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Il fallimento del bipolarismo e le proposte dei Circoli Socialisti

Le liste sono chiuse, i giochi sono fatti e che vinca il migliore. O il più furbo. O il più generoso. O quello che meglio sa gestire galoppini, portaborse e raccattatori di voti con mezzi più o meno leciti. E dal Direttivo dei Circoli socialisti arriva qualche riflessione.  

“Le cronache politiche siciliane di queste ultime settimane e le fantasmagoriche “scomposizioni e ricomposizioni” delle alleanze per il rinnovo dell’ARS sollecitano qualche considerazione -commenta Giuseppe Magistro.

A partire dal fatto che il bipolarismo muscolare di questi anni, causa non ultima della crisi della seconda Repubblica, utile soltanto ad esaltare le tifoserie di parte, nel contempo ha bandito di fatto il confronto per soluzioni alternative con riferimento ai bisogni dei siciliani o ai modi per fronteggiarli, consegnandoci partiti in grave stato confusionale e fortemente delegittimati, mentre il sistema politico regionale mostra di avere toccato il fondo sul piano della considerazione sociale.

Da sottolineare anche che 29 deputati regionali su 90, un terzo del totale, risultano inquisiti o rinviati a giudizio e tuttavia, osservando i costosi manifesti giganti con i quali si ripropongono, rinnovano il proprio impegno per una “Sicilia migliore”.

Del resto, la legislatura regionale appena conclusa si è caratterizzata per gli scontri permanenti  tra maggioranza ed opposizione, oltre che  all’interno dei singoli gruppi, determinando vorticosi avvicendamenti tra assessori, tecnici, esperti (spesso del nulla), l’andirivieni senza precedenti ed ancora in corso di parlamentari da uno schieramento all’altro ed infine una produzione a ritmi industriali di nomine clientelari di sottogoverno. La vita recente dell’ARS, contrariamente a quanto c’era da attendersi con l’elezione diretta del presidente, è divenuta ostaggio di pratiche consociative incoraggiate da una antica attitudine al trasformismo.

In questi anni, tanti che si richiamavano alla tradizione dei partiti democratici espressione dei grandi filoni culturali del nostro Paese (cattolici, liberali, repubblicani, socialisti o semplici cittadini animati da passione civile) hanno opposto il proprio netto rifiuto a processi di omologazione ed hanno ritenuto, pur tra non poche difficoltà, di organizzarsi in movimenti, associazioni, circoli e fondazioni riuscendo a svolgere, attraverso le reti informatiche, un ruolo di stimolo e di sollecitazione sviluppando un’intensa attività di sussidiarietà orizzontale rispetto all’afasia di tanti degli attuali partiti.

Ci sentiamo impegnati a continuare il lavoro fin qui svolto per concorrere a far sì che queste aggregazioni costituiscano una sorta di accampamento in cui ciascuna entità associativa eriga la propria tenda confrontando con gli altri la propria storia, la propria cultura e la propria progettualità per promuovere valori condivisi.

Si tratta, come abbiamo già fatto collegandoci  con le rappresentanze delle autonomie locali e delle liste civiche e rispetto ad una nuova fase della politica che sembra annunciarsi, di proseguire lungo un cammino non più solitario ma coordinato.

Pensiamo cioè di dovere e potere concorrere, nelle forme possibili, alla ricomposizione o costruzione di nuovi schieramenti politici democratici o di movimenti che guardino ad una possibile alleanza tra progressisti e moderati accomunati da una comune, concreta cultura di governo.

Finalizzata non solo a vincere le tornate elettorali ma, soprattutto, a governare recuperando il contributo ideale e politico di forze che negli anni della democrazia repubblicana hanno contribuito alla ricostruzione economica,politica e civile delle istituzioni del nostro Paese.

Senza alcuna pretesa esaustiva avanziamo alcune proposte. Innanzitutto la semplificazione degli adempimenti richiesti dai settori produttivi, definendo un contesto di poche regole semplici e facilmente applicabili e realizzando gli sportelli unici per le attività produttive per avere risposte certe e tempestive utilizzando esclusivamente risorse già disponibili e personale adeguatamente formato.

Ma riteniamo necessaria anche la revisione dell’apparato della pubblica amministrazione guardando ai servizi prodotti per la collettività e misurando attraverso le banche dati i servizi prodotti dai singoli uffici, per quali soggetti e con quali costi e rifiutare la idea che il pubblico impiego possa continuare a svolgere una funzione di ammortizzatore sociale. Bisogna infatti guardare all’impiego di risorse disponibili destinate alla crescita del tasso di attività della popolazione giovanile e femminile attraverso una revisione del sistema di assistenza sociale.

Indispensabile pure farsi capofila di iniziative che abbiano come obiettivo una reale centralità della Sicilia nell’area mediterranea, attivando la costituzione di un’agenzia per la promozione e lo sviluppo del patrimonio culturale euro-mediterraneo;

Da ripensare anche il bilancio pubblico definendo sistemi di spending review  rispetto ai singoli capitoli di spesa e definendo un vincolo rigido di spesa corrente rispetto a quella in conto capitale.

Fondamentale anche colmare i vuoti che in tema di diritti e di libertà presenta lo Statuto siciliano (raccordando il tutto in relazione alla crescita ed all’evoluzione di nuovi diritti di cittadinanza) ed affrontare con decisione il tema della intermediazione politica del mercato del lavoro smantellando i meccanismi clientelari di scambio tra impiego e consenso  elettorale.

Ciò attiene ai rapporti tra istituzioni, segreterie dei  Partiti e sindacati nel senso che questi ”sono” luoghi di rappresentanza di interessi generali e non possono sostituire le agenzie di collocamento, come dimostrano le recenti scandalose vicende della formazione in Sicilia i cui fondi sono stati utilizzati di fatto per finalità assistenziali.

Infine, bisogna lavorare al rilancio, o meglio, alla ricostruzione del sistema bancario meridionale sostanzialmente smantellato e sostituito con quello di banche extra-regionali, che non sembra abbiano avvertito in alcun modo le esigenze dello sviluppo economico dei territori partendo dalle specificità di questi. Pensiamo invece al coinvolgimento del sistema finanziario privato nel processo di sviluppo delle attività produttive nei settori di punta come la ricerca e le nuove tecnologie sia nei settori industriali che nella stessa agricoltura.

Ai candidati alla presidenza della nostra Regione -conclude Magistro- chiediamo di chiudere con la ritualità stucchevole delle inutili e strumentali polemiche, di avviare il confronto e di cominciare a parlare, come la gente chiede, dei  problemi reali atteso che si vuole capire come ciascun dirigente si pone rispetto alle soluzioni proposte, ma soprattutto chi ci guadagna e chi ci perde rispetto alle soluzioni”.