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Il ponte tra corsi e ricorsi storici

Un'immagine virtuale del ponte

Di ponte sullo Stretto si parla da sempre, lo sappiamo. Tra pro e contro, progetti futuristici e calcoli di stabilità, ad oggi, dicembre 2011, ancora nulla di fatto. Per questa rubrica vogliamo però riprendere un articolo del 17 novembre 1873 de “La Gazzetta di Messina”, che parla di un “Passaggio sottomarino attraverso allo stretto di Messina” per esaminare insieme non tanto i dettagli del progetto o la maggiore o minore fattibilità dello stesso, quanto il commento finale del redattore, specchio fedele di una forma mentis o attitudine che, anche a distanza di 130 anni e più, non sembrano essere cambiate.

Il giovane ingegnere Gaetano Navarone aveva realizzato un progetto che prevedeva la realizzazione di un “tronco di ferrovia da Messina a Reggio, della percorrenza di chilometri 31, della spesa complessiva di L. 42,911,652,60 in cui sono compresi il materiale mobile e gl’interessi del capitale che sarebbe a carico dello Stato”.

Ecco come il pioneristico progetto si sviluppava: “ Dalla costa messinese presso Grotta comincerebbe una galleria della lunghezza totale di 8500 metri, la quale si internerebbe nelle colline a tergo di Agata (Sant’Agata, ndr) con pendenza del 4%; scenderebbe sotto i Ganzirri ed a m. 35 sotto il fondo dello Stretto; dopo un tratto proclive al 2%, succede un’altra pendenza del 4% sin presso Azzarello, nella costa calabrese. Dopo un accurato esame geologico delle rocce che costituiscono lo Stretto di Messina, coadiuvato dal Prof. Seguenza, l’autore del progetto mostra infondato ogni timore per la stabilità delle opere da costruirsi.

Si presume che la massima parte dei terreni da traforarsi, siano formati da pietre dure del gneis e granito. La massima profondità del piano fondale della galleria sotto la superficie del mare sarebbe di 160 metri. Essa avrebbe 3 pozzi per facilitare la costruzione: la galleria sarebbe circolare col doppio binario. Sotto il piano stradale vi sarebbe un condotto di scolo per le infiltrazioni, e le acque,  raccolte in condotte, verrebbero spinte fuori dai pozzi  per mezzo di macchine. L’aria nella galleria sarebbe sempre rinnovata per mezzo di ventilatori”.

Ottimistica la stima dei tempi necessari alla realizzazione del passaggio sottomarino: “L’opera si completerebbe in 4 anni ché il lavori del traforo potrebbero partire da 5 punti inclusi gli imbocchi contemporaneamente sopra otto linee di avanzamento”.

In chiusura di articolo, ecco il commento del redattore: “Noi non vogliamo parlare di impossibilità per tale passaggio sottomarino, nel mondo in cui si traforano le Alpi, si apre un valico dal Mediterrano al Mar Rosso, si unisce l’Atlantico al Pacifico con una ferrovia, e si fanno progetti per una galleria sottomarina tra la Francia e l’Inghilterra di chilometri 33! Ma mentre ammiriamo gli sforzi ed i desideri dell’egregio ingegnere, non crediamo molto probabile l’attuazione dell’opera progettata! “.

Nonostante i dubbi, che oggi ci suonano ancora abbastanza familiari, forse riferiti all’eccessiva sofisticatezza progettuale dell’idea o ad un rifiuto a priori dell’ipotesi di un collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto, il giornalista in chiusura si concede uno spiraglio di speranza: “Però, se potessimo sperarla, ci faremo leciti di prendere il tracciato della variante della costa settentrionale della Calabria, per essere essa linea più dritta verso il continente, nascendo di conseguenza la congiunzione ferroviaria con Reggio”. Corsi e ricorsi storici!