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I roghi di Caronia sono l’opera di un piromane: arrestato Giuseppe Pezzino

Giuseppe Pezzino

Né emissioni elettromagnetiche né eventi misteriosi. I roghi di Caronia, come hanno sempre sostenuto le persone di buonsenso, sono opera dell’uomo. Di uno in particolare: Giuseppe Pezzino, 26enne del posto, che stamane è stato arrestato.

Al padre del piromane, Antonino, 54 anni, è invece stato notificato un avviso di garanzia. Entrambi dovranno rispondere di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa e procurato allarme. Giuseppe Pezzino è stato posto agli arresti domiciliari in un’abitazione fuori dal Comune di Caronia.

I dettagli son stati illustrati stamane nel corso di una conferenza stampa convocata dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina.

I primi incendi misteriosi si sono verificati nel gennaio 2004. Visto che non si riusciva a comprenderne l’origine, è stato addirittura costituito un Gruppo interistituzionale di osservazione coordinato da Francesco Venerando Mantegna.

“L’ultimo rapporto redatto dal gruppo di esperti, risalente al 2008, formulava come ipotesi plausibile della causa degli incendi delle emissioni elettromagnetiche impulsive la cui origine poteva essere ipotizzata come situata in un punto imprecisato al largo del tratto di mare antistante -spiegano dal Comando Provinciale.

Il coordinatore del gruppo, però, ha precisato che l’attività di monitoraggio era stata intrapresa successivamente al verificarsi dei fenomeni e che durante la loro permanenza sui luoghi non se ne era verificato alcuno. Per i danni provocati dagli incendi, alcuni abitanti avevano chiesto e ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento”.

Gli incendi si interrompono nel 2008, ma a luglio dell’anno scorso riprendono. Si riavviano le indagini dei carabinieri, mentre si riaccende l’interesse mediatico per la vicenda. Si torna a parlare di misteriosi eventi, se ne occupano persino le televisioni nazionali, mentre chiunque fosse in possesso di un minimo di razionalità indicava chiaramente l’origine umana  degli eventi. Ovviamente inascoltato.

“Dopo aver analizzato i primi episodi caso per caso -spiegano dal Comando Provnciale- i militari dell’Arma hanno deciso di perimetrare l’area con una serie di telecamere nascoste in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni.

I servizi di osservazione, integrati da altre indagini tecniche e tradizionali, sono stati pianificati in modo da garantire l’osservazione sulle cinque abitazioni interessate dagli incendiari che dal 14 luglio del 2014 fino all’8 ottobre si sono  sviluppati in alcune case a schiera in via del Mare.

La privilegiata prospettiva ha permesso di cogliere piccoli e grandi incendi avvenuti ogni giorno, a tutte le ore, danneggiando beni di proprietà di alcune famiglie, piombate nella disperazione. In tutto sono una quarantina gli episodi censiti per i quali l’arrestato, da solo per alcuni, insieme al padre per altri, dovrà rispondere dei reati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in procurato allarme e concorso in tentata truffa aggravata”.

Fra i casi più eclatanti i militari ricordano uno del luglio 2014 “quando si registra un incendio aggravato alla mansarda dell’abitazione dei Pezzino, in cui Giuseppe Pezzino ha cagionato l’incendio appiccando il fuoco a cartoni, stracci e abbigliamento vario posti su due scrivanie in legno. Le fiamme si sono propagate all’autoclave, al serbatoio in pvc e alle travi in legno e l’incendio ha creato pericolo per la pubblica incolumità per la vicinanza della ferrovia e la presenza di altre abitazioni attigue. Nella circostanza i Carabinieri hanno verificant che pochi attimi prima del fatto il giovane era stata l’unica persona che si era affacciata dalla finestra, guardandosi intorno con fare sospetto.

Poi a settembre scorso, quando prese fuoco un ombrellone da spiaggia in un garage. Anche in questo caso pochi attimi prima del fatto il giovane era l’unica persona presente. Padre e figlio dovranno rispondere di danneggiamento seguito da incendio, avendo rovinato un pick-up dell’Unione dei Nebrodi. In questa vicenda emerge con chiarezza che il padre ha dichiarato di aver per primo constatato l’evento insieme al cognato, che invece non era presente. Quest’ultimo successivamente ha fornito dichiarazioni che verosimilmente depistarono le indagini.

Sempre a settembre si registra l’incendio ad alcuni vestiti accatastati nel sottoscala dell’abitazione dei Pezzino, del quale sarebbe autore solo il figlio. Poi seguono il primo degli incendi alla Fiat Bravo dello zio del 26enne (con un ulteriore episodio l’1 ottobre), quello di un sacco di plastica contenente abiti, posto sotto il capanno adiacente al gazebo di fronte all’abitazione della famiglia Pezzino, l’incendio dell’Alfa Romeo 147 dei cugini del giovane e infine il rogo nella cantina di famiglia, in un locale sotto il livello della strada, raggiungibile attraverso una piccola stradina”.

Tutti episodi che secondo gli inquirenti hanno avuto come solo obiettivo quello di aumentare “il livello d’attenzione mediatica e istituzionale sui fatti. Su ciò si è innestata, come è stato dimostrato dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, un’azione congiunta del padre e del figlio. Le azioni non erano fini a se stesse ma orientate a far credere che quelli fossero inspiegabili fenomeni di autocombustione, prospettando una ripresa degli anomali fenomeni incendiari e di presunto elettromagnetismo verificatisi nel 2004 nella frazione.

Tutto ciò indusse il sindaco di Caronia a emettere, a tutela della pubblica incolumità, delle ordinanze di sgombero di abitazioni e consentì di lamentare disagi derivanti dalla situazione, con vibranti manifestazioni di protesta per esercitare una forte pressione mediatica verso le autorità con lo scopo di far dichiarare lo stato di emergenza (ufficialmente chiesto dal primo cittadino il 20 luglio 2014) o comunque affinché si riconoscesse la necessità di fronteggiare la situazione con idonee misure finanziarie”.

Stando a quanto accertato dai carabinieri, l’obiettivo era “indurre in errore la Protezione Civile della Regione Sicilia per ottenere indennizzi, contributi di assistenza economica, risarcimento danni o addirittura nuove abitazioni a seguito della possibile delocalizzazione.

Dopo gli incendi del 20 luglio è stato attivato un dispositivo di vigilanza fissa H24 garantito dai volontari della Protezione Civile regionale, con funzione di prevenzione e soccorso. Appena revocato il presidio, il 15 settembre ripresero in via del Mare a ritmi incessanti gli episodi di appiccamento di fuochi, tutti con un fattore comune: pochi attimi prima del divampare delle fiamme nelle immagini registrate si vedeva il giovane fare la spola fra i luoghi e un gruppo di persone, che da lì a poco percepivano l’evento.

Il giovane, sfruttando la reciproca attenzione degli uni verso gli altri, si defilava dal gruppo, cominciando uno strano andirivieni dall’abitazione o dai luoghi dove, di lì a poco dopo sarebbe scoppiato un incendio o si sarebbe percepito del fumo. Compiuta la sua azione, si allontanava dai luoghi, prima che  si avvertisse il fumo o una sirena antincendio avvisasse i presenti all’evento.

Così, mimetizzato fra le vittime, Giuseppe Pezzino aveva una copertura agevolata agli occhi degli abitanti della frazione. Una mimetizzazione che solo con l’attenta attività intrapresa ha potuto smascherare un cliché che vedeva ogni persona nuova che entrava su quel proscenio accolta quasi sempre dall’altro indagato, Antonino Pezzino, poi invitata a fare un giro guidato dei luoghi interessati dagli episodi. Il tutto spesso mentre il figlio provocava altri incendi, che, agli occhi degli inconsapevoli visitatori apparivano come eventi di autocombustione.

Un caso sintomatico fra tanti è quello che è accaduto ad una giornalista televisiva che il 07.10.2014, attirata dal clamore mediatico, si recò sui luoghi venendo intrattenuta dal PEZZINO Antonino e da altri astanti, mentre PEZZINO Giuseppe scivolava indisturbato all’interno di una cantina; di là ne usciva poco dopo scavalcando una ringhiera, in modo da ricollocarsi nel campo visivo di tutti e dare la sensazione che non si fosse allontanato. Ciò serviva per far credere alla giornalista che l’evento incendiario, che da lì a poco sarebbe stata lei per prima a notare, era un fenomeno inspiegabile di autocombustione.

Molti poi erano pronti a riferire di fatti che poi, sentiti dagli inquirenti, non confermavano.

Spicca ancora l’episodio dell’incendio del pick-up dell’Unione dei Nebrodi avvenuto il 24.09.2014, in cui padre e figlio vengono immortalati, pochi attimi prima, mentre confabulano, si avvicinano al mezzo ed infine si allontanano attendendo che la loro azione produca gli effetti desiderati. In questo frangente in cui si ritengono inosservati, si affaccia sulla scena un’anziana parente, cacciata con un evidente gesto di stizza.

Sono del pari evidenti segni di inequivocabile colpa di PEZZINO Giuseppe nei due episodi incendiari della Fiat Bravo di un abitante del luogo – avvenuti nella frazione il 30 settembre e giorno 1 ottobre 2014 – che vengono immortalati e che evidenziano come il proprietario lasciava un finestrino leggermente abbassato che diventa lo spunto per l’azione incendiaria condotta dal PEZZINO Giuseppe, incurante della presenza a pochi metri di un presidio dei Vigili del Fuoco.

Oppure è parimenti esplicativo della capacità del giovane l’episodio del 30.09.2014, quando ad incendiarsi fu il sedile posteriore dell’Alfa Romeo 147 di un altro abitante del luogo. PEZZINO Giuseppe  accoglieva l’uomo dopo che questi aveva parcheggiato l’auto; ma il piromane aveva in serbo una sorpresa: sfruttando un attimo di distrazione del proprietario, faceva leva in modo da lasciare la portiera posteriore destra semiaperta, così guadagnandosi la facoltà di accedere al veicolo anche dopo che il compaesano attivava la chiusura centralizzata a distanza. Di lì a poco, infatti, tornava sul veicolo  sul quale, dopo la sua azione, si sprigionava del fumo.

Questi ed altri episodi sono stati accertati dai Carabinieri nei mesi di indagini ed hanno portato alla misura cautelare emessa dal GIP. Dott. Ugo Domenico Molina.

Alcuni parlavano di fenomeni di elettromagnetismo, altri riferivano di avvistamenti di UFO, altri ancora di armi segrete e di sottomarini, e infine si era ipotizzato di un insetto geneticamente modificato: oggi finalmente gli abitanti di Canneto trovano una risposta ai loro interrogativi.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.