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Il fantasma inquieto di via XXIV Maggio

Un’antica immagine del Monte di Pietà

Come già accennato la scorsa settimana su “Grimorium Messanae”, concludiamo il doppio appuntamento dedicato alle “anime della strada” parlando del fantasma del Monte di Pietà. Come il ragazzo del Boccetta, protagonista della scorsa puntata, pure la presenza di questo spirito inquieto sarebbe riconducibile ad un tragico incidente stradale, anche se non abbiamo informazioni precise al riguardo.

La tradizione popolare e numerose testimonianze, tra le quali quella che riportiamo, ci parlano di un’inspiegabile quanto fulminea apparizione che si manifesterebbe sulla via XXIV Maggio, in corrispondenza con il Monte di Pietà. Numerosi veicoli hanno dovuto inchiodare, come si dice in gergo automobilistico, per non investire una figura apparsa all’improvviso. In molti hanno anche creduto di averla centrato in pieno, salvo poi constatare l’assenza di un corpo che testimoniasse l’evento. Anche Valerio De Lorenzo, l’autore di “Messina magica” già citato nel precedente articolo, concorda con questa versione dei fatti: “E’ capitato a persone che con veicoli disparati, l’automobile ma anche la bicicletta, debbano frenare all’improvviso per evitare di investire una figura inaspettatamente apparsa in mezzo alla strada. Chi poi si è fermato per rendersi conto dell’accaduto non è riuscito a trovare nessuno né niente che potesse spiegargli il fatto”.

Anche il racconto di Leonardo M. (67 anni) coincide con quanto già evidenziato, anche se, per nostra fortuna, aggiunge nuovi particolari al resoconto di De Lorenzo: “Non potrei mai dimenticare quello strano episodio. Accadde una decina d’anni fa. Stavo tornando a casa dopo una cena da mia figlia e sulla via XXIV Maggio, immediatamente

dopo il Monte di Pietà, vidi in mezzo alla strada un ragazzo. Mi fissava con due occhi spalancati, resi ancora più grandi dalla luce dei fari, come se fosse sorpreso dal sopraggiungere della mia vettura. D’istinto schiacciai con forza sull’acceleratore ma non ci fu nulla da fare, lo centrai in pieno. O, almeno, questa fu la convinzione che si fece largo nella mia mente. Il tutto durò 3-4 secondi che mi sembrarono lunghi come anni. Accostai immediatamente, con il cuore che sembrava aver tutta la voglia di uscirmi dal petto, per constatare la situazione e soccorrere il giovane. Non vidi nulla, né un corpo disteso a terra né tracce di sangue. Mi guardai intorno smarrito e con sorpresa vidi un uomo, con un cane al guinzaglio, che mi fissava stupito.

L’entrata del Monte di Pietà

Ricambiai lo sguardo, fuori di me dal terrore per una situazione che non riuscivo a capire. A quel punto mi guardò e mi disse: «Ma picchì tutta sta frinata?». Quando balbettai di aver investito un giovane mi guardò con disprezzo e replicò secco: «Attrova chiddu chi ti ‘mbivisti». Dopo quella battuta tornò a passeggiare il cane dandomi le spalle. Rimontai in macchina con le gambe tremanti, incapace di riprendere a guidare. Aspettai per una buona decina di minuti e, rivivendo quei secondi incredibili, mi tornò alla mente la vecchia storia del fantasma del Monte di Pietà, ascoltata chissà dove, raccontata chissà da chi. Come percosso da una scarica elettrica scoppiai a ridere e tirai un sospiro di sollievo. D’altronde, non potevo aver ucciso una persona già morta”.