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Il coraggio di chi sceglie di essere se stesso

Essere gay a Messina era più facile 20 anni fa che non adesso. Sembra impossibile ma è così. Tra le storie raccolte tra chi frequenta l’Associazione, quello che è emerso in maniera considerevole è soprattutto il rifiuto delle famiglie dei più giovani ad accettare la loro scelta. Tutta un’altra storia invece per chi è più grande. Il primo a raccontare è Marco, 23 anni studente. “Tutto è iniziato verso i 13-14 anni. Mi rendevo conto che le ragazze non mi interessavano ma non capivo di cosa si trattasse. Anche perché la mia famiglia è di religione evangelica pentecostale e per loro gli omosessuali sono posseduti dal demonio o, nel migliore dei casi, malati. A 17 anni ho finalmente capito che ero omosessuale. All’inizio non è stato facile, ma adesso cerco di vivere la mia vita più serenamente possibile. Purtroppo in famiglia l’hanno presa malissimo. Mia madre non vuole sapere niente, mio padre ha reazioni molto violente e di recente mi ha anche buttato fuori di casa, mentre i miei fratelli, che sono molto maschilisti, mi ignorano. Quello che mi pesa è non avere mai avuto un amore. Una volta mi sono infatuato di un ragazzo ma non ho avuto il coraggio di dire niente e non saprò mai come sarebbe andata se avessi parlato. Io ho molta paura delle aggressioni fisiche e quello che mi piacerebbe è un ragazzo che mi protegga e che mi aiuti a vivere in pace con me stesso”. 

“Ho capito che mi piacevano le donne a 11-12 anni -racconta Francesca, 29 anni, animatrice nei villaggi- e da allora è stato un inferno. Per anni ho cercato disperatamente di parlarne con i miei genitori e loro mi hanno mandato da un esorcista. Meno male che mi ha rimandato indietro dicendo che il mio unico problema è l’ansia. A quel punto, per sopravvivere mi sono creata un mondo parallelo, dove nessuno sa che sono lesbica. Ho anche avuto molti ragazzi perché ho paura di essere scoperta, ma è una cosa orrenda. Il problema è che sono sicura che se mio padre avesse la certezza che a me piacciono le donne mi ammazzerebbe e non è un’esagerazione. Alcuni mesi fa sono stata male e pensavo di non superare l’operazione. Quando mi sono svegliata la prima cosa  che ho pensato è stata: “E se fossi morta senza avere mai amato davvero?”. Vorrei tanto innamorarmi di una donna, essere me stessa, vivere una storia pulita, non mi interessano cose passeggere. Sono quasi 20 anni che mi alzo e devo mettermi una maschera nascondendo quello che sono. Ma non ce la faccio più. Non mi ammazzo perché ho paura e poi voglio un amore come dico io, vero e sincero, e non voglio morire senza averlo provato”.  

“Io invece ho capito che ero omosessuale alle elementari -ricorda Giovanni, 29 anni, disoccupato. Mi sono tenuto tutto dentro per molti anni, non ne ho parlato con nessuno perché temevo soprattutto le reazioni della mia famiglia. Ho trovato il coraggio di parlarne solo 4 anni fa: mia madre ancora spera che cambi e mio fratello con lei. Mio padre l’ha presa malissimo, ma almeno mia sorella è solidale con me. La prima volta che mi sono innamorato è stato con un collega di lavoro molto più grande di me, ma non mi ha ricambiato. In ogni caso, non mi sono mai innamorato di una ragazza. Adesso che vivo apertamente la mia omosessualità mi sento più libero, però il rifiuto di mia madre mi pesa”. 

Aperto e sicuro di sé, Film è uno studente thailandese di 19 anni, che da 5 anni vive in Italia con la madre ed il suo secondo marito. “L’ho sempre saputo -spiega. Mi ricordo che a 8 anni sono andato da mia mamma e gliel’ho detto. Lei è stata meravigliosa. Mi ha detto che mi accettava per quello che ero e che era orgogliosa di me. In Thailandia siamo molto più aperti da questo punto di vista ed anche il fatto che io avessi atteggiamenti molto femminili non mi ha mai creato problemi. Per anni ho desiderato essere una donna, ma quando ho avuto il primo rapporto ho capito che essere uomo mi piace. La mia prima storia è durata 3 mesi e mi sono innamorato follemente. Nel frattempo frequentavo un gruppo di ragazzi etero e non dicevo nulla perché avevo paura di perdere la loro amicizia. Quando l’ho detto l’hanno accettato senza problemi e io non me l’aspettavo. Adesso ho recuperato la mia parte femminile, come quando vivevo in Thailandia e sto davvero bene con me stesso. L’unica cosa che mi dà davvero fastidio è quando mi indicano per strada e mi insultano. Non capiscono che siamo essere umani esattamente come loro. Se io non giudico la loro sessualità perché loro pensano di poterlo fare con me?”. 

“Io non sapevo nulla di me fino ai 18 anni -racconta Antonio, 20 anni studente. Da piccolo ho scambiato qualche tenerezza con un amico, ma niente di più. Mi sono anche innamorato di una ragazzina. Quando ammiravo un bell’uomo, visto che allora avevo qualche chilo in più, pensavo che dipendesse dal mio fisico che non mi piaceva e non dal fatto che mi attraevano sessualmente. Giustificavo tutto con il fatto che non mi piacevo. Alle superiori mi sono anche innamorato della mia migliore amica. Una sera, ero con una mia amica lesbica, le ho parlato di me e lei mi ha aperto gli occhi. Ho provato una gioia immensa perché finalmente ho capito chi ero. Sono stato molto attento alle persone che frequentavo e quando ho avuto la prima esperienza ho avuto la conferma che ero gay. I miei fanno finta di niente perché non lo accettano, con gli amici invece è tutto a posto e non ci sono stati problemi. La cosa più bella però, è che ho scoperto me stesso”. 

“Ho scoperto la mia omosessualità a 7 anni -ricorda Antonio, 20 anni, impiegato in un call center– con amici miei coetanei. Alle elementari mi piaceva un mio compagno, anche se alle medie ho avuto della simpatia per una ragazza. Poi, nell’adolescenza è successo qualcosa con un cugino, ma io negavo con me stesso e a 17 anni mi sono anche messo con una ragazza. Ma l’ho lasciata perché non volevo prenderla in giro: ero innamorato di un compagno etero che ovviamente non mi considerava. Poi 2 ani fa su face book ho conosciuto l’Arcigay e ho capito che il mio mondo era questo. Ho avuto delle storie. All’inizio non me ne fregava niente delle critiche di chi mi giudicava perché omosessuale, ma adesso le temo. A casa non è facile. Sono sempre stato molto introverso e anche se mia sorella mi accetta e fa finta di niente, ma con i miei genitori litigo e questo mi pesa. A volte penso che se fossi etero sarebbe tutto più facile”. 

Tutta un’altra storia per chi è più grande. Giuseppe ha 44 anni e lavora in un negozio di abbigliamento. All’interno dell’Arcigay di Messina è responsabile del Settore Sanità. “Cerchiamo soprattutto di seguire i più giovani e diamo loro consigli -puntualizza. Non amo chi si mette in mostra, perché penso che il rispetto per gli altri e per noi stessi venga prima di ogni altra cosa. Purtroppo non è facile farlo capire a chi è più giovane. Io non ho avuto alcun problema. Ho capito di essere omosessuale a 14-15 anni e quando l’ho detto a casa mi hanno amato ancora di più. Comunque 20 anni fa c’era molto più rispetto. I giovani ostentano troppo e non va bene perché si rischia di diventare un fenomeno da baraccone. I comportamenti dipendono dal contesto e questo è un dato incontrovertibile che non si può negare. Tra l’altro, negli ultimi anni la soglia di tolleranza si è abbassata parecchio e in giro, anche se non a Messina, c’è molta omofobia. So che c’è chi pensa che passiamo da una storia all’altra, ma non sempre è così, anche se molti omosessuali sono notevolmente narcisisti e mettono l’amore al secondo posto. Io per esempio credo molto nei sentimenti e non amo le avventure occasionali. Un episodio sgradevole? Una sera ero a piazza Duomo al bar con alcuni amici gay. E’ passato un altro amico anche lui omosessuale e ha tirato dritto senza salutarmi. Poi è tornato indietro per scusarsi, spiegandomi che era con dei colleghi e non voleva fare sapere nulla della sua vita privata. Ci sono rimasto male, ma lui sarà stato sicuramente peggio. ”. 

Sereni e affiatati, Emanuele e Alessandro, parlano della loro storia. “A 16 anni ho capito che con le ragazze non mi trovavo bene -spiega Emanuele, 26 anni, imbianchino- e ho capito che mi piacevano i ragazzi. L’ho accettato senza problemi e vivo serenamente sia a casa che sul posto di lavoro. Viviamo insieme da tempo, saranno 5 anni in agosto, ci sono dei pranzi di famiglia ai quali partecipano tutti senza problemi”. “A 16 anni stavo sia con una ragazza che con un mio amico -racconta ridendo Alessandro -28 anni, magazziniere. Un giorno mia madre mi ha detto chiaramente: “Ma a te piacciono i maschi?”. Io le ho detto di sì, ma che doveva stare tranquilla perché non sarei mai stato uno che si mette i tacchi e la gonna. Mi piacciono gli uomini e sono un uomo, punto. Certo, sento i giudizi degli altri, ma non mi interessano. Sul lavoro alcuni lo sanno, altri no. In ogni caso mi rispettano tutti. Chi mi vuole bene lo sa, io sono sereno e non mi interessa nient’altro”.