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Il Pubblico impiego a Messina, tutti i numeri della FP Cgil

La FP Cgil di Messina

Quello delle carenze e degli esuberi del Pubblico Impiego a Messina è un paradosso solo apparente. A fare chiarezza tra dati e cifre in apparente contraddizione, il segretario generale della FP Cgil Clara Crocè.

“Da troppo tempo, ormai, il lavoro pubblico è annientato da una politica di tagli indiscriminati che anno dopo anno, riforma dopo riforma, hanno letteralmente svenduto il settore della Pubblica amministrazione ha spiegato la Crocè. A pagare il prezzo più pesante di questi interventi, sono proprio quei Comuni come Messina, dove il settore pubblico ha sempre rappresentato la vera forza del tessuto economico sociale. Che oggi, di conseguenza, si trova allo stremo delle forze”.

Accanto a lei, durante la conferenza stampa organizzata stamane, la segreteria della Funzione Pubblica della Cgil di Messina Giovanni Millimaggi, Carmelo Pagana e Carmelo Pino e il segretario generale della Cgil locale Lillo Oceano.

In Italia -hanno spiegato i dirigenti sindacali- il numero del personale operante nel pubblico ogni 100 abitanti, è passato dal 6,4 al 5,8%. Secondo il IX Censimento Istat, in dieci anni i dipendenti della Pubblica Amministrazione, al netto dei militari e degli appartenenti alle forze di polizia, sono scesi da 3.209.000 a 2.840.000, facendo registrare un calo di 368 mila dipendenti, pari all’11,5%”.

Scendendo nei dettagli, ad avere la peggio sono le lavoratrici, visto che la componente femminile è in continua diminuzione. Nel 2009 le impiegate nella PA erano 1.823.000, nel 2011 sono scese a 1.784.000: 40.000 in meno. Insomma, tra tagli e blocchi, il numero dei dipendenti pubblici è sceso drasticamente, senza alcuna attenzione agli effetti su servizi essenziali come quelli offerti dagli enti locali e dalle Regioni, a partire da sanità e assistenza alla persona”. Di seguito, il dettaglio dei singoli settori.

SANITA’ PUBBLICA Trenta miliardi di tagli lineari al Sistema Sanitario Nazionale per gli anni che vanno dal 2011 al 2015. Tagli che mettono in discussione la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza, le condizioni di lavoro e persino i livelli di occupazione. L’Italia spende in salute circa il 7% del Pil, a fronte di più dell’8% della media Ue.

Ma il sistema sanitario nazionale è anche un eccellente investimento economico. Il valore aggiunto della filiera della salute è maggiore ai 150 miliardi di euro, pari a circa il 12% del Pil. Per ogni  euro speso in sanità si generano circa 1 euro e 70 centesimi. Le riduzioni dei finanziamenti stanno causando ricadute negative, anche sull’occupazione, nei settori privati che svolgono attività pubbliche per conto del Sistema sanitario nazionale, come strutture sanitarie e socio sanitarie “convenzionate”, in quelli della fornitura dei servizi e nei settori produttivi dell’indotto, nel mondo della cooperazione sociale.

ASP 5 MESSINA Nella nostra provincia, rispetto alla dotazione precedente risalente al 2007, il personale medico, infermieristico, socio-assistenziale, tecnico e amministrativo risulta ad oggi ridotto di quasi 500 unità, tra sedi ospedaliere e territoriali. Si è passati dalle 5.524 unità di personale agli attuali 5048. Nei presidi ospedalieri, sulla base della dotazione organica del 2010, operavano 3.012 unità di personale, oggi è stato operato un taglio dell’8% e se ne prevedono 2.842.  Ciò incide negativamente nel rapporto tra posti letto e unità di personale.

Al PAPARDO-PIEMONTE, dopo i tagli del 2010, il blocco del turn over  e delle assunzioni  l’organico previsto era di 1.662 unità per un totale di 543 posti letto. Di fatto, però, l’organico è di 1.574 unità, di cui 403 medici, 675 infermieri, 11 Operatori socio sanitari. Per quanto riguarda i medici, nel SSN ci sono 10.000 precari che lavorano a Partita Iva, a gettone o Cocopro. Il contratto è bloccato per 4 anni, senza contare la questione ancora aperta dell’assicurazione. La norma in discussione prevede l’obbligo per i medici di contrarre la polizza assicurativa personale “per colpa grave”. E rischia di essere, per ogni singolo medico, onerosissima, perché  potrebbe gravare per somme fino a 15 mila euro all’anno.

SANITA’ PRIVATA Quando si parla di welfare, però, non ci sono solo le strutture pubbliche, ma anche il variegato mondo dei soggetti privati profit e no profit che lavorano per il pubblico. E’ il caso della Sanità Privata e del terzo settore. Nonostante i numeri affermino chiaramente un notevole aumento del volume di finanziamenti pubblici spostati verso il privato accreditato, le condizioni lavorative in questi settori hanno subito una insostenibile involuzione: contratti non rinnovati, precarietà, mancato rispetto dei diritti del lavoro, crisi e licenziamenti accomunano tutte le grandi associazioni e aziende. Per questo appare incomprensibile l’ostinato rifiuto di alcune associazioni di non rinnovare i contratti nazionali, alcuni fermi da oltre 7 anni.

Clara Crocè, segretario generale FP Cgil di Messina

COMUNI ED ENTE PROVINCIA In soli 6 anni, dal 2009 al 2015, si sono sommati quasi 150 miliardi di tagli, 61,6 miliardi di trasferimenti in meno e 88,3 miliardi sul patto di Stabilità interno. Ad esempio, dal 2008 al 2013 ci sono stati 32 miliardi di euro di minori trasferimenti, ai quali si sommano circa 32 miliardi in meno spendibili dai Comuni per effetto dei blocchi di spesa imposti dai patti di stabilità.

Per quanto riguarda il personale, invece, a causa del blocco del turn over, le autonomie locali hanno subito una pesante riduzione. Dal 2001 al 2011 il personale in forza ai Comuni è diminuito del 10,6% e quello delle Regioni dell’8,6%, con un’accelerazione negli ultimi anni a causa dell’aumento dei pensionamenti.

Solo nei Comuni si è passati dalle 479.233 unità del 2007 alle 446.954 del 2011, di cui il 10% precari. Sempre nei Comuni, il blocco del turn over ha causato una riduzione del personale con laurea, passato dal 18% del 2010 al 16,7% del 2011. In Sicilia, le carenze in organico dei nostri Comuni sono colmate grazie ai precari. Nella sola provincia di Messina sono 3.185. Il personale di ruolo in molti Comuni è ridotto a lumicino. E’ necessario superare l’utilizzo improprio del lavoro precario per offrire certezze alle migliaia di lavoratori che prestano da anni la propria attività e soprattutto assicurare continuità all’erogazione delle prestazioni ai cittadini. Al Comune di Messina la dotazione organica di diritto al 31 dicembre 2001 era pari a 3.857 unità, ma vi operavano 2.591 addetti. Al 31 dicembre 2013 la dotazione organica prevista è di 2.288, ma il totale dei posti occupati è pari a 1.523 unità.

Sul fronte di Palazzo dei Leoni invece, su una dotazione organica complessiva di 1.800 unità, in servizio risultano essere solo 1005, tra cui vanno contati anche i 98 precari. Ogni riorganizzazione del personale però, è strettamente legata alla costituzione, nel caso di Messina, della Città Metropolitana, che eliminerà definitivamente l’ente Provincia Regionale

POLIZIA LOCALE L’attacco ai servizi pubblici ha colpito anche la polizia locale. Con la manovra del Governo Monti un colpo di spugna ha cancellato l’istituto della causa di servizio e dell’equo indennizzo, creando un’insopportabile discriminazione anche nei confronti di una professione fortemente esposta ai rischi. L’assenza di una seria legge per la Polizia Municipale e Provinciale ha poi deteriorato la qualità di questo servizio pubblico, facendone pagare il prezzo sempre ai cittadini. Confusione, legiferazioni regionali contraddittorie, modelli organizzativi che non rispondono alle necessità dei cittadini, hanno inoltre distolto l’attenzione dai veri problemi che attanagliano il settore. L’organico del Corpo dei Vigili Urbani del Comune di Messina è sottodimensionato: 390 unità su una dotazione di diritto di 700 unità.

WELFARE Negli ultimi cinque anni, in Italia, si è assistito ad un taglio netto del welfare, tutti i fondi hanno subito tagli indiscriminati. Il Fondo nazionale per le politiche sociali è passato da 1,5 miliardi di euro del 2008 ai 344 milioni del 2013. Il Fondo politiche per la famiglia è passato dai 197 milioni del 2008 a zero euro nel bilancio previsto per il 2013. Il Fondo politiche giovanili è stato finanziato con 37 milioni di euro solo nell’anno 2010, nel 2013 zero euro in bilancio. Il Fondo pari opportunità è passato dai 64 milioni del 2008 a zero euro in bilancio per il 2013. Il Fondo non autosufficienti è stato rifinanziato nel 2013 con 275 milioni di euro dopo essere stato pressoché azzerato negli anni 2011 e 2012 .

ASILI NIDO Secondo i dati più recenti solo il 18,7% dei bambini fino ai 2 anni frequenta un asilo nido. La quota è maggiore nel Centro-nord, mentre nel Sud e nelle Isole la percentuale scende  drammaticamente. La differenziazione regionale porta l’Emilia Romagna ad avere quasi il 30% di bambini iscritti e la Campania meno del 3%. L’accesso ai nidi insomma, è un diritto garantito ad alcuni e negato ad altri. Oggi, con la crisi dei Comuni, si rischia di far scomparire anche quelle realtà. A pagare le maggiori conseguenze sono i bambini con le loro famiglie e il personale costretto a carichi di lavoro sempre maggiori e ad un peggioramento delle condizioni contrattuali.

A Messina gli asili nido comunali esistenti sono attualmente tre. La struttura dell’asilo di  San Licandro  è in grado si ospitare fino ad un massimo di 40 minori, 30 tra divezzi e semidivezzi e 10 lattanti. La struttura di Camaro può ospitare fino a 21 bambini, 16 tra divezzi e semidivezzi e 5 lattanti. Mentre la struttura Angolo del Cucciolo può ospitare fino a 25 bambini di età compresa tra i 12 e i 36 mesi.  Numeri del tutto insufficienti  per una città che dovrebbe diventare Metropolitana. A ciò si aggiunge la condizione di precarietà degli operatori  in quanto loro gestione, essendo legata al lacunoso sistema degli appalti affidati alle cooperative sociali e quindi alle continue esternalizzazioni, non riesce ad essere garantito in maniera duratura e lineare, come d’altra parte accade in tutte le attività del terzo settore.

IGIENE AMBIENTALE Tutela della salute degli operatori, rinnovo del contratto, adeguamenti salariali, rafforzamento della contrattazione: sono le questioni sulle quali ci si misura quotidianamente anche nel settore dell’Igiene ambientale. Un settore con 90.000 addetti, metà alle dipendenze delle aziende pubbliche, metà presso aziende

private. Questi lavoratori si trovano ad operare fra mille difficoltà, primo fra tutti l’arretrato che le amministrazioni pubbliche hanno accumulato nel pagamento delle prestazioni: oltre quattro miliardi di euro.

A Messina la dotazione organica del settore riesce ad essere in linea con i bisogni della città, ma il generale sistema di precarietà, i tagli ai trasferimenti e il sistema degli ATO mangia-soldi, ormai sulla strada della “soffitta” vista la prossima nascita delle SRR, hanno prodotto un grave indebitamento di cui oggi, utenti da una parte, e lavoratori dall’altra, pagano un prezzo altissimo.

GIUSTIZIA Il settore giustizia in Italia impiega 38.000 addetti, con 8.000 carenze. Con la carriera bloccata dal 2000, si tratta dell’unico personale nel comparto-Stato a non aver avuto alcuna opportunità di riqualificazione professionale. Anche qui sono arrivati tagli ai finanziamenti, con una riforma della geografia giudiziaria frettolosa e sciatta che si è tradotta in un ritiro dello Stato dal territorio. Le dotazioni organiche già ridotte nel marzo 2012 e ulteriormente nell’ottobre 2012 di 41 unità presso gli uffici giudicanti, risultano oggi composte da 435 dipendenti, distribuiti nelle tre aree e 210 dipendenti distribuiti nelle varie aree negli uffici requirenti, con ulteriore carenza complessiva di 40 unità di personale andato in pensione e non sostituito. L’apparenza non deve ingannare, poiché le piante organiche da anni sono costruite non sulla base delle esigenze funzionali dei carichi di lavoro, ma con criteri ragionieristici di tagli alla spesa pubblica.

A Messina, sulla base di una dotazione organica per gli uffici giudicanti pari a 435 unità (contro le 476 della precedente dotazione) in servizio risultano esserci complessivamente 413 unità, con un taglio quindi di 41 unità in pianta organica ed una carenza di 22 unità. Per gli uffici requirenti, invece, sulla base di una dotazione organica di 210 unità, in servizio risultano esserci 187 dipendenti, con una carenza di 23 unità.

SICUREZZA-CARCERI Per quanto riguarda i penitenziari italiani, il Decreto Carceri dello scorso marzo ha fissato l’organico complessivo della Polizia penitenziaria in 45.121 unità. Il precedente, nel 2001, era di 44.000. Oggi sono circa 37.500 i poliziotti penitenziari in servizio nei 206 istituti per adulti, di cui però solo 23.000 realmente impiegati nelle carceri e servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti. Il resto è destinato a coprire carenze di organico di figure amministrative e tecniche. E’ questo il risultato di un calo di risorse incessante, con 8.000 unità in meno, a causa del blocco del turn over e di un lavoro usurante che crea patologie invalidanti. Il tutto, malgrado il sovraffollamento delle carceri, con 66.000 detenuti rispetto a una capienza massima di 42.700 posti, per lo più provocato negli ultimi dieci anni da leggi e pacchetti sicurezza inadeguati.

Il carcere di Messina Gazzi

Alla casa circondariale di Gazzi, risultano impiegate 204 unità di polizia penitenziaria, 154 ai servizi interni e 50 addetti alle traduzioni. Tutto ciò di fronte di un organico previsto di  293 unità. Sul fronte opposto invece, i posti per i detenuti sono 140 contro i 310 detenuti attualmente  costretti nel carcere messinese. Per la Fp Cgil, una situazione del genere dovrebbe suggerire al governo di integrare il personale mancante, come poliziotti penitenziari, educatori e assistenti sociali. Invece, si continua ad assistere non solo ad una perdurante rispalmatura delle risorse umane disponibili, ma addirittura, come nel caso di assistenti sociali ed educatori, ad una loro ulteriore riduzione del 10%.  Ci sono poi da segnalare quei poliziotti ai quali continuano ad essere bloccati da ben 4 anni i rinnovi contrattuali, oltre alle indennità accessorie previste dalla normativa. A parità di funzioni, i colleghi in servizio nelle carceri degli altri Paesi europei hanno retribuzioni in media superiori del 40% di quelle attualmente percepite dagli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

VIGILI DEL FUOCO Per quanto riguarda i Vigili del Fuoco,  la carenza di organico sfiora le 3.000 unità totali di cui 1.000 operativi. Nel corso del 2012 sono andate in pensione 680 persone e ne sono state assunte solo 136. Meno 80% a causa del turn over. E’ recente l’intervento del Governo Letta, che prevede 1.000 nuove assunzioni. Non ancora risolto, poi, il problema dei precari di fatto: dal 2007 ad oggi sono stati effettuati circa 67.000 richiami in servizio ogni anno, ovvero 67.000 prestazioni di lavoro di 20 giorni ciascuna, per una spesa che è cresciuta costantemente fino ai 144 milioni spesi nel 2011. Con la Legge di stabilità 2012, il bilancio del Corpo ha subito in totale un taglio di 80 milioni, di cui oltre 57 vanno ad incidere sulla spesa per il richiamo dei discontinui che si riduce a circa 87 milioni.

Sul fronte messinese, l’attuale organico del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco riesce ad assicurare il servizio con una squadra di intervento in ciascuna delle 9 sedi provinciali (Messina Centrale, Messina Distaccamento Cittadino Nord, Milazzo, Patti, Sant’Agata Militello, Lipari, Letojanni) e nei 2 distaccamenti portuali (Messina e Milazzo), per un totale di circa 50 unità. Numeri cui si aggiungono i Vigili del Fuoco volontari presenti presso le sedi dei distaccamenti volontari (Santo Stefano Camastra e Moio Alcantara). La pianta organica tuttavia, è vecchia di circa 20 anni e ciò non consente a Messina di disporre di un’organizzazione dei servizi di soccorso coerente con gli scenari di emergenza che si potrebbero verificare, visto il numero di squadre complessivamente presenti, l’ubicazione delle sedi di servizio, nonché l’estensione del territorio da servire e l’entità della popolazione

AGENZIA INDUSTRIA DIFESA E’ l’ente con personalità giuridica di diritto pubblico istituito come strumento di razionalizzazione e ammodernamento delle Unità industriali del Ministero della Difesa (decreto legislativo 300/99) e che in riva allo Stretto gestisce la zona dell’ex-Arsenale militare. La cui dotazione organica, pari a 191 unità, prevede attualmente un esubero di 25 unità. In servizio ci sono attualmente 216 dipendenti. E’ tuttavia in corso di definizione la nuova pianta organica.

MINISTERO DELLA DIFESA In riva allo Stretto si registra un esubero complessivo pari a 132 unità, che sarà però assorbito con i futuri pensionamenti fissati entro il 2024. Attualmente, la dotazione organica presso Marisicilia Messina è di 34 unità in servizio contro le 18 previste, a Marigenimil 40 in servizio contro le 10 previste, a Maridist e Marifari 127 posti disponibili e 205 in servizio, Circolo Sottoufficiali 7 posti disponibili 13 in servizio e al Circolo Ufficiali 7 posti e 9 in servizio.

AGENZIA DELLE ENTRATE E che dire delle Agenzie Fiscali, istituite per dotare la macchina fiscale di uno strumento dinamico ed efficiente? Non sono state mai messe in condizione di funzionare. La riforma, avviata nel 2001, aveva previsto circa 360 uffici unici dotati di ampia autonomia. Nel 2009 una nuova riforma voluta dal governo di centrodestra ha attivato ben 106 Direzioni provinciali, mentre sono stati depotenziati circa 260 uffici unici, trasformati in semplici articolazioni. Quegli uffici territoriali, impoveriti sia di personale sia di attività di controllo, oggi sono considerati improduttivi e quindi destinati alla chiusura. A Messina la dotazione complessiva è di 382 posti: nessun addetto in prima area, 178 in seconda, 200 in terza e 4 dirigenti.

UFFICI REGIONALI Otto Ispettori del settore tecnico e otto  Ispettori del settore amministrativo.  Questi i numeri dell’Ispettorato del Lavoro. Da tre mesi escono regolarmente in ispezione anche 3 dirigenti, proprio per sopperire alla mancanza di personale. E’ chiaro che 16 Ispettori non possono fare fronte alla mole di lavoro che Messina, compresa la sua provincia, presenta. Discorso a parte per il Nucleo Carabinieri, composto da dieci persone con mansioni di Ispettori, che da un anno a questa parte, per problemi di copertura finanziaria da parte della Regione, non possono esercitare le loro funzioni.

Convegno della FP Cgil sugli Enti Locali

La situazione non migliora se analizziamo gli organici  degli altri uffici regionali. ERSU Due dirigenti 5 funzionari  4 istruttori   4 collaboratori e 16 operai. In totale 31 unità. L’organico di diritto dovrebbe  essere composto da 70 unità. Soltanto 31 unità per gestire tre Case dello Studente, quattro mense e svolgere il lavoro negli uffici. Grave la carenza di personale tecnico.

La MOTORIZZAZIONE CIVILE,  l’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO e l’IPA registrano una grave carenza di personale contrattualizzato nelle categorie D e C. I servizi sono svolti dal personale contrattualizzato nelle categoria A e B, mentre il servizio di protezione civile è retto da personale precario che da anni aspetta la stabilizzazione.

“E’ arrivato il momento di dire basta agli attacchi ai lavoratori pubblici -dichiara Clara Crocè. Rinnovi contrattuali bloccati fino al 2014, gli stipendi e il salario accessorio congelati, assunzioni e turn over fermi, progressioni di carriera congelate, l’erogazione di pensioni e Tfr posticipate. Interrotto il percorso di stabilizzazione aperto durante l’ultimo Governo Prodi, la situazione dei precari resta una delle più critiche. Anche l’ultimo intervento del Governo Letta non è assolutamente risolutivo. E poi interventi sulla mobilità del personale, revoca unilaterale del part-time, stretta fiscale causata dalla riduzione dei regimi di esenzione.

In conclusione, tra tagli e blocchi, il numero dei dipendenti pubblici è sceso drasticamente, senza alcuna attenzione agli effetti su servizi essenziali come quelli offerti dagli enti locali e dalle Regioni. Allo stesso tempo, però, la spesa pubblica ha continuato a galoppare, trascinata dalle spese per beni e servizi, cioè acquisti, appalti, consulenze e lavoro interinale. L’Istat ha certificato un aumento del 18% del personale esterno.

E poi i salari sempre più magri, morsi da un’inflazione che negli ultimi 12 anni ha superato di ben 7,6 punti percentuali la crescita degli stipendi. Un aggregato, quello dei redditi da lavoro dipendente, in caduta libera: nel 1991 rappresentavano il 12,5% del pil italiano, oggi il 10,6%. Con il permanere del blocco dei contratti nel 2015 giungerà al 9,7%.

La FP Cgil di Messina, nei prossimi giorni terrà le assemblee sindacali in tutti i posti di lavoro, durante le quali sarà proiettato il video “Il nostro presente è il Futuro” per lanciare la più grande mobilitazione dei lavoratori pubblici degli ultimi anni.