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Il presidente del WWF Giuseppe Falliti: “Siamo a un punto di non ritorno”

Giuseppe Falliti, presidente del WWF di Milazzo

Da 28 anni lotta per salvare l’ambiente. Ha organizzato proteste e manifestazioni, scritto e diffuso centinaia di comunicati stampa, partecipato a dibattiti e tavole rotonde. Giuseppe Falliti, da molti anni presidente del WWF di Milazzo e direttore del Servizio di Medicina Trasfusionale dell’Azienda Ospedaliera Papardo-Piemonte fa il punto sull’inquinamento ambientale della Valle del Mela.

“Siamo ad un punto di non ritorno -ammette amareggiato ma non rassegnato. Ormai l’unica possibilità è dare spazio alle famiglie, con la speranza che crescano dei cittadini consapevoli e attenti. Sono loro che devono lavorare sui ragazzi, perché neanche la scuola ormai è in grado di farlo. Se non c’è cultura, se non c’è attenzione, non c’è nulla: ma questo concetto non riesce a passare. I ragazzi sono totalmente indifferenti ai problemi ambientali e a preoccuparsi del benessere del nostro territorio sono solo gli ultra quarantenni”.

Lei ha più volte dichiarato che i dati che girano non sono completi.

“Infatti. La rete delle centraline non è perfettamente funzionante, anche perché rileva solo alcuni agenti inquinanti e non tutti. Inoltre non c’è un ufficio che possa dare gli esiti, visto il balletto di responsabilità tra la Provincia e l’Arpa. Tra l’altro, rispetto all’inquinamento la legge prevede dei controlli immediati, ma non abbiamo nulla di tutto questo”.

Allora su cosa si basano le statistiche pubblicate periodicamente?

“Sulle cartelle cliniche di chi è morto. Per prassi però, si scrive la causa finale (nella stragrande maggioranza delle volte arresto cardiocircolatorio) e non quella che ha generato il problema. Ecco perché non siamo ancora in grado di dire esattamente quanto l’inquinamento incida sulle patologie sviluppate in questa zona. Abbiamo dei dati sul tumore della laringe, sulle malattie cardiorespiratorie e su altre forme tumorali, ma un quadro completo al quale fare riferimento, quello no, non c’è”.

Da cosa dipende questo stato di cose? Perché non si riesce ad andare fino in fondo?

“Sembrerà banale, ma manca la volontà politica. Andare a fondo, significa mettere in discussione molti posti di lavoro. Al di là del problema dell’occupazione però, c’è anche il fatto che nessuno vuole rinunciare ai serbatoi di voti rappresentati da determinate realtà produttive. E così la classe politica ci dà un contentino creando commissioni su commissioni di studio, che però non approdano a nulla. Fa fare indagini, manda un tecnico, organizza un convegno e incontra i cittadini, ma tutto finisce lì. Invece di risolvere il problema lo mitiga, lo diluisce. Quando Poli era direttore generale dell’Asl 5 si parlò di istituire un Registro dei Tumori. Poi lui andò via e tutto rimase sulla carta. Esiste un Registro dei Mesoteliomi a Ragusa, ma non c’è altro. L’Ordine dei Medici di Messina chiese di aggregarsi ad un’iniziativa dell’Ordine di Catania. Nel 2009 fu pure istituita la Commissione Ambiente e Salute, ma fino ad oggi abbiamo fatto solo un incontro”.

Dov’è che si inceppa il meccanismo?

“Nessuno si vuole assumere responsabilità. I politici mettono su commissioni che prendono e perdono tempo, i funzionari dell’assessorato alla Sanità si guardano bene dall’andare contro le direttive dell’assessore di turno e se è il caso, come dimostrano dei filmati inseriti su You Tube, si prendono anche a sberle. A livello provinciale non esiste un coordinamento che accompagni il malato dall’inizio alla fine. Il vero medico della provincia di Messina è l’Alitalia, che porta tutti i nostri pazienti altrove, perché qui da noi spesso il percorso terapeutico si interrompe per mancanza di mezzi adeguati. Tanto per fare un esempio, non abbiamo la Banca del Midollo Osseo. C’è stato un momento in cui si doveva intervenire: il 3 giugno del 1993 un incidente alla Raffineria provocò 8 morti. Allora si doveva fare qualcosa ma si è preferito non muovere nulla e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.