I sette peccati capitali, la superbia

superbiaQualche giorno fa, ero a cena con alcuni amici (o meglio, conoscenti) e rientrando a casa mi è capitato di riflettere sul rapporto che ognuno di noi ha con il denaro (acquisito di recente o no) e come si confronta con gli altri, soprattutto quando è convinto di essere al di sopra di tutto. La superbia è il primo dei sette peccati capitali ed è quello con il quale iniziamo questi appuntamenti settimanali.

Giovedì sera, jeans, camicetta, un paio di scarpe da ginnastica e via…sono pronta per la serata. Ad un tratto però mi accorgo che durante la cena  la conversazione sta prendendo una piega mortalmente noiosa per me e ipoteticamente interessante per Paolo Crepet (psichiatra sociale di fama nazionale), quando i miei commensali iniziano a fare sfoggio, in maniera del tutto immotivata, del loro “essere”.

Argomento di discussione le vacanze. Da un tema comune e senza pretese che permette scambi di idee, di esperienze e possibili consigli, si è arrivati, con il chiaro intento di volere stupire a tutti i costi (e qui non ci vuole Crepet per comprenderlo), a parlare di esperienze e avventure degne di Robinson Crusoe, tacciando di banalità tutto il resto. Un esempio? Quello che rappresenta la normalità, Isole Eolie per esempio, per le persone “comuni”.

Io li guardavo interdetta, mi sentivo in mezzo ai marziani e ascoltavo basita le parole di uno dei ragazzi con cui stavamo cenando. A quel punto non ho potuto fare a meno di dire che esperienze come quelle delle quali si stava discutendo (vacanze estreme all’estero) non sono per tutti, soprattutto per chi economicamente, sempre che sia in grado di farlo, deve pianificare le proprie ferie 6 mesi prima.

Fin qui la chiacchierata è stata abbastanza serena, ma alla risposta ”io sono abituato a fare sempre e soltanto questo genere di viaggi, tutto il resto è cosa ordinaria” ho preferito tacere ed evitare discussioni inutili. Sulla scia di queste affermazioni, anche gli altri commensali non hanno voluto essere da meno, millantando presunte superiorità intellettuali e sottolineando il loro non essere persone normali. Vista però la pochezza intellettuale, l’unico argomento che erano in grado di affrontare ha continuato ad essere quello delle vacanze. Benvenuti al Festival delle Frottole allora, perché a quel punto è iniziata una gara a chi le sparava più grosse.

Dalle vacanze in super-mega-giganteschi-spaziali yacht e simili, si è passati ai presunti rapporti con conoscenze socialmente influenti (la cosiddetta”gente che conta”), tutti ovviamente molto, molto amici. La mia mente era altrove… Ascoltando quei trentenni superficiali e viziati, cosa avrebbe pensato una persona concreta che come priorità ha una famiglia da mantenere, un conto in banca da gestire. Cosa avrebbe risposto a interrogativi amletici del tipo: “Non capisco chi rimane a casa o nella propria città anche in estate. Ma come faranno?”.

Come si sarebbe sentito e, soprattutto, come avrebbe reagito una persona della classe media (nessun classismo ovviamente, ma è bene ricordare che la maggior parte degli italiani deve fare continuamente attenzione per non rischiare di toccare la scopertura bancaria già a metà mese).

Ascoltavo le sciocchezze dette con tanta inconsapevole mediocrità davanti ad un piatto di buonissimi bucatini e non potevo non pensare ai personaggi di Ovidio e, ancora di più, a quelli delle favole di Fedro. Protagonisti delle loro storie erano personaggi contraddistinti da un determinato vizio, paragonabile ai peccati dei quali Dante parla nell’Inferno e nel Purgatorio. E visto che ogni racconto terminava con una morale non sempre comprensiva,  iniziai a chiedermi che fine avrebbero fatto i miei interlocutori se fossero finiti nelle mani di Ovidio o di Fedro.

I parvenu con cui cenavo volevano ad ogni costo essere ammirati e stimati. Reclamavano diritti, attenzione e parecchi meriti. Molto di più di quello che in realtà hanno nella loro vita. La loro formula per ottenere tutto questo è piuttosto semplice: avere uno straccio di laurea in facoltà come giurisprudenza (come se di avvocati e derivati ce ne fossero pochi), medicina (sperando che gli esami non siano superati per nepotismo), economia (la scelta di questa facoltà a Messina meriterebbe un articolo a sé) e qualche, e sottolineo qualche, soldo in banca.

E’ stata una lotta all’ultimo sangue. Anch’io ho gareggiato al Festival delle Frottole ma non ho vinto e alla fine, alzando bandiera bianca, ho detto con il più ipocrita dei miei sorrisi: “Ma dai, tu sì che hai un vissuto da raccontare”. Il protagonista della serata, incautamente soddisfatto della sua splendida performance, ha finalmente ottenuto la Coppa dei Deficienti ed io gliel’ho consegnata, orgogliosa di avere perso e consapevole di avere gareggiato con un massimo esponente del genere.

Gea Nuccio

Torna a Sicilians dopo una giustificata assenza di 5 anni. Anni che avrebbe fermamente voluto dedicare all'esclusiva cura delle sue passioni: nutrirsi di solo sushi e alette di pollo a giorni alterni, fontane di buon bianco ghiacciato, dormire fino a tardi, costruire un eliporto sul terrazzo di casa in cui fare atterrare Mr Grey per andare a sentire e vedere La Traviata senza fare la fila in autostrada. Purtroppo, nulla di tutto ciò si è realizzato e così eccola di nuovo con noi.

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