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I tagli dell’Ente Teatro, Genovese: più responsabilità dai politici

Il teatro Vittorio Emanuele durante l'ultima occupazione

Meno di 20 giorni per conoscere il destino del Vittorio Emanuele. L’ARS sta discutendo il bilancio 2013 e se si confermerà un contributo di poco superiore ai 4 milioni di euro, si prevedono tempi ancora più duri di quelli attuali.

A richiamare ancora all’ordine per l’ennesima volta la classe politica locale, che poco o nulla ha fatto per impedire i tagli all’Ente Teatro il segretario generale della Cisl di Messina Tonino Genovese.

“Entità del contributo regionale, tabelle di equiparazione e pianta organica dipendenti, stabilizzazione degli orchestrali e delle maestranze esterne, programmazione delle attività -ricorda Genovese. Sono problematiche complesse che si sono sviluppate attorno alla vertenza dell’Ente Teatro di Messina e che impongono a tutte le parti in campo un’opportuna riflessione per meglio comprendere ed individuare la priorità delle azioni da porre in essere”.

Primo nodo da sciogliere, i contributi regionali. “Se malauguratamente come previsto dal Governo regionale si dovesse confermare l’entità dello stanziamento in poco più di 4 milioni di euro -chiede Genovese, che fine farebbe l’E.A.R. Teatro di Messina? E il Teatro Vittorio Emanuele diverrebbe un mero contenitore? Domande logiche in questo particolare momento. Mancano 20 giorni al 30 aprile. In queste settimane tutti insieme, dagli operatori culturali alle rappresentanze politiche, dai sindacati ai dipendenti del teatro, fino alle maestranze esterne, ai professori d’orchestra, agli artisti, ai componenti il Consiglio d’Amministrazione e, perché no?, anche ai cittadini, dobbiamo chiedere all’ARS il ripristino della misura dello stanziamento da parte della Regione.

Non si tratta soltanto di difendere il lavoro dei dipendenti dell’Ente, di quello delle maestranze stagionali o dei professori d’orchestra o degli artisti e operatori a vario titolo coinvolti nelle produzioni del teatro. Oggi è in ballo la vita e il futuro del Teatro a Messina. Per questo, la misura del contributo regionale risulta essenziale”.

Genovese ricorda come sin dalla riapertura nel 1985, il Vittorio Emanuele si sia distinto per qualità e quantità delle produzioni, a dispetto delle risorse finanziarie molto inferiori a quelle destinate ai teatri di Palermo e Catania.

“Il nostro teatro è riuscito anche nell’intento di formare un’orchestra e di far crescere professionalmente artisti e maestranze tecniche qualificate che, a vario titolo, hanno saputo cimentarsi con le loro capacità e scommettendo il proprio futuro sul teatro e adesso rappresentano un importante patrimonio da non disperdere -puntualizza ancora il segretario generale della Cisl di Messina. E’ stato creato un laboratorio scenotecnico e la sartoria teatrale, capaci di realizzazioni di scene e costumi di altissimo pregio, che adesso sono un fiore all’occhiello delle produzioni dell’Ente teatrale messinese.

Il delicato momento vissuto dall’Ente Teatro obbliga la classe politica a una maggior senso di responsabilità. L’Assemblea Regionale Siciliana deve riconoscere la diversità del caso Messina e per questo prevedere un diverso trattamento rispetto agli altri teatri dell’Isola.

Chi governa deve far chiaramente comprendere quale destino intende dare al teatro, deve far conoscere cosa vuole realizzare nei confronti dei professori d’orchestra, delle maestranze tecniche stagionali, degli stessi dipendenti dell’Ente. Tutto questo passa certamente dalla misura dello stanziamento che sarà determinato nel Bilancio 2013 della Regione”.

Sul banco degli imputati i deputati messinesi, che sulle vicende dell’Ente Teatro hanno sempre brillato per assenza e indifferenza. “La classe politica locale -accusa Genovese- da un anno ha saputo soltanto giocare sulle sorti del Vittorio Emanuele con beghe di basso profilo, per lo più a scopi elettorali, che vedono oggi sconfitta l’intera città. Chiediamo ai politici messinesi di fornire una prova d’orgoglio e pretendere l’adeguamento dello stanziamento nel bilancio regionale, evitando la chiusura del Teatro sotto il peso di tagli dei fondi economici e di costi di gestione eccessivi.

Anche il Comune di Messina deve prendere posizione in questa vicenda. Il momento di riflessione è utile per ricordare che lo stabile del Teatro Vittorio Emanuele è di proprietà comunale e che ancora a oggi, pur se diversi interventi di manutenzione straordinaria sono stati realizzati dall’Ente, la struttura risulta avere problemi di agibilità. Non possiamo paventare la chiusura del Teatro anche per queste ragioni. A meno che già ci sia qualcuno pronto a gestire la struttura. Ma come? E chi?”.

Genovese sottolinea infine che “a tutti i diversi protagonisti spetta il compito di elaborare un progetto unitario che faccia a Messina ritornare il teatro al centro della vita culturale cittadina, quale segno d’identità, di aggregazione sociale e di rinascita. Perché siamo convinti che sia necessario dare valore al teatro e alla cultura. Insieme si può”.