ucciso.
– Oh no, quello lo hai fatto tu.
– Io?
– È normale che ti senta confusa. Prova a ricordare cosa sei venuta a fare qui. Così ti sarà più facile accettare anche quello che ti dirò io.
– No, io voglio…cioè devo andare via.
– Ma non riesci ad andartene. – Era vero. Avvertiva la necessità di lasciare quel posto, ma allo stesso tempo non riusciva neppure a toccare la maniglia della porta. – È la mia presenza che ti confonde.
– Tu sai dove devo andare, vero?
– Fai come ti ho detto. Cerca di ricordare cosa sei venuta a fare qui.

Stavolta Giusy obbedì. Per quale motivo era andata da quel balordo? Aveva difficoltà anche a ricordarne il nome. Vanni, si chiamava Vanni e spacciava di tutto un po’, dall’eroina alle sigarette. E di tanto in tanto si convinceva di essere il suo protettore. In un paio di occasioni si era anche comportato come tale allontanando qualche cliente molesto, ma erano state molte più le volte in cui le aveva fregato i risparmi senza nessun motivo.

Era rimasta a corto di erba, così aveva stretto i denti e si era persuasa a fargli visita, ripromettendosi per l’ennesima volta di cercarsi un altro spacciatore, in futuro. Purtroppo beccò Vanni in un momentaccio, era nervoso e ubriaco. Non solo le fece pagare la merce un occhio della testa, ma pretese anche che gli desse la sua parte per la protezione, così iniziarono a litigare. Vanni, che dava il meglio di sé quando ragionava con le mani, le rifilò un paio di schiaffoni al puro scopo di chiarirle il suo punto di vista. Tuttavia lei non era mai stata il tipo di ragazza che si fa fuggire in lacrime con due schiaffi. Gli tirò un calcio che gli disintegrò i testicoli. Vanni si accasciò boccheggiando con le mani fra le gambe a cercare una virilità che temeva di aver perso per sempre. La visione di lei che si dirigeva verso la porta con un sorriso di superiorità però, gli diede la forza di rimettersi in piedi. La tirò per i capelli e le diede un pugno al centro della schiena con tutta la forza che aveva.

Ricordò bene quel dolore, si era diffuso in un istante paralizzandola in quella innaturale posizione arcuata e togliendole il fiato. Si era rifiutata di piangere anche se la schiena le aveva gridato di farlo, tuttavia non aveva potuto fare altro che cadere e restare a terra in quella posizione, in attesa che il dolore scemasse. A Vanni però non bastò vederla in quello stato. Al contrario, i fumi dell’alcol gli suggerirono (col tono del comando) di darle un ulteriore segno della sua superiorità, per cui si sbottonò la patta dicendo, più a se stesso che a lei: adesso vedi chi comanda. Giusy, anche volendo, non avrebbe potuto opporre una grande resistenza in quelle condizioni, perciò decise di lasciarlo fare. (continua il 12 marzo)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.

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