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Il capodanno del Teatro Pinelli

Continuano anche sotto le feste le attività del Teatro Pinelli in Fiera occupato. I momenti di spettacolo come il concerto gospel del Glorious Quartet- la sera di Natale o i reading di attori e poeti messinesi, da Maurizio Marchetti a Daniele Gongiaruk passando per Andrea Massimiliani, nello scenario allucinante del teatro semidistrutto, si arricchiscono di un fascino nuovo ed è necessario fare i turni per accontentare il numeroso pubblico di tutte le età che ogni sera affolla i locali del vecchio “Fiera”.

Sono molto “attivi anche i tavoli di progettazione -scrivono gli occupanti- e partecipati i numerosi dibattiti politici. Nei fatti, diversi piani si intrecciano: la formazione diventa spettacolo che diventa dibattito politico che, a sua volta, diventa una nuova, seppure embrionale, produzione dal basso”.

L’occupazione che ha ridato nuova vita ed un nuovo nome allo spazio fieristico che sembrava destinato ad essere seppellito per sempre nella memoria dei messinesi, sta diventando così un riferimento importante per generazioni e soggetti diversi accomunati dal bisogno di “tempo per studiare, riflettere e agire”.

Si autodefinisce “un’azione in divenire, un’azione che contagia, che non ha paura delle intimidazioni, ma che anzi rilancia e si rafforza ogni giorno”. E dal momento che “ i corpi si moltiplicano , c’è bisogno di più spazi, di reti cittadine, dei luoghi accoglienti di cui questa città è ricchissima, anche se lo abbiamo dimenticato”.

Questa sera le tavole del palcoscenico del Pinelli ospiteranno gli attori-autori Stefania De Cola e Giovanni Boncoddo, concerti di musica folk, letture e proiezioni dedicate alla situazione palestinese e  domani l’attore e regista Gianfranco Quero con un suo spettacolo tratto dai testi di Pirandello.

Ma per chi occupa il teatro occupato è anche “occasione di riflessione politica, per ritrovare la memoria della nostra città, per creare un tessuto urbano, sociale, un tessuto di persone che scelgono di vivere e far vivere Messina. Partiamo da qui, dall’apertura degli spazi culturali

sottratti da gestioni che non tengono conto del rispetto dei beni comuni.

Perché la cultura è ricchezza e una comunità che non ha spazi per la cultura non può definirsi tale. L’area della Fiera è necessaria, in quanto potenziale spazio propulsore di un modo diverso di stare al mondo. Ancor più in un momento in cui i tagli alla cultura e ai servizi sociali, tramite reiterate e vane politiche dei “sacrifici”, incidono in modo radicale sulle modalità relazionali e quindi sulla qualità delle nostre vite.

Per i ragazzi che occupano, la Fiera è solo uno dei tanti beni comuni sottratti alla città. È uno spazio del demanio dato in concessione all’Ente dell’Autorità Portuale. “I cancelli non dovrebbero esistere dal ‘77 -sostengono- ma chi la gestisce trae profitto dall’uso privatistico dei padiglioni.  L’estate scorsa sono stati spesi 80 mila euro per lavori di manutenzione, ma è sufficiente fare un giro tra i padiglioni, tra i pochi alberi rimasti, per notare che l’area fieristica è in uno stato di totale incuria e dismissione”.

Di tutto questi si parlerà già all’inizio del prossimo anno, nella nuova assemblea pubblica che si terrà in teatro alle 18 del 2 gennaio, mentre il giorno dopo, insieme all’attore e regista Ninni Bruschetta, si terrà la prima tavola rotonda dedicata al movimento dei Teatri occupati che si sta estendendo a macchia d’olio in tutta Italia.

Nel frattempo gli occupanti lavorano perché tutta la cittadella fieristica sia “aperta, ogni giorno, vissuta dagli artisti, dagli artigiani, da lavoratrici e lavoratori della conoscenza e dello spettacolo, dai migranti, da tutti coloro che se ne vorranno prendere cura. A Capodanno saremo qui, in piazza e ancora collettivamente: una cena sociale, pensata come momento di lotta e festa per tutta la cittadinanza. Invitiamo fin da ora le famiglie dei lavoratori e delle lavoratrici intermittenti, precari, i dipendenti dell’Ente Fiera, del Teatro Vittorio Emanuele, della Triscele e quelli delle cooperative sociali che abbiamo accompagnato in piazza, per ribadire che non ci rassegniamo ad un mondo in cui il profitto di pochi è più importante della vita e del destino di tutti”.