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Il racconto dei racconti


Il racconto dei racconti
Il racconto dei racconti

Paese: Italia, Francia, Regno Unito

Genere: Fantastico

Durata: 125 minuti

Regia: Matteo Garrone

Matteo Garrone decide di portare in Italia un genere che, eccezion fatta per una certa fascia di pubblico, è un oggetto totalmente sconosciuto, in particolare per la quasi totalità dei produttori.

In tre regni vicini, ci sono re, regnanti e principesse, ognuno con i propri problemi e i propri capricci. La regina di Selvascura non riesce ad avere il tanto sospirato figlio e insieme al marito si rivolge a un misterioso negromante che propone loro una soluzione atipica e rischiosa: mangiare il cuore di un drago marino cucinato da una giovane vergine…

Il re di Roccaforte durante una delle giornate trascorse alla ricerca del piacere, ode una voce provenire da una casetta. La voce è talmente bella che il re si innamora perdutamente senza neppure aver visto il volto della proprietaria. Comincia a inviare regali, sperando di ottenere un colloquio dall’angelica creatura…

Il re di Altomonte ha un segreto: ha catturato una pulce e ne ha fatto il suo animale da compagnia preferito. Ci gioca amorevolmente, la nutre a sangue e bistecche e la pulce cresce a

dismisura, fino a rasentare le dimensioni di un maiale. Quando muore, addolorato la fa scuoiare e decide di promettere la mano della figlia a chi saprà indovinare, guardando la pelle della creatura, a quale animale appartenga…

Garrone ricorda agli italiani la vera origine delle fiabe che siamo abituati ad associare a nomi quali Perrault o Grimm. Con Il racconto dei racconti infatti rende una buona trasposizione de Lo cunto de li cunti, la semisconosciuta raccolta di fiabe di Giambattista Basile che ha ispirato le più celebri raccolte di altri autori d’oltralpe.

Nonostante il coraggioso cambio di genere, l’impronta filosofica di Garrone permane. La coperta fantasy infatti serve solo a travestire il duro pensiero pessimista di Garrone nei confronti della natura umana. I toni sono cupi e austeri, si parla di morte senza problemi. Lo sfarzo c’è, il bello anche, ma nonostante tutto allo spettatore rimane comunque la sensazione che l’intrattenimento di cui godrà non sarà poi così piacevole. Un po’ come in certe pellicole di Kubrick.

Meglio di quanto si osasse sperare, alla fine. Un’opera del genere, sebbene non indimenticabile, lascia diverse sensazioni positive e soprattutto può essere un’ottima possibilità per portare all’attenzione di chi non la conosce un’opera letteraria italiana quasi dimenticata e per aprire la strada alla produzione di altre pellicole di genere, non solo fantasy. Consigliato a tutti.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.