Il pastore valdese Davide Rostan e le “parole dal sen fuggite” sulle donne iraniane e chi le difende

Il punto di rottura è arrivato. La famosa goccia che fa traboccare il vaso è quella dell’ultimo post del pastore valdese Davide Rostan, che in un suo lungo e limaccioso testo accusa chi oggi scende in piazza per difendere le donne iraniane di essersi dimenticato delle donne palestinesi.
Passaggio questo fondamentale, perché il filopalestinese Rostan (che nel frattempo ha cancellato il post e ne ha scritto un altro sullo stesso argomento dal quale ha tolto gli attacchi alle donne, ma noi abbiamo gli screenshot di quello fatto sparire) di fatto non coglie l’essenza della questione: le iraniane da tempo hanno detto basta a un’oppressione che dura da 47 anni e stanno contribuendo in maniera determinante alla rivolta che potrebbe portare alla caduta di una delle più feroci dittature mai viste, le palestinesi si limitano a frignare a favore di telecamera e non hanno mosso un dito per liberarsi di quei selvaggi tagliagole di Hamas che, peraltro, hanno contribuito a portare al potere con il loro voto.
Da anni molti componenti la Chiesa Valdese (quanti? Non lo sappiamo. Probabilmente molti più di quanto non si pensi) subiscono una sorta di pensiero unico portato avanti da poche persone estremiste, che invece di predicare e mettere in pratica l’Evangelo sembrano paladine di partiti politici ben specifici.
Dedicano molto tempo ai social, invitano a partecipare a manifestazioni proPal o a boicottare partite di calcio e non perdono occasione per dispensare le proprie perle di conoscenza e saggezza. Martedì sera Rostan, eletto componente la Tavola valdese durante l’ultimo Sinodo, ha scritto cose che, giusto per restare in tema, farebbero perdere la pazienza a Giobbe.
Non pago dei suoi continui e violenti attacchi contro Israele, Trump, il Governo Meloni (insomma, contro chiunque non condivida il Rostan-pensiero), questa volta il suo bersaglio sono le donne iraniane e i pochi che scendono in piazza per difenderle.

Rostan esordisce sostenendo che “l’adesione quasi unanime in solidarietà delle donne iraniane mi preoccupa un po’. Non perchè (che si scrive con l’accento acuto pastore, non con quello grave!) meritino solidarietà in quanto parte più colpita del governo degli ayatollah ma per una serie di altre ragioni che avrei preferito fossero perlomeno nominate”.
E veniamo ai motivi di preoccupazione del nostro, che riportiamo integralmente, sviste ortografiche comprese: “E’ una rivolta che nasce per motivi principalmente economici, svalutazione in primi del rial. Non che le donne non meritino solidarietà e preoccuazione ma tutte volte che si passa dal nominare le cause vere della rivolta spostandole sulle motivazioni che piacciono a noi in occidente io divento sospettoso“.
Alt, fermiamoci qui. Quindi per il pastore Rostan, cresciuto in una comune di Cinisello Balsamo, che riesce a passare con disinvoltura dalla predicazione dell’Evangelo alla politica internazionale, dalla macroeconomia agli studi di genere, dalla cura pastorale alla cura del mondo con relative soluzioni, la rivolta che dal 28 dicembre scorso infiamma l’Iran è un problema squisitamente economico che non ha nulla a che vedere con il clima di terrore che vige da 47 anni.
Poi il passaggio più ignobile, quello che ci auguriamo nessuno, a partire dalla moderatora Alessandra Trotta, dalla quale ci aspettiamo una presa di posizione ben precisa insieme agli altri membri della Tavola, condivida all’interno della Chiesa Valdese: “La donna come oggetto della solidarietà vende sempre , come i bambini per le campagne Unicef. Ma porta con se anche quale dose di islamofobia a buon mercato oltre al mettere nuovamente la donna nel ruolo della vittima da proteggere e non della attrice di cambiamento”.
Parole gravissime se dette da una persona qualsiasi, che diventano inaccettabili se provengono da un ministro del culto che, tra l’altro, non ha neanche compreso il ruolo fondamentale delle donne iraniane in questa vicenda. Ma, forse, dipende dal fatto che lui è abituato alla passività delle palestinesi e non riconosce alle iraniane coraggio e determinazione. Eppure, basterebbe dare un’occhiata ai video provenienti dall’Iran.
Bontà sua, aggiunge: “Per carità che la condizione delle donne iraniane non sia questo granché lo sappiamo da tempo è ognuno è libero di manifestare solidarietà per chi vuole però alcune scelte danno da pensare. Come mai in questo caso tutto il mondo occidentale main stream è schierato a difesa delle donne iraniane e dei loro diritti e ( e forse di quelli del loro paese ) e lo stesso mondo occidentale invece delle donne palestinesi morte uccise a migliaia e che continuano a morire ogni giorno a Gaza non dice nulla. e men che meno si è mai sognato di scender ein piazza con tanta risolutezza”.

Con toni petulanti Rostan non solo ripete la propaganda proPal sulle presunte 70.000 vittime palestinesi (dei cui cadaveri però, diversamente dalle vittime iraniane non c’è traccia, anche se è chiaro che in un conflitto durato due anni i morti ci siano stati, pur se non con i numeri indicati dal mainstream proGaza), ma arriva persino a paragonare la lotta per la libertà delle iraniane alla passività delle palestinesi, che pure, complice l’antisemitismo senza freni di un Occidente che odia se stesso, da decenni godono di una narrazione favorevole e acritica.
Colpito da evidente amnesia, il pastore di Bobbio Pellice ha chiaramente rimosso le multiple manifestazioni pro Gaza che da due anni sinistra ed estrema sinistra hanno organizzato a cadenza giornaliera ovunque, Stati Uniti compresi.
Basta così? No, perché dall’alto del proprio sapere Rostan sostiene persino: “Ho un po’ paura di tanta faciloneria, non tanto dei singoli quanto dell’idea che questa rivolta che è nata molto probabilmente per nobili motivi venga usata (sia usata, pastore: il verbo venire non è un ausiliare…) da Usa e Israele con la complicità di una bella fetta della politica occidentale, comprese le signore citate nell’articolo, per eliminare un governo deprecabile e violento come quello attuale e sostituirlo con uno che nell’immediato non sappiamo come governerà. ma sappiamo che sarà sicuramente gradito a questi paesi. Se il futuro è l’erede degli ex regnanti fatti fuori dal 1979 non mi aspetto sicuramente una moderna democrazia”.
Che non avesse ancora citato USA e Israele effettivamente preoccupava un po’, ma alla fine, con una forzatura da manuale, il pastore Rostan è riuscito a inserirli e a fare predizioni sul futuro dell’Iran che neanche il mago Otelma.
Poi la chicca finale. Evidentemente digiuno di storia contemporanea (vedi l’Italia liberata da nazismo e fascismo dalle bombe non richieste di Stati Uniti e Gran Bretagna), Rostan discetta sul concetto di autodeterminazione dei popoli e spiega quello che lui farebbe: “Forse la priorità la darei al diritto di autodeterminarsi al popolo iraniano, al diritto di gestirsi il proprio paese, le proprie risorse, le proprie scelte forme di governo, uomini e donne insieme, senza bisogno di protettori occidentali, senza bisogno che qualcuno mi usi per fare di tutta l’erba un fascio contro l’isam, giocando sulle condizioni delle donne iraniane, soprattutto se questa solidarietà è stata espressa con il contagocce se non abolità quando a morire, a un paio di ore di volo da lì, erano donne ugualmente musulmane, ugualmente uccise, non dal proprio regime ma da un esercito di un governo straniero che oggi insieme insieme ad altri si fa bello cercando di presentarsi come i difensori dei diritti delle donne nei paesi islamici”.
Insomma, il pastore delle Valli Valdesi ignora le continue e pressanti richieste di aiuto che gli iraniani stanno rivolgendo all’Occidente, USA in testa, per liberarsi dal un regime feroce. Non sa (o fa finta di non sapere) che gli unici che in Iran possiedono armi sono coloro che sono vicini al regime, quindi non si capisce come gli iraniani possano liberarsi dei sanguinari tiranni senza interventi esterni.
Infine, ribadisce il mainstream delle povere donne palestinesi vittime di un esercito straniero, dimenticando che il mostruoso pogrom del 7 ottobre è stato messo in atto da padri, mariti, figli e fratelli di quelle che lui definisce vittime. Dimentico, evidentemente, anche che durante la prima Intifada (1987) le palestinesi, anche quelle che ne avevano appena persi, urlavano che avrebbero fatto figli fino a quando Israele fosse stato distrutto e che a festeggiare la strage delle torri gemelle l’11 settembre del 2001 c’erano anche quelle che lui adesso definisce vittime dimenticate.

Ma la risposta migliore a Rostan, che scrive le sue perle di saggezza stando ben al sicuro nella casa pastorale di Bobbio Pellice, e a chi la pensa come lui, la dà Rayhane Tabrizi, che il regime degli ayatollah lo ha vissuto e subito sulla propria pelle.
A tutti non iraniani che si definiscono attivisti:
