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Il cigno nero

Paese: U.S.A.
Durata: 103 minuti
Genere: Drammatico/Horror
Regia: Darren Aronofsky

L’ultimo lavoro di Aronofsky, presentato come film d’apertura alla 67^ Mostra del Cinema di Venezia si candida seriamente per il titolo di miglior film dell’anno. Non si poteva chiedere di più al regista di “The Fountain” e “The wrestler”, che ci regala un dramma a tinte horror che è impossibile non seguire con partecipazione dall’inizio alla fine.

Nina, introversa ballerina a New York, è in lizza per la parte di Odette ne “Il lago dei cigni” di prossima rappresentazione, dopo il ritiro della famosa star Beth Macyntre. Nina è una ballerina del tutto dedita alla sua arte ed il suo più grande desiderio è “essere perfetta”. Thomas Leroy, il direttore artistico, la sceglie per il ruolo di Odette, ma dovrà anche interpretare la gemella malvagia Odile, ruolo a cui fa fatica ad adattarsi e che sembra più adatto a Lily, un’altra ballerina dalle movenze intriganti e sensuali che instaura uno strano rapporto con Nina.

Il punto di vista del film è ovviamente quello di Nina, una ragazza la cui dedizione al balletto ha la priorità su tutto il resto: la vita, l’amore, la famiglia. Essendo cresciuta sotto la campana di vetro eretta in parte dalla madre ex ballerina di fila ed in parte dal suo stesso fanatismo per la

perfezione, Nina fatica non poco a far emergere un palpito vitale dalla fredda perfezione tecnica di cui è capace. Questo difficile e doloroso processo è legato a filo doppio alla difficoltà nel far emergere e controllare i sentimenti e le passioni che per tutta la vita Nina ha tenuto a bada. Lo stress derivato da tutto ciò, unito a sospetti quasi paranoici e all’avvicinarsi della prima, fa cadere lentamente la ragazza in un gorgo di paure, sospetti e allucinazioni che la allontaneranno da tutto e da tutti.

Come se ciò non bastasse, il processo di immedesimazione in Odette/Odile raggiunge dei livelli che sfuggono al controllo di Nina, portandole agli occhi orribili immagini che le fanno dubitare della sua sanità mentale, proprio a ridosso della serata della prima. Il dolore per la vita distrutta del protagonista di “The wrestler” è qui riproposta nel dolore per il sacrificio della vita sull’altare dell’arte. “Il cigno nero”, girato con una mano magistrale dal talentuoso Aronofsky, è una pellicola eccezionale. Tiene inchiodati alla vicenda di una ballerina classica, (professione al giorno d’oggi demodé, ma una volta al primo posto nei sogni delle bambine) superbamente interpretata da una magistrale Natalie Portman nel ruolo di Nina, la cui prestazione fa ombra a quelle peraltro ottime di Vincent Cassel (Thomas Leroy), Mila Kunis (Lily) o Winona Ryder (Beth Macyntre) in un ruolo piccolo ma molto bello. Consigliato a tutti, potenziale film dell’anno.

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.