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I Templari a Messina

Come ha deciso di scrivere questo libro? “Casualmente, una quindicina di anni fa, mentre stavo scrivendo un articolo per “La Sicilia” di Catania sulla presenza dei Templari nella nostra città. In quell’occasione ho conosciuto don Domenico Aricò, balì di Sicilia, una carica dell’Ordine di Malta, che mi ha incoraggiato a proseguire nelle mie ricerche, anche se sembrava un’impresa impossibile. Lavoravo con la consapevolezza che anche se apparentemente non c’erano tracce del passaggio dei Templari in città, con il ruolo ricoperto da Messina durante le Crociate non era possibile che non fossero stati presenti. Invece sono stati tra i protagonisti della storia della città, tanto che l’Ordine, fondato a Gerusalemme nel 1118, istituì la prima sede italiana proprio da noi nel 1131. Messina, sede strategica per il porto e per la collocazione nel cuore del Mediterraneo, era l’ultima tappa prima di arrivare in Terra Santa. Riccardo Cuor di Leone vi soggiornò per un periodo prima di andare a combattere la Terza Crociata”.

La carenza di documenti è un problema concreto per chi studia o approfondisce la storia della città. “Certo. Il problema però non è che non ce ne sono

più, ma che delle testimonianze importanti ci sono state sottratte nel corso dei secoli e non ci sono più state restituite. La nostra memoria è dispersa: a Siracusa c’è il materiale archeologico, a Palermo ci sono migliaia di documenti, mentre in Spagna ci sono 1427 pergamene con i privilegi di Messina portate via dopo la rivolta antispagnola per cancellare la memoria stessa della nostra città. Quello che mi amareggia maggiormente è che la nostra classe politica non fa nulla per recuperarla e siamo privi di fonti preziose”.

Lo storico Nino Principato

“Ho viaggiato moltissimo, appena avevo un momento libero. Ogni traccia mi portava a quella successiva. Sono stato a Lentini, Paternò, Butera, Piazza Armerina, Caltagirone e sono stato anche a Napoli. Ho ricostruito la presenza dei Cavalieri Templari a Messina rintracciando pazientemente una dopo l’altra le pochissime tracce rimaste in città e nei villaggi limitrofi e ho anche elaborato una carta catastale, individuando l’area sulla quale era stato costruito il complesso di loro proprietà, che dopo il drammatico scioglimento dell’ordine per volontà di Filippo IV di Francia e di papa Clemente V passò ai domenicani, che vi si stabilirono per molti secoli”.