Il presidente Crocetta, le regole della democrazia ed il diritto di scelta dei messinesi

Il presidente Crocetta con le sarte del Vittorio Emanuele, quando ha promesso per l'ennesima volta il commissariamento dell'Ente Teatro

Che il presidente della Regione Crocetta abbia atteggiamenti da primadonna non è un mistero per nessuno. Ama le telecamere e sa come gestire i media. La cosa può anche fare piacere, magari divertire, ma governare è un’altra cosa.

La decisione di cancellare con un colpo di spugna le primarie del centrosinistra di Messina per la scelta del sindaco è un attacco alla democrazia. Né più né meno. La coalizione, della quale è parte anche il suo movimento Il Megafono, ha varato il regolamento, costituito il Comitato organizzativo e scelto i saggi che sorveglieranno la trasparenza di queste elezioni.

Calare dall’alto un candidato, anche se è una persona stimabilissima come Giusi Furnari Luvarà, è un atto intollerabile. Significa dimostrare che Messina non è in grado di decidere nulla, neanche di scegliere un candidato e che a pensare al posto dei messinesi c’è sempre qualcun altro pronto a farlo.

Cambiare le regole del gioco quando la partita è iniziata è scorretto e pensare che la cosa possa essere subita pacificamente è quanto meno da ingenui.

La pazienza, ma forse sarebbe meglio dire l’ignavia, dei messinesi è infinita. Senza quasi reagire abbiamo sopportato un Risanamento che in realtà è solo una tela di Penelope, gli sprechi per la progettazione di un ponte che si sapeva in partenza che non si sarebbe mai costruito, la chiusura di aziende storiche, lo scippo di quasi tutto l’apparato militare, una rete infrastrutturale da terzo mondo ed il pasticcio dello scambio di poltrone tra Buzzanca e Leonardi.

E adesso arriva anche la scelta del candidato sindaco, decisa dal presidentissimo. Per favore, tra una comparsata televisiva e l’altra, qualcuno raddrizzi la schiena e spieghi a Crocetta che la democrazia è un’altra cosa. Anche perché è evidente che una mossa del genere regala un vantaggio spropositato al centrodestra.

Che intelligentemente sta alla finestra a guardare mentre il centrosinistra si scanna per poi calare un asso che a quel punto, con il terreno disseminato di cadaveri, sarà sicuramente vincente.

Con l’UDC fuori gioco per la batosta elettorale, la palla passa adesso a Francantonio Genovese. Piaccia o no, spetta a lui resistere alle pressioni e arginare la piena del decisionismo palermitano

del quale il gelese Crocetta ha subito compreso appieno lo spirito.

Nei suoi primi sei mesi di governo ci ha abituato ai colpi di scena e alle dichiarazioni estemporanee, ma di azioni di governo vere e proprie neanche l’ombra. Spostare dei dirigenti tanto attaccati alle poltrone da essere ormai un tutt’uno con queste, abolire le Province, licenziare in massa i giornalisti dell’ufficio stampa della Regione saranno anche delle azioni ad effetto che attirano l’attenzione dei media nazionali, ma la Sicilia ha bisogno di ben altro. A partire da regole certe e democratiche.

Scegliere un assessore (e sia chiaro che per quanto ci riguarda Zichichi doveva restarsene là dov’era, in Svizzera) per poi deriderlo il giorno in cui lo si liquida non è molto elegante.

Da sei mesi le redazioni si affannano per sapere cosa succede a Palazzo d’Orleans perché non c’è più un ufficio stampa che comunichi con regolarità e tutto è affidato alle esternazioni in conferenza stampa. Se sei presente a Palermo bene, se no ti arrangi.

Questo corto circuito dell’informazione è un segnale preoccupante. La Giunta è abbottonatissima ovviamente, ma qualcosa inizia a trapelare e si parla di assessori che apprendono all’ultimo momento cosa ha deciso il grande capo, salvo poi affannarsi a mettere le pezze.

In questo momento sembra che Crocetta sia il detentore delle verità assolute e fino ad oggi, almeno a livello nazionale, solo Massimo Gramellini ha tentato un contraddittorio. Per il resto, solamente commenti estatici, anche se mai un presidente della Regione si è visto tanto in televisione.

Al punto che viene da chiedersi quanto tempo passi in volo e negli studi televisivi e quanto a Palazzo d’Orleans.

E c’è ancora da vedere come finirà la vicenda delle Province. Sul fatto che andassero abolite non ci sono dubbi, visto che hanno prodotto solo sprechi e clientelismo. E’ il metodo che lascia perplessi, oltre agli annuncia di risparmi da guiness dei primati (Crocetta dice 40-50 milioni l’anno, in realtà saranno una decina) che poco hanno a che vedere con la realtà delle cose.

Non sappiamo cosa Crocetta abbia promesso alle altre città siciliane. A Messina ha garantito l’invio di 40 milioni per sanare il bilancio che poi sono diventati 33 e altri 4 milioni per i Servizi sociali e si è impegnato sia pubblicamente che in privato a commissariare dell’Ente Teatro. Di tutto questo non si è visto nulla.

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