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Il nuovo Consiglio tra gossip e colpi bassi

Il sindaco Renato Accorinti con alcuni neo consiglieri (Foto Dino Sturiale)

La seduta è convocata per le 10.30, ma è alle 11.12 che il segretario generale del Comune di Messina Santi Alligo apre ufficialmente i lavori, indicando in Emilia Barrile del PD, il consigliere più votato, il presidente temporaneo.

In blu e perle d’ordinanza, giusto un accenno di scollatura, la Barrile si siede alla presidenza, forte anche dell’accordo di ferro stretto con gli altri partiti della coalizione del centrosinistra che hanno promesso di votare per lei quando si tratterà di scegliere il nuovo presidente del Consiglio.

L’Aula però sembra trasformata in una sorta di mercato coperto. Dove possono sedere solo giornalisti, ex consiglieri ed ex assessori le sedie sono occupate da amici, parenti e impiegati del Comune che evidentemente in quel momento non sono troppo impegnati.

Si cerca per oltre un’ora di far uscire chi non ha diritto, ma i vigili urbani presenti in sala non ce la fanno. C’è gente che esce da una porta e rientra dall’altra. Ad un certo punto arrivano persino dei bambini, sotto gli occhi esterrefatti di chi con l’Aula ha dimestichezza per ragioni politiche o professionali, perché non s’è mai visto nulla di simile.

Anche quando la presidente chiede un minuto di silenzio per ricordare la strage di via D’Amelio, si fa fatica ad ottenere un silenzio assoluto. Poi la Barrile prende la parola e introduce i lavori. A memoria d’uomo, sussurra qualcuno, è l’intervento più lungo che le sia stato sentito fare da quando è in Consiglio comunale. Poi si inizia e in ordine alfabetico i consiglieri sono chiamati a giurare.

Tutti in blu o grigio gli uomini a parte qualche spezzato. L’accorintiano Luigi Sturniolo è senza cravatta, mentre la cravatta arancione vagamente astratta del capogruppo del PDL Giuseppe Triscritta non passa certo inosservata.

Incredibilmente, il sindaco Accorrinti indossa una giacca, ma a domanda precisa spiega ridendo che gliel’hanno prestata. Occhi puntati sulle signore, veterane  e no, visto che questo Consiglio ne conta ben 14 su 40 e le quote rosa sono ampiamente rispettate.

La prima donna a giurare è Elvira Amata (DR), sportiva con giacca ecru e pantaloni bianchi, abbronzatissima come sempre. Una vita dentro Forza Italia, poi assessore PDL con Buzzanca, il salto alla Regione con il Grande Sud di Miccichè andato a male e poi accolta tra le amorevoli braccia dei Democratici Riformisti di Beppe Picciolo. Dopo tanti anni di militanza a destra vederla nei banchi della sinistra fa un certo effetto, ma tant’è.

Subito dopo tocca ad un’altra veterana della politica, Giovanna Crifò (PDL), in un bianco abbagliante e chioma leonina.

Poi Simona Contestabile (Progressisti Democratici), capelli sciolti, tailleur decisamente corto blu e tacchi talmente vertiginosi da far rabbrividire un ortopedico. Qualche uomo e poi giura Carmelina David (UDC), cugina della più famosa Daniela Bruno, alla quale somiglia tantissimo. Anche lei sportiva ed anche lei con tacchi pericolosamente alti e una corta gonna color corda scuro abbinata ad una giacca nera.

Ancora consiglieri e poi l’ex vice presidente dell’Ente Teatro Daniela Faranda (PDL), in assoluto la più glamour dell’Aula, come concordano tutte le giornaliste presenti. Altra matricola è Lucy Fenech (Cambiamo Messina dal basso), in giacca chiara e pantaloni scuri. A lei la palma della più bella e quella dell’applauso più caloroso quando giura.

Sobria ed elegante Rita La Paglia (Democratici Progressisti) in tailleur bianco e blu, sportiva e in bianco Nina Lo Presti (Cambiamo Messina dal basso). Altro grigio e blu maschile e poi tocca a Mariella Perrone (UDC) in scuro e tacchi non troppo alti. A fine giornata le sue caviglie saranno tra quelle meno a rischio.

Sportiva, fresca e sorridente la giovane Ivana Risitano (Cambiamo Messina dal basso) con un completo pantalone color corda. Elegante anche Antonella Russo (Progressiti Democratici) con un sobrio tailleur pantalone nero, così come Nora Scuderi (Il Megafono) con abito bianco e nero e giacca nera. Infine, pizzo blu e acconciatura vaporosa Donatella Sindoni del PD.

Dopo i consiglieri tocca al sindaco Renato Accorinti giurare e si commuove quando la formula cita anche la Costituzione, mentre in Aula esplode un applauso fortissimo anche se non tutti i consiglieri partecipano, quasi a voler prendere le distanze.

Accorinti prende la parola e sottolinea alcuni concetti fondamentali. “Si ricomincia con uno spirito nuovo e diverso rispetto al passato -dichiara. Sappiamo tutti che il percorso fin qui effettuato non ha prodotto grandi frutti, ma da oggi ognuno di noi, nel proprio ruolo e nella massima armonia, è chiamato a contribuire e a risollevare le sorti della città di Messina. Ai consiglieri, di ogni idea ed estrazione politica, chiedo critiche amorevoli per sbagliare di meno e invito tutti i cittadini a partecipare alla vita collettiva e alla nostra attività. La città chiede servizi e il nostro deve essere un percorso finalizzato al bene comune e un atto d’amore senza altri obiettivi”.

Accorinti conclude e alle 12.01 tocca ad Alligo riprendere la parola per informare ufficialmente il Consiglio della questione di ineleggibilità sollevata dal primo dei non eletti dell’UDC Nello Pergolizzi nei confronti dei colleghi di partito David, Consolo e Perrone.

Tra interventi più o meno di senso compiuto e imbeccate telefoniche, solo dopo le 16.30 il Consiglio darà il via libera ai tre (con la Perrone che tra lo sbalordimento di chi se ne accorge vota per se stessa) e a Pergolizzi, se lo vorrà, non resta che decidere se ricorrere alla magistratura.

Poi l’elezione senza problemi della Barrile alla presidenza del Consiglio e l’impallinamento dell’UDC e del suo consigliere più votato Libero Gioveni, che perde la vice presidenza vicaria, mentre la coalizione del centrosinistra mostra già le prime crepe.