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Il mondo del the -seconda parte

Il dottor Giuseppe Di Prima

Secondo la leggenda la passione per il the deriva dalla scoperta casuale delle sue proprietà benefiche da attribuire all’ imperatore cinese Shen Nung, studioso erborista, che ricercando la massima igiene era solito bere l’acqua solo dopo averla bollita. Un giorno, nel lontanissimo 2.737 a.C. Shen Nung si era seduto all’ombra di un albero di the selvatico.

Una leggera brezza di vento arrivò improvvisa e staccò alcune foglie dall’albero. Queste volteggiarono e finirono per cadere nell’acqua che l’imperatore stava facendo bollire. Accortosi dell’incidente Shen Nung, per curiosità, decise di assaggiare l’infuso che ne era derivato: era veramente buonissimo, rinfrescante e gli procurò nuova energia. Shen Nung aveva scoperto la bevanda del the.

Vediamo ora, sia pur per sommi capi, quali sono gli effetti sulla nostra salute, almeno per quanto riguarda le componenti dei due tipi di the da noi più diffusi, a cominciare dal the nero, spesso acquistato e utilizzato in bustine e corrispondente alla qualità meno pregiata. Il the nero, divenuto la tipica bevanda inglese, è ottenuto facendo ossidare mediante fermentazione le foglie della stessa pianta che poi sono sottoposte a torrefazione e diventano nere.

Il gusto amaro, dovuto alla presenza delle catechine, è notevolmente ridotto ed aromatizzato dalla fermentazione, processo che è alla base della produzione del the nero, rosso e oolong: questo trattamento consiste nella parziale ossidazione e polimerizzazione delle catechine in essi contenute. La caffeina stimola il sistema nervoso nonché quello cardiocircolatorio, la teofillina giova alla respirazione, favorisce infatti la dilatazione dei bronchi migliorando, fra l’altro, la contrattilità del diaframma nonché degli altri muscoli respiratori. Una sostanza analoga, in concentrazioni di gran lunga superiori, è usata per la terapia dell’asma e della bronchite. La teobromina, alcaloide tipico del cacao, ma presente anche nel tè nero, sia pure in quantità meno significative, è un tonico del cuore e del sistema nervoso e svolge al contempo una blanda azione diuretica.

Le teaflavine e tearubigine, polifenoli, pur nella loro modesta quantità, svolgono la loro azione antiossidante aiutando a prevenire le malattie cardiovascolari. I tannini, polifenoli anch’essi, hanno funzione antinfiammatoria e inoltre, abbassando la secrezione ghiandolare a livello intestinale, hanno azione astringente ed antidiarroica.

Il the verde non è fermentato ed è la seconda varietà più diffusa dopo il the nero, è il più bevuto nel mondo, ha un

sapore fresco e leggero. Veniamo ora alle sue componenti, cercando di sintetizzare le effettive funzioni svolte da questa bevanda. Il the verde è costituito da proteine al 15%, glucosidi solubili <5%, vitamina C in quantitativi paragonabili a quella contenuta nei   limoni, vitamine del gruppo B, elementi minerali in ragione del 9%, basi puriniche in ragione del 2-4% costituite da caffeina e potenti antiossidanti quali i polifenoli e i carotenoidi e l’aminoacido teanina.

I polifenoli, presenti nella rispettabile misura del 30%, sono costituiti da acidi fenolici (clorogenico, caffeico, gallico), da tannini idrolizzabili, da flavonidi, tutte sostanze a spiccata attività antiossidante, tali da aiutare l’organismo a produrre molecole in grado da difendersi dai radicali liberi, cioè da quelle molecole reattive implicate nel danno cellulare. |

Tra i polifenoli la parte da leone è svolta dalle catechine, presenti nel the verde in ragione del 20-40% del peso secco, flavonoidi a struttura più semplice rispetto alle teaflavine e tearubigine del tè nero, ma a elevato potere antiossidante, per merito soprattutto di quella sostanza che è l’ ECGC: epigallocatechina gallato, 20 volte più della vitamina E e di ben 100 volte più attiva della vitamina C, nota per le sue spiccate proprietà antiossidanti ed antimutagenetiche che, come già accennato, inibiscono crescita e proliferazione delle cellule tumorali.

L’ECGC riduce i livelli del colesterolo cattivo (l’LDL) e dei trigiceridi, proteggendo con tale funzione il sistema cardiovascolare, migliora la flora batterica intestinale, aumenta la velocità con cui l’organismo brucia i suoi grassi, contribuendo a far dimagrire, senza provocare alcun effetto negativo a carico del cuore e del sistema nervoso.

Ha un’azione diuretica e antifame se bevuto a digiuno. La qualità migliore pare sia il Gunpower cinese, così chiamato perché si presenta a piccole palline scure che in infusione esplodono in foglie allungate. Viene utilizzato anche in diverse aromatizzazioni (alla menta, vaniglia, gelsomino, ecc.) Altri tipi di the verde sono i giapponesi Sencha Special e il Bancha dal sapore fresco e dal gusto intenso. In tale ottica, pertanto, l’infuso di the verde rimane un concentrato di sostanze preziose, di sapore leggermente diverso da quello classico del tè nero, che a tutt’oggi, da noi in Occidente, rimane il più diffuso, anche se si va sempre di più diffondendo la richiesta di the verde. E, sapore a parte, è la modalità stessa dell’infusione, per quanto attiene la durata e la temperatura dell’acqua, che condiziona gli effetti della bevanda. (continua l’11 gennaio).

Per contattare il dottor Di Prima, farmacista e naturopata, scrivete a: anticospeziale@virgilio.it