Il Portus Tragecynus di Messina primo hub dei trasporti della storia gestito da una donna

MESSINA. I transport hub sono una componente necessaria e importantissima per lo spostamento di merci e persone e hanno avuto questo ruolo da quando il commercio è diventato multimodale. Sono dei luoghi nei quali persone e cose possono agevolmente cambiare mezzo di trasporto per continuare o concludere il loro viaggio. Dalla sua fondazione Messina ha assunto questo ruolo, conservandolo per secoli. Tutti i messinesi sono a conoscenza che la Falce ha avuto un ruolo fondamentale nell’economia cittadina, ma in pochi sanno che non era l’unico porto e, in più, non era il porto più grande. La Sicilia è tra le terre più ballerine del Mediterraneo e, per tale motivo, il territorio può mutare drasticamente. Nei primi anni del 2000, alcuni studiosi (Antonio Bottari, Carla Bottari e Pietro Carveni), alla ricerca dell’esatta ubicazione dell’importante Portus Pelori, in accordo con alcune ipotesi moderne,
hanno voluto raffrontare il territorio della penisola del peloro con un’analisi dell’evoluzione geomorfologica. Il Portus Pelori era un porto talmente tanto grande che nel 396 a.C.  ospitò 600 navi puniche e nel 264 a.C. 300 navi romane. Gli Itineraria d’età imperiale affermano che gli spostamenti più cospicui di merci e persone erano effettuati usando un porto situato nel Peloro. Nella Tabula Peutingeriana, nell’Itinerarium Antonini e nell’Itinerarium Maritimum questo luogo era chiamato Port(us) Tragecynus ed era situato a una distanza di 12.000 passus o 70 stadi dalla città di Messana. Oggi, alla distanza orientativamente corrispettiva, c’è il lago di Faro o Lago Piccolo e, non sappiamo quanto casualmente, a esso è collegata la leggenda della città di Risa, con la sua materna Regina. Questa fiorente
cittadina era costruita con

alte mura bianchissime, in un territorio molto fertile, punto nodale del commercio. La fiorente cittadina fu distrutta da un terremoto, ma da allora la sua bellissima Regina continua a proteggere i suoi cittadini suonando le campane quando non è opportuno “pigghiari ‘pi fora”. Già possiamo notare qualche parallelismo tra leggenda e fatti storici. A questi si aggiungono vari ritrovamenti di anfore e di un muraglione di origine incerta, forse un basamento cristallino oppure una costruzione antropica, ma non ci sono studi a riguardo. A ciò sommiamo i risultati ottenuti dall’analisi paleotopografica che afferma ci sia stato un innalzamento della linea costiera di qualche metro, visto che il territorio è particolarmente soggetto a frizioni tra placche e faglie en-écheleon.
Le modellazioni della superficie ci fanno vedere come si è trasformato il territorio e quanto grande dovrebbe essere stato il Portus Tragecynus. Ciò che è difficile da dimostrare è l’ennesimo primato della città di Messina: il primo hub dei trasporti della storia gestito da una donna. A supporto di questa tesi sappiamo che gli archeologi affermano che le popolazioni siciliane preelleniche dovevano avere una struttura sociale matriarcale e che alcune “figlie di Risa” come Dina e Clarenza o Macalda da Scaletta, per non citare le altre più recenti, hanno un carattere decisamente volitivo. In attesa del ritorno della parità di genere, segretamente vantiamoci di questo ennesimo primato.

La cartina di una delle più antiche rappresentazioni cartografiche di Messina in un dettaglio della Tabula Peutingeriana, disegnata nel XII o XIII secolo ricopiando una mappa di epoca romana.

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