I sindacati confederali chiedono un incontro sulle partecipate

Lavoratori di MessinAmbiente

I misteri delle società partecipate del Comune di Messina. Pozzo senza fondo di debiti e trampolino di lancio per carriere rapidissime e non sempre meritate.

In questa lunga estate non troppo calda i sindacati confederali tornano all’attacco e chiedono all’amministrazione Accorinti quali siano le intenzioni dell’esecutivo rispetto al loro futuro e la convocazione immediata di un tavolo di discussione per aprire il confronto.

“Nei tre incontri a cui abbiamo preso parte -dichiarano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Messina Lillo Oceano, Tonino Genovese e Carmelo Catania- la posizione della Giunta di Palazzo Zanca è andata via via mutando, almeno nelle affermazioni, senza però mai rispondere a questo fondamentale quesito da cui dipendono, lo ricordiamo, i conti del Comune, l’erogazione dei servizi e, non ultimo, l’occupazione di oltre un migliaio di lavoratori”.

Passati i primi mesi dall’insediamento del sindaco Renato Accorinti e dei suoi assessori e il periodo degli annunci delle riforme, i sindacati si aspettavano atti concreti, che secondo loro sono invece rimasti sulla carta.

“Abbiamo pazientemente atteso che concludeste la fase conoscitiva tipica del dopo elezioni -ricordano. In seguito abbiamo perfino tollerato la valanga di annunci, sempre scoordinati, che puntualmente a ogni emergenza l’amministrazione si è preoccupata di sbandierare, adattandola a seconda delle esigenze. In ultimo abbiamo addirittura accettato di mantenere uno stretto riserbo circa l’ipotesi, sempre indefinita, di un processo di accorpamento delle società che doveva essere contenuto in una imminente delibera, finora mai esitata”.

Per Cgil, Cisl e Uil la gravissima situazione in cui versa la città che è stata ereditata dall’attuale amministrazione è stata determinata dalla politica dei continui rinvii adottata negli anni e dalla mancanza di un progetto organico che guardasse al futuro.

“Siamo convinti che una sana operazione di riassetto sia una impresa difficile che comporterà anche sacrifici e certo non si esaurirà in tempi stretti -puntualizzano Oceano, Genovese

e Catania- ma lo stato in cui versano le partecipate non consente ulteriori rinvii. L’assenza di almeno un’ ipotesi generale assume toni preoccupanti.

Si è continuato come fatto per anni passati a relegare i problemi nell’ambito di ogni singola azienda ben sapendo che nessuna di queste è in grado autonomamente di risolverli e adombrando un piano generale che nessuno però ancora conosce. Nello stesso tempo, invece, a parte il rinnovo di alcuni vertici unito a piccole operazioni di cosmesi, si è dato sfogo agli annunci delle più svariate mobilità che, se non ragionate, rischiano di mettere lavoratori contro altri lavoratori e soprattutto di vanificare qualsiasi serio progetto di risanamento”.

Tasto dolente di Messina, come sempre, le società partecipate del Comune con, presumibilmente, ATM e MessinAmbiente in testa, anche se nella lettera inviata ad Accorinti i sindacati restano vaghi, fanno allusioni ma non forniscono nomi né dati precisi.

“Tutte presentano problemi di bilancio e financo esiguità dei mezzi di produzione -spiegano i dirigenti sindacali- ma mentre alcune sono in liquidazione altre non lo sono. In alcuni casi il ridimensionamento dei servizi suggerisce un momentaneo e parziale esubero di personale, in altri viceversa i progressivi pensionamenti hanno confortato le esternalizzazioni, così come in alcune aziende i lavoratori percepiscono le retribuzioni mentre in altre no.

Anche le singole gestioni sono differenti, cosicché mentre in alcune aziende i diritti dei lavoratori sono regolati, in altre, e per gli stessi argomenti, si alimenta il contenzioso a danno delle già scarse risorse pubbliche, in dispregio degli obblighi contenuti nella legge finanziaria che imponeva all’amministrazione comunale l’emanazione di linee di indirizzo comuni a cui le partecipate avrebbero dovuto invece uniformarsi”.

Nella conclusione di questa lunga, lunga nota, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil chiedono ad Accorinti di riorganizzare il sistema dei servizi erogati dal Comune ai cittadini, puntualizzando che “non sarà certo un’ondata di licenziamenti a restituire operatività a quelle aziende e nemmeno un miracolistico accorpamento, soprattutto senza una accurata previsione delle sua sostenibilità economica e finanziaria”.

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