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Il business delle alluvioni

Un filo sottile unisce le alluvioni che negli ultimi 3 anni hanno devastato la provincia di Messina: la giungla dei lavori affidati alle imprese private nel periodo immediatamente successivo all’emergenza. Una situazione talmente grave che pochi giorni dopo la tragedia di Giampilieri dell’1 ottobre 2009 Mariano Nicotra, testimone di giustizia che da tre anni è costretto a girare con la scorta e che è il presidente dell’Asam, l’associazione antiracket di Messina, ha messo tutto quello che ha visto nero su bianco ed è andato a denunciare ogni cosa ai carabinieri di Tremestieri. 

In un esposto di 3 pagine c’è la radiografia impietosa di quello che è successo subito dopo l’alluvione di due anni fa sui luoghi del disastro e su cui la magistratura ha aperto un’inchiesta. Visto che gestisce la manutenzione ordinaria della rete ferroviaria Messina-Milazzo e Messina-Catania, non appena è possibile superare lo sbarramento della massa fangosa che ostruisce la strada Nicotra va sul posto per controllare l’entità dei danni delle aree delle quali è responsabile per conto di FS. 

Sbalordito, al suo arrivo nota non solo una ditta della zona tirrenica della provincia che da pochissimo tempo è sul mercato, ma anche la presenza di mezzi non adatti alla rimozione del materiale e operai di imprese diverse da quella cui il Gruppo FS aveva ritenuto opportuno affidare le operazioni di ripristino della tratta. 

Come si legge nell’esposto, la reazione di Nicotra è immediata. Chiede l’intervento dei carabinieri del Nucleo Radiomobile, che identificano gli operai presenti sul posto e prendono nota dell’inadeguatezza dei mezzi utilizzati. “Dalla relazione dei carabinieri presenti sui luoghi -si legge nell’esposto del presidente dell’Asam- si evincerà che i mezzi gommati in attesa di essere caricati di materiali provenienti dalle rotaie e dai piazzali ferroviari erano destinati all’intervento di Protezione Civile e che sui luoghi vi erano maestranze alle dipendenze di più ditte. Ciò fa supporre che le suddette operazioni di rimozione, carico, trasporto e smaltimento fossero poste a carico  della Protezione Civile medesima, che aveva autorizzato l’impiego di mezzi di trasporto ma che, nel contempo, le medsime operazioni fossero ugualmente poste a carico di RFI (la controllata del Gruppo ferrovie dello Stato che gestisce la manutenzione della rete, ndr) che le aveva autorizzate in quanto di interesse di aree di propria pertinenza, con possibile aggravio di costi non dovuti per qualcuno dei soggetti coinvolti”. 

Mariano Nicotra, presidente Asam

Tradotto per chi non è un addetto ai lavori, questo significa che subiti dopo la tragedia di Giampilieri invece di chiamare imprese con i requisiti necessari per la rimozione del materiale ferroviario (e quella di Nicotra è tra queste), i responsabili locali di RFI hanno preferito chiamare imprese nate da poco e non abilitate a questo genere di operazioni e anche che parte dei lavori è stata data in subappalto (cosa vietata negli appalti pubblici a meno che non siano necessari dei servizi particolari, fatto questo che comunque deve essere previsto dal contratto) visto che

parecchi operai non risultavano come dipendenti della ditta che ufficialmente gestiva le operazioni di sgombero. 

Altra “chicca” riguarda i mezzi utilizzati, che non erano quelli specifici ma, come si legge nell’esposto, “comuni mezzi gommati e cingolati”. Ulteriore dettaglio non trascurabile, nella confusione del momento tra le competenze di RFI, cui spettava la sistemazione della rete ferroviaria, e quelle della Protezione Civile, la cui competenza riguardava invece la viabilità, non è escluso che alcune operazioni siano stata pagate due volte. 

Contattato, Nicotra si rifiuta di commentare. “Quello che ho visto e che avevo da dire l’ho già detto ogni volta che in questi due anni mi hanno chiamato a testimoniare -dichiara- e lo ripeterò fino alla fine della vicenda. Per il momento preferisco non aggiungere altro”.

E un altro aspetto inquietante del post Giampilieri è che, sempre su segnalazione di Nicotra, il NOE di Catania ha trovato il pietrisco delle rotaie nelle acque antistanti i luoghi della tragedia. Ma il pietrisco è un materiale tossico che deve esser smaltito con determinati mezzi e secondo apposite procedure che, in quel caso, evidentemente non sono state rispettate. 

Intanto però, altre anomalie come quella finita in Procura nel 2009 a quanto pare si sarebbero registrate durante l’alluvione dell’inizio del 2010 e in quella del 22 novembre scorso, che ha devastato Saponara, Barcellona e la zona tirrenica messinese. Lo scenario è sempre identico. Molta confusione, imprese nate da pochi anni chiamate a gestire importanti lavori di ripristino e ditte con tutti i crismi che lavorano solo un giorno e poi svaniscono nel nulla. Magari dietro un amichevole suggerimento. Se, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina, qualche sospetto su come si affidano i lavori nei momenti di emergenza non può non venire.

Saponara dopo l'alluvione del 22 novembre scorso

E allora, giusto per scrupolo, non sarebbe forse tanto sbagliato quando si emettono i pagamenti alle aziende dare un’occhiata anche ai conti di chi negli enti pubblici ha contatti con le stesse o verificare quali imprese eseguono lavori in province diverse da quelle di provenienza ma coincidenti con i luoghi d’origine di chi gestisce gli appalti. Magari non si trovano riscontri, ma dare un’occhiata non costa nulla. 

Un altro dato interessante potrebbe essere quello di verificare chi c’è realmente dietro le ditte nate dal nulla, che ne giro di pochi anni riescono ad accaparrarsi gli appalti più importanti, spesso grazie alla protezioni di esponenti di spicco della criminalità organizzata. Insomma, un po’ quello che è successo con la famiglia Pellegrino, che per anni ha operato indisturbata facendo il bello ed il cattivo tempo nella zona sud della città e condizionando pesantemente il settore edile. 

“Non si può fare a meno di esprimere la propria amarezza -si legge ancora nell’esposto di Nicotra- nel rilevare che tramite irrituali operazioni di subappalto si suppone vengano nel modo descritto aggirati i rigidi vincoli e controlli che interessano le ditte fiduciarie di RFI, rendendo così vani gli sforzi degli operatori economici che a costo di sacrifici patrimoniali e personali operano nel rispetto delle regole imposte”.