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Il pescatore della Passeggiata a mare

La Passeggiata a mare

Dopo aver parlato dell’anima infelice che infesterebbe la scalinata di Montalto, per la puntata di questa settimana racconteremo un’altra storia triste e commovente, quella “du piscaturi da passiata a mari”. Secondo diverse voci, infatti, nel braccio di mare antistante l’ingresso della cittadella fieristica, l’anima di uomo si mostrerebbe nel cuore della notte di ogni martedì. Secondo altri invece, queste manifestazioni avverrebbero solo ed esclusivamente nei mesi invernali.

Tutti coloro che hanno assistito a questa insolita apparizione (non ci sono nella nostra città altre testimonianze che riportano di spiriti apparsi in acqua) raccontano di un uomo abbastanza anziano immerso nei flutti, intento ad annaspare anche con il mare perfettamente calmo. Alcuni signori che spesso frequentano la Passeggiata a mare, asseriscono anche di aver udito il fantasma proferire alcune frasi con voce strascicata e lamentosa, tra le quali, la più ricorrente sembra essere: “Picchì non mi pigghiati, mi viditi? Cca sugnu, datimi aiutu!”.

Di questa particolare vicenda troviamo anche un breve accenno in “Messina magica”, il famoso testo di Valerio De Lorenzo edito nel 1987 da Edarc: “Un’apparizione un po’ lunga ma poco terrorizzante è quella che può capitare a chi di notte tarda si affacci lungo le ringhiere della passeggiata a mare. Il fantasma di un uomo, forse un pescatore, che prima di scomparire inghiottito dalle acque bisbiglia lamentosamente «’Nni piscai tanti ‘nta me vita ma nuddu chi pisca a mia!».

Un’altro scorcio della zona

Come possiamo notare, i racconti delle persone che ci hanno riferito di questa strano fenomeno coincidono più o meno con il resoconto di De Lorenzo, a parte la frase pronunciata dal pescatore che in ogni modo, pur differenziandosi nella forma, esprime in entrambi i casi un’esplicita richiesta di aiuto. Fortunatamente, siamo riusciti ad ottenere qualche informazione in più sullo spirito, sfruttando i racconti che da generazioni si tramandano nel circondario. Pare che l’infelice anima del naufrago prima di abbandonare il mondo dei vivi fosse un povero vecchietto che dopo aver perso la moglie e l’unica figlia amava trascorrere le sue giornate in compagnia di una consunta canna da pesca. Un cupo giorno d’inizio secolo però, una forte mareggiata lo portò via con sé, consegnandolo a quell’elemento che tanto aveva amato in vita.

Forse combatté con le onde fin quando le forze non lo abbandonarono, forse invocò aiuto per qualche tempo, ma alla fine la forza dei flutti ebbe la meglio. Da allora appare ciclicamente nel luogo dove morì, per continuare a cercare un aiuto che ovviamente non potrà mai trovare. Pare che il fazzoletto di mare prospiciente l’ingresso della Fiera sia quello preferito dallo spirito per manifestarsi, ma altri testimoni asseriscono di averlo avvistato anche in corrispondenza della batteria Masotto e dinnanzi l’ex Irrera a mare. Una triste storia, quella del povero piscaturi, ucciso da quello che, stando a quanto si racconta, era l’unico amico che gli era rimasto vicino.