“I ragazzi irresistibili” al Teatro Vittorio Emanuele, strepitosi Orsini e Branciaroli

Ragazzi irresistibili sicilians“Quando c’è talento non c’è vecchiaia”. In queste poche parole c’è tutta la filosofia de “I ragazzi irresistibili”, in scena al Teatro Vittorio Emanuele. Una macchina teatrale perfetta, scritta da Neil Simon nel 1972 e poi diventata un film di successo con Walter Matthau e George Burns.

Un’interpretazione strepitosa quella di Umberto Orsini (Al Lewis) e Franco Branciaroli (Willy Clark), che ha dato vita alla storia di due attori comici, le cui strade si sono divise dopo 43 anni di carriera in comune. Per 11 anni non si vedono e non si parlano poi, grazie a una serata con vecchie glorie del vaudeville organizzata dalla CBS e con la mediazione del nipote di Willy, ben interpretato da Flavio Francucci, si ritrovano. Provano, litigano, discutono fino allo sfinimento e alla fine, ironia della sorte, si ritroveranno entrambi in una casa di riposo per attori.

Se Umberto Orsini regala al pubblico un Al tenero, smemorato e delicato, deluso dalla trasformazione del mondo dello spettacolo, Franco Branciaroli dà vita al caustico e cinico Willy, che alla fine cederà al calore dell’amicizia.

Due giganti del teatro, Orsini e Branciaroli, che appena entrano in scena sembra che la riempiano con la sola presenza. Perfetta e accurata come è ormai raro vedere la regia di Massimo Popolizio, che li ha già diretti in un altro testo memorabile, “Pour un oui ou pour un non”. Nessuna inutile attualizzazione del testo, solo il rigore filologico e il rispetto per la drammaturgia originale. Buone anche le prove di Sara Zoia, Giorgio Sales ed Emanuela Saccardi. Si replica questa sera alle 21 e domani alle 17.30.

Note dolenti della serata, come sempre, cellulari che squillavano, minus habentes che rispondevano o che di tanto in tanto davano un’occhiata a whatsapp. Ciliegina sulla torta, un gruppo di maleducati ritardatari che invece di essere spedito in seconda galleria per l’intero primo atto come si usava una volta, è entrato a spettacolo già iniziato, infastidendo tutti coloro che hanno avuto la sfortuna di essere seduti vicino loro. In futuro, ci aspettiamo un maggior rigore con chi usa il cellulare in sala e chi entra in ritardo.

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Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.