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I testimoni di giustizia assunti nella PA

Il ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D'Alia

A leggere molti dei loro resoconti c’è da chiedersi chi glielo ha fatto fare. Diventare testimone di giustizia significa abbandonare la vita di sempre, la casa, gli affetti i lavoro, ricostruirsi una vita altrove con un’altra identità, mentendo a tutti e spesso senza che lo Stato garantisca un’effettiva tutela.

I testimoni di giustizia sono tutti coloro che assistono a un delitto di mafia e per puro senso civico decidono di denunciare quello che hanno visto, consentendo l’arresto dei colpevoli. Adesso, dopo una battaglia durata anni e molte polemiche, spesso ingenerose, si è passati dalle

parole ai fatti.

“Nel nostro decreto sul pubblico impiego divenuto legge -ha infatti spiegato il ministro per la Pubblica Amministrazione durante un incontro a Barcellona Pozzo di Gotto organizzato ad Ariaperta, la grande fiera dei liberi produttori della rete di consumo critico antiracket- abbiamo previsto l’assunzione dei testimoni di giustizia nelle pubbliche amministrazioni, estendendo questa possibilità anche a chi è uscito dal programma di protezione.

Sono persone che non hanno più una vita normale per una scelta di coraggio contro la criminalità: era il modo migliore per ringraziarli e dare loro una certezza tra tante difficoltà. La nostra attenzione sulle norme antimafia – ha spiegato ancora D’Alia – è massima: nelle materie di nostra competenza si possono dare segnali concreti in tanti modi ed è quello che faremo”.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.